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Sesso proibito: scatta l’allarme ragadi anali

La diffusione del sesso anale, soprattutto fra i giovani, è raddoppiata in pochi anni: le clamorose cifre sulla diffusione delle ragadi anali, l’altra faccia del piacere sessuale più trasgressivo.

Dati in Italia ce ne sono pochi per pregiudizio, vergogna, riservatezza, ma la diffusione del sesso proibito, soprattutto fra i giovani, potrebbe creare ben presto un allarme sanitario di dimensioni insospettate che riguarda le ragadi anali.

Di cosa parliamo? Di ragadi anali, quei taglietti nelle pareti dell’ano dolorosissimi ed invalidanti nelle relazioni sociali, personali, lavorativi; un problema che  silenziosamente ma inesorabilmente i medici proctologi riscontrano sempre più frequentemente sia tra uomini che tra donne, soprattutto giovani,  e che fino a poco tempo fa non pensavano di attribuire alla nuova moda del sesso anale, ma ora si.

 

 

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Cosa sono le ragadi anali

 

Le ragadi anali sono piccole ferite longitudinali o vere e proprie ulcere che si formano nel rivestimento cutaneo del canale anale.

Possono provocare prurito ed emorragia al momento della defecazione, ma il problema principale di chi ne soffre è il dolore, spesso molto forte e a volte quasi insopportabile: “Per intensità e regolarità di comparsa, il dolore provocato dalla ragade non ha eguali tra le patologie anali. I pazienti descrivono la sensazione provata come il passaggio di pezzi di vetro durante l’evacuazione”, spiega il professor Mario Pescatori, coordinatore della Unità di Colonproctologia della clinica “Ars Medica” di Roma.
In certi casi il problema diventa cronico, con conseguenze ancora più devastanti per l’equilibrio psicofisico di chi ne soffre.

 

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La diffusione del sesso anale

 

Non si tratta certamente di una novità in fatto di rapporti sessuali. Nella storia è stato sempre  fra gli atti sessuali più diffusi e condannati, sia dalla morale civile che religiosa, ma che nonostante tutto non  ha mai arretrato.

Condannato dalla Chiesa (la sodomia è biblicamente  fra i più abietti peccati  umani), perseguitata dai governi civili (nella Roma papalina comportava la condanna a morte per decapitazione dal boia del Papa, famoso con il nome di Mastro Titta), il sesso anale ha continuato nei secoli ad esercitare  il suo fascino da alcuni definito perverso da altri estatico, fino ai giorni nostri che lo hanno sdoganato con  la  accettazione dell’amore omosessuale, e con la diffusione  dei film porno.

Secondo una ricerca pubblicata da The Journal of Sexual Medicine nel 2010 in Usa il 40% delle ragazze tra i 20 e i 24 anni l’ha sperimentato (nel 1992 era solo il 16%), così come è raddoppiata la percentuale di donne tra i 20 e i 39 anni che l’ha provato nell’ultimo anno.

Di più: il 20% delle donne che hanno una relazione stabile, sostiene di averlo sperimentato almeno una volta negli ultimi tre mesi.

 

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Secondo Emmanuele A. Jannini, docente di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’università Tor Vergata di Roma «in realtà dall’esperienza emerge che questo tipo di rapporto è sempre stato molto praticato nelle coppie. Anzi probabilmente è più diffuso tra gli eterosessuali che tra gli omosessuali. Forse oggi, rispetto a vent’anni fa, abbiamo meno vergogna ad ammettere “certe cose”. Comunque è innegabile che il sesso anale oggi sia sdoganato, normalizzato. E il fatto che sia più rappresentato nei media e nel porno può spingere le persone che avevano dubbi a provarlo, a sperimentare nuovi aspetti della propria sessualità».

 

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I pericoli per la salute

Ma c’è un risvolto al piacere che è tutt’altro che piacevole. Infatti, la penetrazione anale si scontra con il fatto che  il tessuto del retto è più sottile, soprattutto in confronto al tessuto vaginale, e se non si fa attenzione o non si usa un lubrificante, potrebbe verificarsi un trauma locale.

Uno studio condotto  nelle Università americane, citato dalla femminista Naomi Wolf riferisce che le ragadi sono il problema di salute più diffuso tra le ragazze dei campus. Il problema è che questi taglietti aprono anche la strada a molte malattie sessualmente trasmissibili, come l’infezione da Hpv (che è connesso a forme tumorali dell’ano), l’Hiv, la gonorrea, l’herpes e l’epatite.

Certo, l’uso di pomate e lubrificanti può attenuare le conseguenze più spiacevoli e prevenire le lesioni ed il profilattico rimane comunque indispensabile. Ma il rischio  si manifesta soprattutto quando nel rapporto sessuale si passa da dietro a davanti; in questi casi, il profilattico va assolutamente cambiato  per evitare che i batteri presenti nell’ano penetrino all’interno della vagina.

Ma ve l’immaginate un rapporto sessuale nel quale il pathos e l’eccitazione debbono continuamente fare i conti con le attenzioni sanitarie pur importantissime? Ed infatti, pochi fanno attenzione e le ragadi anali si diffondono a macchia d’olio soprattutto tra i giovani e parallelamente alle malattie sessualmente trasmissibili.

Insomma, il sesso anale andrà pure di moda, potrà anche dare piacere a qualcuno, ma che ansia; e, soprattutto, che dolore.

 

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Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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