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Otto regole per educare i figli

Fare leva su attitudini e inclinazioni che nel bimbo sono naturali

Otto regole per educare i figli

I genitori hanno, tra gli altri, il compito di incoraggiare l’immaginazione, di instillare un senso elementare di disciplina, di insegnare la solidarietà. Per conseguire queste ed altre mete, essi faranno leva su attitudini e inclinazioni che nel bimbo sono naturali, ma è altrettanto importante che conoscano le tecniche e le metodologie che facilitano il percorso dell’apprendimento, intervenendo nel modo migliore.

1. Quando il genitore deve dire "no"

Anche se è preferibile spiegare con l’esempio, presentando la norma in chiave positiva, verrà un momento in cui sarà necessario dire “no”: il bambino dovrà capire che quando dite “no” ciò che egli fa è vietato. Ci sono solo tre casi in cui è assolutamente necessario dire no ad un bambino:

  • quando un bambino fa qualcosa di pericoloso per se stesso;
  • quando le azioni di un bambino possono essere di disturbo per gli altri o addirittura pericolose per esse;
  • quando l’azione di un bambino può causare un vero e proprio danno.

Anche quando dite “no” non dovete farlo creando un confronto diretto e un contrasto di volonta: il modo migliore è distrarre il bambino con qualcos’altro che sapete lo interessa. Ad esempio se deve indossare un golf, il cappotto o il berretto, limitatevi ad andarlo a prendere e a metterglielo, cosi che capisca che l’unica alternativa è di non uscire a giocare. Riflettete sempre prima di dire no, per essere sicuri di sapere esattamente quali sono le intenzioni del bambino e che la proibizione è necessaria. E’ importante che la disciplina sia comprensibile e coerente: il bambino deve capire che parlate sul serio e che la vostra parola è seguita immediatamente da un’azione prevedibile. A questo proposito, ricordate che non si può pretendere che un bambino faccia da se la cosa giusta perché non ha la capacità intellettuale di distinguere fra giusto e sbagliato e, per di più, possiede una volontà molto forte. Dovete rendervi conto che il piccolo non fa le cose in relazione a voi e non può cambiare il suo comportamento soltanto perché voi lo volete. Sino all’età di tre anni la volontà del bambino si evolve gradualmente da istinto a bisogno e successivamente da desiderio a ragionata motivazione. Attorno ai due anni e mezzo, entra in gioco un elemento emozionale: a questa età è inutile che spieghiate al bimbo perché volete che faccia una determinata cosa, perché in lui non si è ancora svegliata l’idea che esiste una ragione per fare le cose. Un bambino di tre anni è incapace di agire con riflessione e, se gli chiedete di capire o di spiegare le sue ragioni, non vi riuscirà affatto; il ragionamento arriva in seguito, in alcuni bambini non prima della pubertà e addirittura dell’adolescenza.

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2. Aiutare il bambino a concentrarsi

Per un bimbo di età tenerissima, la richiesta di attenzione che egli rivolge ai genitori è qualcosa di naturale e allo stesso tempo fortemente significativo e pregno di istanze emotive: egli non mancherà di accorgersi se da parte vostra vi è o non vi è questa disponibilità; talvolta ne farà esplicita richiesta prendendovi la mano o tirandovi per una manica. Il bimbo avverte infallibilmente se lo state davvero ascoltando: rendeteglielo evidente fermandovi e guardandolo, prestandogli tutta la vostra attenzione. In tal modo, sebbene piccolissimo, apprenderà di avere una voce e saprà che lo rispettate in quanto individuo.

3. Dare al bambino un’attenzione vera

Per un bimbo di età tenerissima, la richiesta di attenzione che egli rivolge ai genitori è qualcosa di naturale e allo stesso tempo fortemente significativo e pregno di istanze emotive: egli non mancherà di accorgersi se da parte vostra vi è o non vi è questa disponibilità; talvolta ne farà esplicita richiesta prendendovi la mano o tirandovi per una manica. Il bimbo avverte infallibilmente se lo state davvero ascoltando: rendeteglielo evidente fermandovi e guardandolo, prestandogli tutta la vostra attenzione. In tal modo, sebbene piccolissimo, apprenderà di avere una voce e saprà che lo rispettate in quanto individuo.

4. La memoria si educa poco alla volta

Non aspettatevi che il bambino ricordi una norma di comportamento, sebbene ripetuta e dimostrata all’infinito, se la sua memoria non è matura. L’apprendimento si acquisisce attraverso una graduale maturazione e la ripetizione delle azioni, che rende possibile la formazione di comportamenti abituali. Sino ai cinque anni, però, il bambino non ha capacità mnemoniche: solo dopo sarà in grado di ricordare l’azione richiesta in base ad un messaggio di poche parole.

5. L’esempio del genitore è più importante di qualsiasi discorso

Ricordate quanto più vi sarà possibile di affermare norme e criteri di comportamento in chiave positiva e affettuosa, facendo in modo che il messaggio venga assimilato pienamente. Dite ad esempio:” Che bel cagnolino; accarezziamo questo bel cagnolino” e mostrate al bimbo come fare. Prendete poi la sua mano e accompagnatene i movimenti sul dorso dell’animale. Non gridate: “Non fare del male al cane!”; le frasi che cominciano con proibizioni e divieti comunicano un immediato senso di disagio e spiacevolezza che ne rende più improbabile l’attuazione; la mente del bambino, inoltre, non afferra che poche parole chiave e dunque il significato stesso potrebbe non essere sempre decodificato. Sino all’età scolare, il bimbo non è in grado di eseguire istruzioni esclusivamente impartite per via orale: dovrete pertanto accompagnare sempre le parole con i gesti di un’azione concreta. Invece di gridare:”Non sbattere la porta!”, appena sentite arrivare il vostro bimbo accostatevi al vano, dategli il benvenuto e accompagnando con la mano il suo gesto di chiudere la porta, ripetete:”Chiudiamo la porta piano piano”.

6. Ripetere, ripetere, ripetere

Un esercizio faticoso e certo anche un po’ frustrante ma tuttavia necessario che i genitori devono fare con tutti i bambini, specialmente quelli più piccoli, consiste nel ripetere la medesima cosa innumerevoli, infinite volte. A un bimbo in attesa della merenda o del pranzo, che abitualmente non stia seduto tranquillo e quieto al suo posto, il padre e la madre dovranno ripetere per mesi la frase:”Quando si mangia, non si tirano calci alle sedie”, prima che la mente e le gambe del piccolo imparino a coordinarsi e mettere in pratica il messaggio.

7. Dare sempre un esempio concreto

Uno dei compiti che i genitori devono costantemente prefiggersi nel loro compito di insegnanti e maestri di vita consiste nel dare sempre l’esempio concreto: sino agli otto anni, infatti, il bambino apprende e essenzialmente attraverso l’imitazione dei comportamenti degli adulti, cioè tramite la proposizione di modelli da praticare nell’esperienza diretta. Non ha alcun senso, dunque, limitarsi ad impartire norme e regole cui attenersi. Invece di correggere vostro figlio, ordinandogli: “Non mangiare con le dita”, prenderete invece in mano un cucchiaio e portandovi il cibo alla bocca direte:”Mangiamo con il cucchiaio”; invece di ordinare: “Va a riporre i tuoi giocattoli”, prenderete il bambino per mano, vi metterete in ginocchio e, come iniziando un nuovo gioco, proporrete: “ E’ ora di metter via i giocattoli”. L’azione concreta, accompagnata da un pizzico di fantasia, una frase scherzosa, la proposta di un gioco, vi faranno ottenere da vostro figlio quel che avrete in mente. Piuttosto che interrompere i giochi del bimbo, ad esempio, vi inserirete in essi: per convincerlo a sospendere di far andare il trenino elettrico, per esempio, suggerirete di portare il veicolo alla stazione; per convincerlo di smettere di fare il cow boy, osserverete che il cavallo è stanco e che forse è giungo il momento di condurlo nella stalla, e parteciperete voi stessi al gioco.

8. Scegliere obiettivi stimolanti ma raggiungibili

Il criterio-base cui affidarsi è di evitare obiettivi poco o mal definiti o che siano superiori alle effettive capacità del bambino: la perfezione non è una meta reale, e non la si deve vagheggiare pena la frustrazione, che coglierà tanto il bimbo che i genitori. L’unico risultato tangibile sarà in quel caso un bambino infelice e demoralizzato che non riuscirò a crescere e a svilupparsi soddisfacentemente. Non cadete nella trappola di investire vostro figlio di attese spropositate, ma invece siate costantemente pronti a cogliere i piccoli progressi che lui compie giorno per giorno. Non concentratevi mai sulle eventuali carenze, date invece risalto ad ogni singolo passo in avanti per piccolo che sia, e di questo lodate il bambino. Certo, un atteggiamento di eccessiva indulgenza è altrettanto pericoloso: i genitori saranno senz’altro mossi solo da buone intenzioni, ma viziare, coccolare, e iperproteggere il bambino lo renderà dipendente, insicuro incline al vittimismo causandogli probabilmente molti problemi di inserimento nella vita futura.

Redazione Staibene
  • Parolacce e bambini: che fare? - Staibene.it Rispondi
    1 anno fa

    […] Leggi anche: 8 regole per educare i figli […]

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