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Quanta marmellata puoi mangiare a dieta

La marmellata se naturale e senza zuccheri aggiunti può essere mangiata anche a dieta: ecco in quali quantità e le differenze tra marmellata e confettura.

La marmellata?
La consumiamo forse tutti i giorni, non manca mai in nessuna casa, ma a differenza da quanto si potrebbe credere  è una invenzione antica ma non millenaria. E comunque fin da quando fu inventata è portatrice di benessere ricostituente e salutare.

Perchè si chiama marmellata?

Le sue origini sono incerte: la più accreditata ne attribuisce l’invenzione ai cuochi fiorentini migrati alla corte di Francia dove Maria de’ Medici, divenuta sposa del Re Enrico IV, divenne regina dei francesi.

Poichè una gravidanza particolarmente difficile  l’aveva resa debole ed indisposta, la Regina aveva bisogno di un sicuro ricostituente e fu allora che, secondo la ricostruzione a metà fra storia e leggenda, i cuochi fiorentini prepararono una gelatina di frutta cotta, particolarmente corroborante, che rimise rapidamente in sesto la Regina. Fu così che la gelatina di frutta cotta, preparata " pour Marie malade" divenne subito marmellata iniziando un suo trionfale percorso di successo.

Le differenze tra marmellata e confettura

La marmellata può essere molto dolce o asprigna, con i pezzi di frutta o più gelatinosa,

Fino al 1982 per i prodotti venduti non c’era alcun obbligo di differenziare marmellate o confetture. Poi da quel’anno una direttiva comunitaria a tutela dei consumatori ha imposto una classificazione più rigorosa basata sulla quantità minime e sulle qualità essenziali di frutta che dev’essere presente nel barattolo.

La direttiva europea è stata recepita da una legge italiana ed ora è obbligatoria insieme all’esposizione dell’etichetta per l’indicazione degli ingredienti.

MARMELLATA:  può essere chiamata marmellata solo il prodotto preparato con gli agrumi in quantità minima del 20%. Ciò significa che  se il prodotto non è composto  almeno per  un quinto da arance, limoni, mandarini, pompelmi… non può essere venduta come marmellata.

CONFETTURA: può essere chiamata confettura solo il prodotto preparato con frutti diversi dagli agrumi e in quantità minima  del 35%. Ciò significa che se il prodotto non è composto da almeno un terzo da frutta diversa dagli agrumi (albicocche, pesche, fragole, ciliegie, frutti di bosco… )non può essere venduta come confettura.

CONFETTURA EXTRA:  Poi c’è la confettura super ed è tale solo quando gli ingredienti sono solo prodotti a base di frutta, in quantità minima del 45%. Il chè significa che se la frutta presente nel prodotto venduto  è inferiore a poco meno della metà del totale degli ingredienti, non può essere definita extra.

Pregi e difetti di marmellate e confetture

I nutrizionisti sono d’accordo: che si tratti di marmellata o confettura, è comunque ideale a colazione, come spuntino a metà mattina o per la merenda del pomeriggio. Due cucchiaini spalmati sul pane o su due fette biscottate assicurano il giusto apporto energetico.  Leggi anche: Le 10 regole della colazione perfetta

Chi è in sovrappeso dovrebbe scegliere prodotti con poco zucchero o senza zucchero aggiunto. Ma soprattutto Chi ha problemi di allergie o intolleranze alimentari, oltre a tenere d’occhio gli ingredienti, dovrebbe tenere particolarmente d’occhio l’eventuale presenza di conservanti.

La qualità si vede dall’etichetta

Certe volte sull’etichetta di marmellate e confetture ci si imbatte in indicazioni poco chiare. Un esempio? Frutta utilizzata 45 g per 100 g di prodotto; zuccheri 63 g. Per un totale di 108 g.

Com’è possibile? In effetti gli zuccheri totali si riferiscono anche a quelli presenti naturalmente nella frutta, non solo allo zucchero comune aggiunto, che è meno di 63 g (in genere intorno ai 50 g). Ecco quindi che alla fine i conti tornano.

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Redazione Staibene

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