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Finite le ferie, cominciano gli psicofarmaci

Boom di ricorso ai medicinali per fronteggiare ansia, depressione, insonnia e irritabilità

Dalle ferie estive si dovrebbe tornare ricaricati, rilassati, pronti ad affrontare con nuove energie la ripresa delle attività lavorative. E invece vale esattamente il contrario: la stragrande maggioranza dei nostri connazionali si ripresenta ai nastri di partenza della nuova stagione più stanca, ansiosa, distratta e irritabile di prima. La conseguenza? Mette mano ai medicinali. In particolare a quelli più delicati e per certi versi pericolosi, se non giustificati da una legittima valutazione medica: gli psicofarmaci.

Il ritorno dalle ferie, infatti, per oltre il 20% dei connazionali significa mancanza di sonno, irritabilità, ansia, depressione. E uno su 10 ricorre all´aiuto dei medicinali, soprattutto ansiolitici, seguiti da prodotti contro l´insonnia e antidepressivi.

 

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La gestione del quotidiano
“Mai come quest´anno il fenomeno è marcato, a causa della crisi e della difficile condizione del mondo del lavoro”, afferma Claudio Mencacci, psichiatra e direttore di Neuroscienze dell´ospedale Fatebenefratelli di Milano. “In questo periodo dell´anno”, spiega il dottor Mencacci, “aumentano notevolmente le richieste di consulto nei nostri studi, quindi anche le prescrizioni di psicofarmaci”.

I primi giorni dopo le vacanze, precisa l´esperto, “per un consistente numero di persone si registrano disturbi del sonno e, soprattutto, una irritabilità elevata e la difficoltà a riprendere la gestione del quotidiano”.

 

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Colpa della crisi economica
Per quanto riguarda i farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, la stima è di una crescita di circa il 10% delle prescrizioni. “Un aumento sicuramente maggiore rispetto agli anni precedenti. La crisi ha fatto esplodere l´inquietudine e il senso di incertezza. La situazione economica amplifica le paure di perdere i punti fermi. La preoccupazione, infatti, non è più quella di riprendere il filo del lavoro lasciato, di smaltire l´arretrato, ma di non trovare il proprio posto”, conclude Mencacci.

 

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Redazione Staibene

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