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Aborto “facile”, il record in 3 regioni

Tutto quello che c’è da sapere sull’aborto chirurgico, sulla pillola abortiva e sui pro e i contro di ognuno dei due metodi di interruzione della gravidanza.

Aborto "facile", il record in 3 regioni

Silenziosamente ma senza dubbio la pillola abortiva rende piede in Italia come metodo meno invasivo di interruzione della gravidanza.

Secondo i dati forniti dalla Nordic Pharma, l’azienda produttrice, la pillola, entrata in vigore legalmente in Italia nel 2010, nei primi due anni è stata acquistata da 10 mila persone, con un aumento  dei consumi del 30% tra il primo ed il secondo anno.

Il dato singolare è la distribuzione geografica degli acquisti e dunque degli “aborti facili”.

Il 50% (4.848) del totale delle confezioni vendute sono state distribuite in tre Regioni: Piemonte (2.322), Puglia (1.486), Toscana (1.040) .Oltre a Piemonte, Puglia e Toscana, nella classifica delle regioni da cui sono partiti più ordini seguono Liguria (890) e Lazio (847).

«Si tratta di una crescita evidente e probabilmente il trend non si invertirà – osserva il primario di Ostetricia e Ginecologia del San Paolo di Savona Salvatore Garzarelli – perché è un metodo meno invasivo e più sicuro». La polemica, però, è ancora rovente intorno al suo utilizzo che, secondo alcuni, “banalizzerebbe” un intervento come l’aborto.

«Io faccio il medico, non il moralista – dice Garzarelli – e allora bisogna osservare i dati e si vede che gli aborti non sono andati aumentando, ma anzi da quando esiste la legge 194 sono diminuiti e soprattutto sono diminuiti gli aborti clandestini che sono pericolosissimi per la salute della donna. Purtroppo, però, specie in alcune comunità straniere, l’aborto clandestino continua a essere praticato e si tratta di una piaga da sradicare. La pillola noi la somministriamo solo quando viene richiesta dalla paziente e solo se le condizioni di salute lo permettono, non si parli di “aborto facilitato” perché non è così, ci sono dei protocolli molto rigidi per l’utilizzo e può essere fatto solo in ambito ospedaliero. Certo è che la somministrazione di un farmaco è cosa ben diversa da un intervento chirurgico ».

 

La pillola abortiva funziona così

La pillola abortiva è un farmaco che  può essere somministrato solo dopo che il ginecologo  non obiettore sull´aborto ha verificato che la gravidanza sia tra la sesta e la nona settimana, parametri approvati nel giugno 2007 dall´Emea.

“Alla paziente – dicono i medici abortisti – vengono date una o tre compresse di mifepristone (il vero nome della Ru486). Il farmaco agisce sul progesterone, un ormone che favorisce e assicura il mantenimento della gravidanza per le sue diverse azioni sulle strutture uterine, bloccandone l´azione”.

Generalmente dopo la prima somministrazione l´azione della Ru486 necessita di essere completata. Due giorni dopo- proseguono i medici abortisti-viene assunta dalla paziente un´altra compressa a base di prostaglandina (il misoprostolo per bocca o il gemeprost per via vaginale), che induce l´espulsione del materiale abortivo.

In pratica questa sostanza provoca le contrazioni uterine e favorisce l´eliminazione della mucosa e dell´embrione, in genere entro mezza giornata.

Dopo circa 10 giorni la donna torna in ospedale per un´ecografia di controllo. “Raramente, dall´1 al 5 per cento dei casi – concludono i medici abortisti- è necessario un intervento chirurgico per completare l´aborto o per ridurre il sanguinamento eccessivo.

Gli unici effetti indesiderati potrebbero riguardare il dolore, che richiede in un terzo dei casi l´assunzione di antidolorifici, e le perdite ematiche abbondanti protratte in media per 9-10 giorni”.

 

Le differenze tra aborto chirurgico e pillola abortiva

L´aborto chirurgico, praticato legalmente in Italia da trent´anni, prevede un intervento con anestesia e ricovero. La donna deve formulare una richiesta scritta, controfirmata da un medico non obiettore.

“L´operazione – spiegano i ginecologi abortisti – prevede lo svuotamento dell´utero in anestesia locale o generale. Ma non bisogna dimenticare che possono esserci delle complicazioni (come il sanguinamento) sebbene il dolore immediato sia attutito dall´anestesia”.

Anche il coinvolgimento della donna fa la differenza. “La paziente che sceglie l´aborto farmacologico – concludono i ginecologi – è più autonoma nell´atto. E´ lei infatti che assume il farmaco.

Nell´aborto chirurgico invece l´azione è delegata al medico e la sofferenza attutita dall´anestesia”.

Chi si oppone all´aborto farmacologico però invita a riflettere: e se una donna incinta avendo a disposizione una possibilità  meno invasiva rispetto a un intervento chirurgico, prendesse “alla leggera´ una decisione che comunque riguarda la vita di un essere vivente?”.

Redazione Staibene

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