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Vino novello? Tutti i segreti che lo rendono diverso dagli altri vini

Il vino novello è il classico prodotto dell’autunno: non ha niente a che vedere con il vino delle prime vendemmie ma in compenso ha tante virtù. Eccole.

Vino novello: tanto gusto, poco alcol

Dicono che il vino novello “non è vino”, che è un prodotto di serie B. Niente di più sbagliato. Da anni in Italia si producono novelli che non hanno nulla da invidiare agli altri vini, anche i più famosi. In eterna competizione con il Beaujolais, nato negli anni ´50 in Francia, il vino novello ha come il suo parente francese una bassa gradazione che lo rende accettabile (con moderazione, ovviamente) anche nella dieta: non supera mai i 12° e si presta agli abbinamenti più variegati: dai salumi alle caldarroste, dalle verdure in pinzimonio ai formaggi piccanti.

 

 

 

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Come si ottiene il vino novello
Il novello si distingue dal vino tradizionale per la particolare tecnica di vinificazione, chiamata macerazione carbonica. La caratteristica di questo procedimento è che i grappoli d’uva vengono messi in una vasca a tenuta stagna, dove viene aggiunta anidride carbonica.

A differenza del vino “normale”, che prevede l’immediata spremitura dell’uva, qui gli acini restano interi e la fermentazione avviene al loro interno. Solo successivamente, dopo un intervallo di tempo variabile, le uve vengono versate in una pressa e pigiate.

Il novello è il modo migliore per avvicinarsi all’universo variegato del vino e imparare a familiarizzare con i vari bouquet, gli aromi tipici delle diverse tipologie.

Poco acido, ricco di profumi e odori gradevoli, è l’ideale per allenare il naso e il palato a riconoscere le forti sfumature di frutti di bosco, le tracce di spezie come chiodi di garofano e cannella.

 

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Redazione Staibene

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