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Come riempire ed abbellire il “lato B”: tutti i rischi del “lipofilling”

Lipofilling è la parola importata dall’America che promette di riempire, rassodare ed arrotondare i glutei, ovvero il “lato B” delle donne, con un intervento di chirurgia estetica che però spesso nasconde una cosa: il rischio di morire.

La morte improvvisa e repentina della trentanovenne Teresa Avallone, una bella donna che voleva essere ancora più bella, modellandochirurgicamente i glutei, ha riacceso i fari dell’attenzione sui rischi della chirurgia estetica, in particolare di alcune tecniche importate dall’estero con eccessiva facilità.

Il caso della trentanovenne di Desio, operata presso il San Raffaele di Milano da un chirurgo estetico definito molto serio, Maurizio Cananzi, dovrà ancora essere chiarito nella sua dinamica e soprattutto nelle cause che determineranno così anche le responsabilità. Il decesso, per la verità, è avvenuto appena fatta l’anestesia e dunque ancora prima di effettuare l’intervento chirurgico di lipofillinmg. Ma tanto basta per scoprire che quel tipo di intervento figura tra i più rischiosi e con il più elevato tasso di rischio di mortalità, al punto che – dice Roy De Vita, Primario chirurgo estetico all’Ifo di Roma – le maggiori società scientifiche americane hanno di recente lanciato un allarme urgente sulla tecnica.

 

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Cos’è il lipofilling

Il Lipofilling è una proceduta chirurgica di rimodellamento del volto e del corpo, che ha l’obiettivo di aumentare il volume delle zone del corpo svuotate o poco sporgenti, generalmente il sedere, alcune zone del viso. Lo praticano generalmente donne con il cosiddetto “sedere piatto” o “sedere calante” le quali ambiscono invece a curve più morbide, tondeggianti, alla”brasiliana” ( ecco perché la tecnica è chiamata anche Brasilian butt lift), che rendono superfluo ricorrere alle varie tecniche di abbigliamento o uso di collant cosiddetti ”push up”, che cioè tirano su il sedere.

Per raggiungere questo obiettivo il chirurgo aspira una quantità di grasso da una zone del corpo cosiddetta donatrice, generalmente dall’addome o dal ginocchio, e trapianta la stessa quantità di grasso in una zona svuotata, riempiendola.
La tecnica, poco diffusa in Italia dove si preferisce l’uso delle protesi, è stata ideata dal fisico americano Sidney Coleman nel 1997 e prevede che i grasso una volta prelevato dalla zona donatrice venga centrifugato per purificarlo dei fluidi in eccesso, per poi essere re iniettato. Ma iniettato dove ? Ed iniettato come? E’ qui che nascono i rischi.

 

 

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I rischi di un intervento fatto male

De Vita mette in guardia dai ……

(segue)……

 

 

 

Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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