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Video giochi violenti: i rischi omicidi che corrono i ragazzi

Dopo le stragi di Monaco e Stoccarda, salgono sul banco degli imputati i video-giochi violenti ed iper realistici che conquistano i ragazzi e nei casi estremi insegnano ad uccidere.

video giochi violenti

Dopo le stragi di Monaco e Stoccarda, salgono sul banco degli imputati i video-giochi  violenti ed iper realistici che conquistano  i ragazzi e nei casi estremi insegnano la spietatezza che si compie con omicidi-suicidi adolescenziali avvolti nel mistero.

Ad allora la scienza medica e psichiatrica si interroga: perché  ragazzi poco più che adolescenti, fragili e con problemi psichici, uccidono e si suicidano in un martirio nichilista e  di rivincita  che non ha nulla a che vedere con la guerra santa islamica?

Cosa cresce poco a poco nella mente di un adolescente, di un ragazzo, fino ad ingigantirsi e occupare tutto lo spazio del verosimile? Che ruolo hanno  i videogiochi sempre più realistici, crudi e sempre più simili a simulatori elettronici così fedeli alla realtà da cancellare poi ogni confine tra realtà reale e virtuale?

Il mondo  globalizzato e senza confini, immerso nell’era delle tecnologie virtuali, produce  nelle menti deboli una miscela esplosiva che uccide e annienta senza pietà né coscienza  ignare vite umane e interroga la medicina della mente, la psichiatria sulle ragioni di tutto questo, sulle cause remote e vicine di questa violenza, sui segnali deboli che servono a riconoscere un imminente omicida-suicida, sulla prevenzione che è possibile fare.

Il diciottenne Alì Somboly che a Monaco nel mezzo dell’estate 2016 uccide a freddo a colpi di postola nove ragazzi come lui in un centro commerciale, o il ventunenne siriano che  non lontano da Stoccarda    massacra una donna polacca a colpi di macete per un futile motivo passionale, aprono uno squarcio sulle ribellioni assassine che scattano nella mente di questi ragazzi psicopatici.

 

 

Il parere dello psichiatra sula fragilità degli adolescenti

 

Cosa accade in quelle menti? Quale corto circuito fa scattare la follia omicida?

Lo psichiatra Gustavo Charmet , esperto di disagi giovanili, sottolinea che prima di trovarsi di fronte a terroristi ci si trova di fronte a suicidi, suicidi adolescenziali, come ad intendere che è quella l’età più delicata della vita, dove basta un nonnulla per trovarsi anziché di qua, dalla parte sana,  di là in quella malata.

Charmet è convinto che in menti del genere viene messa in atto una sorta di vendetta per i soprusi subiti, per le mortificazioni accumulate, per i mancati riconoscimenti veri o presunti, attraverso una forma di martirio offrendosi come vittima scarificale.

Secondo lo psichiatra, la scelta casuale delle vittime rientra in questo piano deviato. Si tratta della guerra che questi adolescenti dichiarano contro una cultura, una società che li respinge, per ristabilire il proprio onore o quello di un gruppo.

Colpa della mancata integrazione di immigrarti nelle società europee che li respingono?

Charmet  non lo esclude ricordando che anche gli attentati di Parigi e di Bruxelles del 2015 hanno visto protagonisti giovani delle periferie che pensano con il martirio di ottenere una realizzazione vendicando la propria infanzia e le difficoltà che hanno dovuto vivere i loro genitori.

Rigetta però la tesi che la colpa sia di atti di bullismo subiti perché se tutti i ragazzi che subiscono angherie o atti di bullismo reagissero con lo sterminio di innocenti, sarebbe un inferno, anche se a volte l’umiliazione è talmente forte che l’unica risposta può essere, in una mente debole e senza riferimenti etici e culturali, il gesto violento.

 

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I segnali che avvertono gli adulti sui pericoli degli adolescenti

Il diciottenne attentatore di Monaco , secondo le indagini, era un ammiratore di Breivik, il norvegese che con lucida follia uccise il 22 luglio 2012, 77 persone a colpi di mitra per disprezzo verso il mondo. Una  dimostrazione che il degrado sociale c’entra poco nella psicopatologia di questi assassini in erba. C’entrano invece quei videogiochi violenti e sempre più realistici con  i quali quei ragazzi trascorrono nottate intere senza alcun controllo da parte di adulti.

Un adolescente malato e non curato a dovere può pensare di vivere una sua vita reale come estensione della vita virtuale nella quale  spara  e uccide senza freni inibitori. E così facendo insegna al suo cervello ad abituarsi alle immagini cruente e sanguinose frutto di stragi che nella dimensione virtuale  somigliano ad un sogno.

Adam Lanza, responsabile di un’altra strage, quella dei bambini statunitensi di Newtown in Colorado del 2012, viveva gran parte della giornata nel seminterrato della sua villa trasformato in un rifugio contro gli altri e il mondo, immerso nella realtà dei videogiochi più violenti. Ne usciva raramente, ma quando il 14 dicembre del 2012 ne uscì, freddò con lucida spietatezza di chi nella realtà virtuale  l’ha già fatto mille volte, la madre e poi fece la strage di bambini nella scuola .

 

 

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Ecco 6 segali da tenere d’occhio

Gli psichiatri dicono che tutto ciò non nasce e si scatena all’improvviso ma matura nel tempo. E se gli adulti fossero attenti o avessero il coraggio di fare i genitori che sanno distinguere il confine che separa la privacy dei ragazzi dal doveroso controllo che un genitore deve operare su un  minore o un minorato, qualcosa potrebbe essere fatti prima che sia tardi.

Ecco alcuni punti fermi:

  1. Non esiste un profilo unico; non ci si deve basare sui luoghi comuni;
  2. In un buon numero di casi, qualcuno, un familiare, un conoscente, può essere in grado di cogliere segni di anormalità riscontrando idee pericolose in giovani affetti da gravi patologie. Bisogna evitare di dar poco peso, girare la testa dall’altra parte. Una preoccupazione anticipata in più può essere la via di fuga per una strage in meno.
  3. Spesso emergono elementi di stress, di tensione, nell’immediatezza di un evento delittuoso che anticipano l’evento. Gli adulti, ma anche gli amici coetanei non tengano tutto per sé.
  4. Non tutti i ragazzi sono isolati, alcuni al contrario sono inseriti in contesti sociali però lasciano trasparire il loro malessere;
  5. l’esplosione della violenza può essere improvvisa ma spesso matura in un lungo processo che consente dunque di intercettare le intenzioni pericolose;
  6. Black out, serve il black out informativo. Perchè il ruolo dei media alimenta l’emulazione tra  ragazzi con psicologie fragili. Un attacco importante può essere seguito da altri  totalmente slegati  per il solo effetto emulazione della fama. E’ triste constatare che l’esempio, in altre epoche indicato come  il miglior educatore di positività, oggi  operi al contrario.

 

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Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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