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Tradimento in chat? Le “corna” (anche virtuali) possono costare il 20%

Tradimento in chat? Mogli e mariti che navigate nei siti di incontri o che animate chat roventi con qualcuno dall’altra parte del computer, fate attenzione perchè la data del 17 aprile 2018 potrebbe costituire per voi o l’inizio della vostra rovina o la data di inizio della vostra salvezza.

PerchA?? PerchA? una sentenza della Corte di Cassazione, che è il massimo organo di giustizia civile e penale, ha emanato una sentenza diretta a passare alla storia: ha cioA? sentenziato che il coniuge che naviga siti di incontri per esplorare nuove occasioni fuori casa, tradisce il partner al pari di una scappatella in auto o un pomeriggio “hot” in una stanza d’albergo.

La conseguenza? L’adulterio non è più un reato sanzionato dal Codice Penale, dal 1969 e dunque non si va in galera. Ma al coniuge adultero può comunque costare molto caro, perchè è motivo legittimo di separazione per colpa e produce l’obbligo per il coniuge infedele di mettere mano al portafogli e pagare ricchi alimenti.

 

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Dating o stanza d’albergo pari sono

Non è la prima volta che la giustizia civile si occupa dei tradimenti virtuali. Già nel 2014 la Corte d’Appello di Bologna si era pronunciata equiparando la navigazione sul web alla violazione dell’obbligo alla fedeltà. Si era trattato allora di un marito che si era opposto alla richiesta della moglie di pagare alimenti dopo che lei, scoperto il tradimento virtuale, aveva abbandonato il tetto coniugale andandosene da mamma. Lui si era limitato a minimizzare l’accaduto dicendo che non si era consumato nulla e dunque l’abbandono era illegittimo o comunque non sufficiente a chiedere gli alimenti all’ex marito.

 

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La novità della Cassazione

La sentenza attuale invece si occupa di un marito che dopo essere stato colto dalla moglie a navigare, era stato lasciato ed era stato richiesto di pagare un assegno di 600 euro come alimenti dopo la separazione per colpa. La novità dunque ora non è tanto nel merito che accomuna il tradimento virtuale a quello reale, ma nel fatto che quando è la Cassazione ad emettere la sentenza, essa diventa giurisprudenza e dunque equiparata alla legge. Nessun Tribunale con una sentenza ordinaria può giudicare diversamente pena l’annullamento della sua sentenza proprio in forza del verdetto della Cassazione.

 

Bruno Costi
direzione staibene.it

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