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Troppo appiccicosi? A che distanza stare dagli altri

Per valutare se un soggetto è appiccicoso, ecco il “Dizionario delle distanze umane” che, a seconda delle nazionalità della persona con cui parliamo, indica la distanza giusta per non fare gaffe.

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Il mondo è fatto di freddezze e cordialità, simpatie ed antipatie, appiccicosi o scostanti, ma se ci pensate bene sono tutti concetti relativi, nel senso che cambiano da persona a persona a seconda delle culture, delle abitudini e dell’educazione ricevute in casa, dal contesto sociale e perfino dalla latitudine del globo.

Sicchè, in una società sempre più globalizzata, in cui uomini e donne entrano in contatto fra loro con nazionalità, origini diverse, per motivi di lavoro, di studio o di sentimento, un’abitudine considerata positiva in un Paese può non esserlo secondo la cultura di un altro.

Un esempio su tutti viene dal modo in cui si manifesta il gradimento per un ottimo invito a pranzo: per un inglese è un misurato e freddino complimento impersonale, per un italiano un caloroso complimento alla cuoca, per un arabo è semplicemente un rutto, “rumore” biologico che ovunque, nella cultura occidentale, sarebbe considerato il massimo della maleducazione.

E’ probabilmente nata da queste riflessioni l’idea di un gruppo di università sparse in tutto il mondo (per l’Italia l’Università Cattolica) di studiare il fenomeno sintetizzandone il contenuti in un articolo sul The Journal of cross-culural Psychology, edito a Londra dalla Sage.

 

 

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Ne è emerso una sorta di Dizionario delle distanze umane ottimali divise per paese, che potrebbe costituire un’ottima guida per chi fa affari nel mondo , o vive e lavora in un contesto multietnico, perché aiuta a capire le distanze abituali con cui le persone si relazionano quando si trovano a parlare nelle tre condizioni tipo:

  • con estraneo: persona che incontri per la prima volta
  • con amico: persona che incontri spesso e con la quale hai una relazione empatica;
  • con il partner : persona con la quale hai una storia di vicinanza o sentimento.

E poiché la distanza dalle persone che frequentiamo può costituire anche una valutazione che noi diamo alla relazione con esse, ecco che per evitare equivoci con gli altri, è meglio codificare il significato che la distanza ha, a seconda delle culture e dei paesi di chi stiamo frequentando.

 

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A che distanza tenere un estraneo

Si sa che la distanza tra noi e l’altro è delimitata da un muro invisibile che è la nostra comune cultura e il grado di confidenza reciproca. Un muro molto più spesso di quanto si creda se pensate che tendiamo a mantenerlo invariato, arretrando o avanzando, a seconda del movimento del nostro interlocutore, per impedire in sostanza che “l’altro” invada il nostro spazio vitale.

Ma qual è questo spazio vitale? Ed ecco il prontuario delle varie nazionalità.

Un estraneo, o una persona che conosciamo poco o da poco tempo tendiamo a tenerlo ad una distanza massima che varia da Paese a Paese. I più distaccati e freddi, sono rumeni che tengono gli interlocutori a 139 cm di distanza; seguono i sauditi a 126 cm ,poi i norvegesi a 104 gli inglesi a 99, gli americani a 95, gli italiani a 93, gli ungheresi a 83.

E’ singolare che nella classifica della “freddezza” gli italiani siamo più freddi degli inglesi e dei norvegesi, almeno fra estranei e che i bulgari siamo più appiccicosi dei rumeni .

 

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