• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

1.109 visite

Spumante o champagne, sfida all’ultimo brindisi

Nell’eterna sfida tra lo spumante e lo champagne, come regolarsi tra le “bollicine” francesi e quelle italiane. Pro e contro, tutte le differenze ai raggi x.

Nell’eterna sfida tra lo spumante e lo champagne, chi è il vero vincitore? Quali sono pregi e difetti dei due principali vini antagonisti dei calici delle feste? Si può dire che uno sia migliore dell’altro?

Uno può osare, l’altro non ne ha bisogno. Potremmo sintetizzare così le differenze tra champagne e spumante. Il primo gode di fama mondiale e accetta senza problemi le strette regole di produzione; il secondo, meno blasonato, è libero di creare vini nuovi e particolari. Ma vediamo di capirne di più…

 

Leggi anche: Spumante a Natale? Il cuore ringrazia

 

Lo champagne, prodotto solo con uve molto acide
Intorno alla fine del ’600 un frate benedettino francese, Dom Perignon, mise a punto un metodo per produrre vini frizzanti: era nato lo champagne. E oggi? Occorre chiarire un punto, lo champagne è prodotto seguendo rigide norme (in Italia non ci sono regole per produrre lo spumante: ogni azienda è libera di scegliere le uve e i trattamenti. Alcuni “copiano” lo champagne, altri no).

Le uve. Possono essere usati solo tre vitigni: pinot bianco, pinot nero e chardonnay. Uve molto acide, in grado di resistere al clima rigido del nord della Francia che ne ostacola la maturazione.

Il trattamento. Per formare le bollicine bisogna far fermentare il vino due volte. Nello champagne la seconda fermentazione avviene nella bottiglia: è il metodo Champenois.

L’etichetta.Cercate sull’etichetta la scritta “champagne”: si chiamano così solo i vini garantiti dal “Comité interprofessionnel du vin de Champagne”, l’associazione che riunisce i coltivatori e i vinificatori della regione a nord della Francia e che controlla la qualità del prodotto.

 

Leggi anche: I 7 consigli inevitabili per uno spumante perfetto

5 regole per servire lo champagne.

  • Vietato servirlo troppo freddo
  • Prima di servirlo, va conservato in frigo 4 ore
  • La temperatura è giusta se va dagli 8° ai 12°
  • Più è di qualità, meno freddo va servito
  • Una volta aperto, tenetelo in ghiaccio

Una curiosità. Se dopo aver stappato lo champagne la base del tappo si allarga per tornare alla sua forma iniziale, vuol dire che il vino è giovane. Se invece resta com’è, significa che è vecchio.

 

Lo spumante, prodotto con uve di moscato o verdicchio
Diffusi e apprezzati anche i vini frizzanti fatti a partire da uve di prosecco.

I metodi di produzione sono due: il metodo Champenois, ma è diffuso anche il metodo Charmat. Entrambe le fermentazioni avvengono in vasca. Il risultato di questo trattamento è un vino meno evoluto, ma più fresco.

Gli spumanti prodotti con il metodo Champenois sono molti, ma visto che questo termine può essere usato solo in Francia, da noi si chiama “metodo classico”.

Sull’etichetta dovreste trovare la scritta “Talento”: sono sinonimi. Un’altra garanzia è la scritta “vino spumante di qualità”.

Le zone di produzione: sono Franciacorta e Trentino. In Piemonte si trovano molti spumanti dolci.

Come servire lo spumante. Il bicchiere migliore è la flûte. Non tanto per apprezzare l’odore del vino, quanto per creare un effetto coreografico: la forma allungata favorisce il perlage, la catenina delle bollicine.

Per lo spumante dolce è consigliata la coppa: la forma larga permette al naso di sentire pienamente il profumo.

Un consiglio: che si tratti di champagne o spumante , comunque, non eccedete con le dosi.

 

Leggi anche: Quanti bicchieri di Spumante o Champagne si possono bere? La risposta degli esperti

Tag:
Redazione Staibene

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}