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La musica fa bene all’udito. Ma non di tutti…

Gli effetti benefici delle sette note sono più evidenti nelle persone che suonano da molto tempo o che sono musicisti professionisti

Elisir di benessere, garanzia di relax e allegria, energia e romanticismo… Oltre ai già noti effetti positivi per la mente, la musica assicura benefici anche all’udito. Con un distinguo, però: non a quello di chiunque, ma solo di coloro che delle sette note hanno fatto una professione.

Vent’anni di meno
La novità arriva da uno studio realizzato in Canada dal Baycrest´s Torman Research Institute di Toronto, pubblicato sulla rivista “Psychology and Aging”. I suoi risultati parlano chiaro: i musicisti, o comunque coloro che hanno a che fare con la musica per lavoro e da tanti anni, sono in grado di comprendere meglio un discorso in un ambiente rumoroso rispetto a chi non hai mai suonato nessun strumento nella vita e ha vent´anni di meno. Secondo la ricerca, aver passato gran parte della propria esistenza tra concerti e sale prove può ritardare il declino dell´udito di 20 anni.
Insomma: per la prima volta viene dimostrato che i musicisti con una lunga esperienza (il campione degli individui presi in esame dallo studio era fatto di musicisti professionisti con età media di 70 anni) hanno meno problemi di udito legati all´età, rispetto ai non addetti ai lavori cinquantenni.

Se tutt’intorno c’è rumore
“Passare una vita a suonare”, si legge nelle considerazioni finali dello studio, “protegge contro il processo di diminuzione dell´udito che avviene con l´invecchiamento, in particolare nella comprensione del parlato. Una difficoltà nota come la ‘sindrome del cocktail party’, vale a dire la riduzione della capacità di individuare e distinguere le informazioni acustiche in uno spazio molto rumoroso”.
I vantaggi riguardano “soprattutto l’elaborazione dell’udito centrale”, spiegano gli autori della ricerca, “in particolare nei musicisti più anziani”. Ma i benefici si fermano qui, perché lo studio ha stabilito anche che i musicisti professionisti non godono di alcun vantaggio, rispetto ai profani delle sette note, per quanto riguarda la capacità di percepire i toni “puri”, cioè al di fuori di un contesto rumoroso.

Più resistenza al decadimento fisico

"Le nostre conclusioni ci suggeriscono”, spiegano i ricercatori, “che un rapporto lungo e intenso con la musica mitiga i cambiamenti legati all´età nel cervello dei musicisti. In altre parole l´udito si adatta all´universo dei suoni sviluppando una maggiore resistenza al decadimento fisico, rispetto a chi ha avuto pochi o sporadici contatti con la musica".

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Redazione Staibene

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