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Terrorismo islamico: lo choc mette a rischio la salute dei bambini

L’ondata emotiva e di dolore di un attentato come quello di Parigi provoca un disturbo comportamento noto come PTSD. Le 5 categorie a rischio, i 7 sintomi e le 4 soluzioni per i bambini

Terrorismo islamico: lo choc mette a rischio la salute dei bambini

Sono i bambini  i più esposti alle conseguenze dell’ondata emotiva di dolore, paura, rabbia scatenata dal terrorismo. Ed i rischi che corrono sono i più seri perché incidono sulla loro psiche e sulla loro crescita, se non li proteggiamo con particolare cura.

All’indomani della strage  provocata dall’attentato terroristico  di Parigi   del 13 novembre 2015 da parte dei kamikaze islamici, è il prof. Hacker Huges, presidente della  britannica Haker British Psychological Society a lanciare l’appello  ai genitori di tutto il mondo affinchè abbiano verso i bambini  il corretto comportamento che eviti  squilibri psicologici e mentali.

L’analisi del prof. Huges parte da una constatazione di fondo: quando centinaia  persone innocenti muoiono come conseguenza di un attentato terroristico o di un incidente grave o di una guerra, l’ondata emotiva generata dall’evento  ed amplificata da televisioni, giornali, discussioni in famiglia, può provocare  un contraccolpo alla salute delle persone che nei bambini ha effetti più gravi e che costituisce una vera e propria patologia, un disturbo del comportamento.

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Si chiama Post Traumatic Stress Disorder ( PTSD) o disordine mentale da stress post traumatico, una patologia molto nota  agli psicologi di tutto il mondo, perché codificata in molti soggetti adulti, specialmente militari, di ritorno dalle missioni di guerra nelle “zone calde” del mondo.

I primi segnali della patologia si manifestarono negli anni settanta tra i  militari americani di ritorno dalla guerra in Vietnam e fu proprio quel tipo di comportamento squilibrato ( violenza, insonnia, perdita d’identità, ecc) ad alimentare il fortunato filone cinematografico della serie  “Rambo”.

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I soggetti che rischiano

L’esposizione a  traumi, a situazioni di pericolo , la visione di orrori  o dal vivo o anche riportati in trasmissioni televisive o filmate crudi nei quali  la cronaca degli eventi può spiattellare davanti agli occhi le immagini crudeli di un attentato, possono generare una reazione emotiva molto forte  che sfocia in un disordine mentale.

Tutti siamo esposti a questo genere di traumi ma in alcuni soggetti, particolarmente fragili, essi possono scatenare conseguenze anche patologiche. Ma quali soggetti sono più a rischio?

Il prof. Huges  cita 5 categorie  di soggetti a rischio.

1.      persone che soffrono di depressione;

2.       persone soggette a crisi di ansia;

3.      persone che hanno visto immagini troppo crude;

4.      persone che hanno condiviso emotivamente  le sensazioni e le impressioni di preoccupazione pericolo, dolore;

5.      i bambini che spesso a differenza degli adulti non sanno distinguere e relativizzare  la dimensione del pericolo , la distanza dall’evento traumatico e che dunque lo vedono come vicino a loro o conseguenza di una  loro azione che non capiscono.

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I sintomi dello stress post traumatico

Esistono delle precise situazioni emotive o comportamentali che  segnalano se una persona  presenta i sintomi del disordine da stress post traumatico: Huges ne  classifica 7:

1.      ritrosia dalla vita sociale ed alienazione da situazioni collettive;

2.      chiusura in se stessi;

3.      ansia evidente;

4.      sensazione di incertezza e vulnerabilità;

5.      perdita di identità;

6.      disturbi del sonno;

7.      pensieri negativi;

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Il pericolo per i bambini

 

I bambini sono i più esposti a questo tipo di trauma, secondo Huges perché possono avere difficoltà a relativizzare il pericolo , cioè a  distinguerne la distanza dalla propria situazione.

Infine i bambini possono recepire il clima di ansia collettiva, di dolore, di percolo prodotto dall’ondata emotiva che avvolge l’ambiente circostante dopo un evento traumatico collettivo, come qualcosa che dipende da un possibile loro comportamento e, dunque, possono colpevolizzarsi  inconsciamente e ingiustamente.

Huges batte molto sui bambini e raccomanda ai genitori  di fare molta attenzione alla variazione del loro comportamento. Se  i genitori avvertono nei bambini un repentino ed inusuale  cambiamento di umore, sonni inquieti o incubi, inappetenza, ingiustificato nervosismo, questi potrebbero essere segnali di un disagio conseguente proprio al disordine da stress post traumatico.

Che fare in questi casi?  I consigli  per i genitori sono 4:

  1. ascolto – ascoltare  cosa dicono i bambini;
  2. spiegazioni – fornire ai bambini spiegazioni su quello che  è avvenuto;
  3. risposte – rispondere alle domande dei bambini in modo rassicurante;
  4. comunicazione – comunicare ai bambini che le cose buone e belle che accadono nel mondo sono molto più numerose delle cose brutte e cattive.

Insomma rassicurarli che il mondo non è  ome appare nel momento del trauma collettivo e far sentire loro la presenza rassicurante di un genitore affettuoso, che per il bambini costituisce la rappresentazione del mondo reale che scaccia la rappresentazione mediatica del mondo.

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E per gli adulti?

Il disagio cui vanno incontro con maggior pericolo i bambini può cogliere naturalmente anche gli adulti. Il fenomeno – dice il prof Huges – è più raro ma comunque possibile, soprattutto nei confrtondi di adulti che già normalmente   presentano fragilità caratteriali, o sintomi depressivi.

Per correre ai ripari, Huges consiglia agli adulti 5 attività:

1.      attività fisica e vita all’aria aperta;

2.      riposo;

3.      relax;

4.      dieta alimentare leggera e digeribile;

5.      affetti: tempo libero trascorso con i propri cari

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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