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Adolescenza, perchè un ragazzo arriva ad uccidere perfino i genitori

Adolescenza, perchè un ragazzo può ammazzare i genitori? Tra tabù, religione, famiglia e videogiochi lo psichiatra Vittorino Andreoli spiega cosa sta succedendo.

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Adolescenza, perchè un ragazzo può arrivare al punto di uccidere i genitori senza battere ciglio  e superando ogni remora, limite, freno fisico e morale?

L’ennesimo drammatico caso di giovani ragazzi, adolescenti che uccidono i genitori crudelmente per futili motivi, rilanciano il dilemma sul rapporto tra i giovani e la morte, la violenza, l’efferatezza, il venir meno del rispetto, dei tabù e dei freni inibitori che per secoli hanno frenato gli impulsi irresponsabili e creato ciò che chiamiamo civiltà.

Il caso che rilancia il dibattito è l’assassinio che Riccardo Vincelli, figlio sedicenne di Ferrara ha commesso a colpi d’ascia uccidendo Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, rispettivamente padre e madre, con la complicità e l’aiuto di un amico, perchè lo rimproveravano sugli scarsi risultati scolastici.

 

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Cosa c’è dietro il terribile gesto

 

La persona più qualificata per spiegare casi del genere, cosa accade nel cervello di un adolescente di così irreparabile da rendere banale procurare un male così grande, come la morte dei genitori, per una ragione così futile, come un rimprovero sul profitto scolastico, è Vittorino Andreoli, Psichiatra , membro della New York Academy e esperto in casi del genere per aver collaborato con i giudici che processarono Pietro Maso, il giovane che uccise i genitori nel 2001 per questioni di eredità.

 

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Il ruolo dei vidoegiochi

 

Andreoli ha lavorato molto sul fenomeno dei videogiochi dove – dice – spesso la missione è quella di uccidere quanti più esseri fantastici, oppure sagome umane, con un semplice clic. Il meccanismo – sostiene – mette in atto un comportamento compulsivo che accelera la ripetitività del gesto e lo banalizza. Ciò ha l’effetto di attenuare la linea di confine tra realtà virtuale, quella dei videogiochi, e quella reale, della vita vera, banalizzando il concetto di morte, rendendolo fruibile on demand, togliendogli quell’aura di dolore, di dramma, di colpa che la civiltà ha per secoli insegnato all’uomo, inculcandogli valori come il rispetto per la persona umana, per la vita. Valore di rispetto che la religione ha inquadrato in un concetto di sacralità (“la vita è sacra perchè la dà Dio e non l’uomo”).

 

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Perchè uccidere con leggerezza i genitori

 

Andreoli ricorda quanto sostenne Freud, secondo cui almeno una volta nella vita ognuno di noi ha pensato di uccidere qualcuno. E se non l’abbiamo fatto è perchè la società ha creato quell’insieme di freni inibitori, di tabù, il timore della legge e della punizione che hanno bloccato i comportamenti violenti e primitivi, scatenando verso chi li commetteva, la sanzione sociale e la criminalizazione.

Oggi, secondo Andreoli, la società sta andando verso un modello fatto di pulsioni, priva di tabù, in cui la famiglia viene vissuta come luogo in cui sono assenti i freni inibitori.

Anche perchè – aggiunge – la famiglia come la scuola non suggerisce più un modello di autorità, di educazione, di coesione. E anche in casa, il senso della morte è scaduto, banalizzato, come se fosse una semplice malattia. Un’equivalenza – condanna Andreoli – del tutto diseducativa”.

La famiglia è ancora oggi un luogo in cui vengono impartiti i divieti senza però insegnare come affrontarli. I genitori proibiscono e basta, magari per paura, per iper-protezione. E così – conclude Andreoli – un adolescente si trova a dover superare gli ostacoli da solo”.

Ed il fatto che assassinii del genere accadano più al Nord che al Sud dimostra la tesi, perchè al Sud la famiglia ha una maggiore tenuta du autorità che non al Nord.”

 

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direzione staibene.it

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