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Tumori, nuovo passo avanti dell’immunoterapia, la cura senza chemio

La lotta contro i tumori ha da alcuni decenni dei punti fermi: o l’intervento chirurgico che asporta il cancro, o la chemioterapia e la radioterapia che lo ”bombardano” distruggendo lui, ma anche ciò che gli sta intorno: i cosiddetti effetti collaterali delle terapia anti tumorali. Spesso, anche entrambe le soluzioni vengono adottate.

Ma da una decina d’anni si sta lentamente e progressivamente facendo strada anche un’altra strada terapeutica: si chiama “immunoterapia” ed ha il pregio di evitare interventi violenti sull’organismo, come la chirurgia o la chemioterapia, per agire rinforzando quel sistema di difesa naturale dell’organismo, il sistema immunitario, che ”ingannato” dai tumori, spesso viene disarmato prima che possa intervenire, facendo prevalere il tumore alla guarigione.

La novità delle ultime settimane è che questo tipo di terapia, che al momento può essere adottata solo per curare alcuni tipi di tumori e ad uno stadio non irreversibile, ha fatto un altro importante passo avanti che allarga le possibilità di utilizzo e dunque di guarigione.

Alberto Mantovani direttore di Humanitas, una struttura di cura ospedaliera privata, lo definisce ”un nuovo grande passo avanti” ; e che sia così lo dimostra il fatto che un suo studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Nature, una delle più rigorose in circolazione nel mondo scientifico medico.
Come funziona la cura attraverso il sistema immunitario

 

L’idea di fondo dell’immunoterapia è sfruttare le nostre difese naturali petr combattere la malattia. Alla base di tutto c’è l’osservazione, ormai acquisita come patrimonio di conoscenza dell’ oncologia, che il nostro sistema immunitario, cioè le nostre difese naturali, sono in grado di riconoscere un corpo estraneo come un tumore e di combatterlo appena si manifesti.

Il fatto è che anche il tumore è in grado di individuare le componenti delle nostre difese immunitarie ,e per diffondersi punta dritto a disarmare chi potrebbe impedirgli di progredire cioè proprio il sistema immunitario.

Si tratta di una vera e propria ”guerra” biochimica: da un lato, la malattia che attacca il nostro organismo, dall’altro il sistema immunitario che lo difende. Sicchè, per usare un’immagine diretta a spiegare ciò che avviene, la scaltrezza dell’aggressore esterno, il tumore, è tale da individuare le difese prima che si attivino e di disarmarle andando a colpire chi comanda quelle difese.

La scienza medica ha scoperto proprio chi comanda: si tratta due alcune proteine, che agiscono esattamente come centrali di controllo del sistema immunitario, “ordinando” al sistema di reagire quando viene aggredito per difendere l’organismo. La reazione però non può essere incontrollata ed infatti le proteine ”comandanti” decidono anche l’intensità della risposta, frenando il sistema immunitario quando va oltre il consentito nel reagire alle aggressioni esterne.

 

 

La nuova scoperta
Finora le due proteine individuate come ”comandanti” del sistema immunitario erano la Ctla4 e laPd-1, sono poste sulle cellule del sistema immunitario . E la ricerca era riuscita a capire che i tumori, quando vogliono disarmare le nostre difese immunitarie, agiscono proprio su queste due proteine, disinnescando la loro capacità di “ordinare” le difese dell’organismo.

In questo modo, privo di difese, l’organismo non reagisce al tumore e si ammala. Un po’ come accadrebbe con un sistema di allarme contro i furti  in casa che, quando entra il ladro, accendesse l’interruttore che fa sparare automaticamente le armi di difesa. Il tumore riesce a spegnere “quell’interruttore” e ad impedire che le armi sparino, lasciando alla malattia campo libero per invadere l’organismo.

Ebbene, scoperto qual è l’interruttore che comanda la risposta, si possono studiare dei farmaci che impediscono al tumore di disinnescarlo. Farmaci, dunque, che agiscono come un salvavita e che potrebbero nel prossimo futuro curare tumori in modo più efficace e senza terapie invasive.

La novità contenuta nello studio che sarà pubblicato su Nature è che ai due interruttori già noti, oggi se ne aggiunge un altro, una proteina denominata 1R8, che potrà dare origine ad altri farmaci per curare nuovi tumori, oggi senza immunoterapie.

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