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Teatro-terapia? Perchè recitare può far bene anche alla salute

Teatro- terapia? Che  la recitazione aiutasse  i caratteri più complessi o introversi a superare i propri complessi e tabù era cosa nota sui palcoscenici e sui lettini degli psicoanalisti. Ma che potesse curare  il Parkinson,  affrontare l’autismo e influenzare la capacità di concentrazione c’è voluto il neurologo Nicola Modugno  che ha istituito un workshop per pazienti affetti dalla malattia di Parkinson fin dal 2011.

Il neurologo ha avuto l’intuizione di mettere in scena una terapia nuova, quella appunto della recitazione dei suoi pazienti, con corsi che comprendevano  esercizi vocali, improvvisazione e giochi di ruolo. Ed in effetti, dopo il suo trattamento i pazienti riscontravano tra l’altro un miglioramento dei problemi motori e dei disturbi dl sonno.

La teatro-terapia da allora ha fatto passi avanti. Nel 2013 un gruppo di ricerca coordinato da Blythe Corbet della Vanderbilt University di Nashville negli Usa ha dimostrato che la reciatzione può aiutare i bambini autistici a costruire e mantenere contatti sociali.

 

 

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Perchè il teatro può essere una terapia

 

I risultati ottenuti dagli scienziati italiano ed americano, quando sono stati documentati,  non avevano una spiegazione  teorica e razionale ma  emergevano dalla sperimentazione.

La conquista di questi ultimi anni è di aver capito perchè  il teatro esercita questa funzione terapeutica che i vecchi teatranti hanno sempre intuito. La ragione di tutto sta nel cervello ed ha il nome di neuroni a specchio.

Si  tratta di cellule nervose straordinarie che non si attivano solo se facciamo qualcosa, ma anche se non facciamo nulla ma partecipiamo emotivamente con quello che viviamo o vediamo.

 

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Così ora sono collegati a numerosi aspetti o processi mentali:  hanno un ruolo nella comprensione linguistica? Contribuiscono a disturbi come la schizofrenia o l’autismo? Possono essere sfruttati a scopri terapeutici?

Il gruppo di ricerca d Giacomo Rizzolati. secondo quanto riferisce Gabriele Sofia, ha scoperto che queste cellule risiedono nell’area del cervello che partecipa soprattutto all’attività del movimento.

 

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