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Come saltare le vacanze estive tradizionali e vivere felici

Restare in città non dev’essere motivo di vergogna. C’è la crisi…

Un tempo, restare in città, saltare le vacanze estive – al mare, in montagna o magari all´estero – rappresentava un motivo di imbarazzo. C´era perfino chi preferiva rinchiudersi in casa, fingendo di essere partito (lo scorso anno pare che il 10% degli italiani scelse questa strategia).

Ora, con la crisi economica che è diventata una realtà conclamata, questa sensazione di vergogna nei confronti di parenti, amici e conoscenti, non ha più ragione di esistere. E così, quelli di noi che hanno ridotto al lumicino le vacanze estive o magari non le fanno per niente, hanno completamente mutato atteggiamento.

 

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Responsabilità e senso pratico
La situazione economica generale ha infatti cambiato radicalmente e rapidamente l´atteggiamento sociale nel nostro Paese: responsabilità e senso pratico tendono a soppiantare sempre di più il bisogno di apparire e l´ostentazione del lusso. E´ l´analisi di Antonio Lo Iacono, presidente della Società italiana di psicologia: “Ancora lo scorso anno si registrava un aumento, soprattutto in provincia, delle persone che restavano barricate in casa per non confessare la rinuncia alle ferie per mancanza di risorse”.

Questi mesi, però, hanno rivoluzionato anche le convinzioni degli italiani: “Molti elementi hanno contribuito a questa svolta psico-sociale: il governo concentrato sui risparmi in tutti campi, i mass media che tengono alta la tensione anche sulle difficoltà di singoli, la smitizzazione del lusso nel mirino dei tagli e, infine, la generalizzazione del problema che riduce il senso di frustrazione : mal comune, mezzo gaudio, insomma”.

 

Leggi anche: Perchè la crisi economica deprime anche i giovani

 

(segue)…

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Redazione Staibene

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