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Sonnambulismo, come sfatare i 4 passi nel sonno

Sempre più italiani si scoprono sonnambuli, affetti cioè da un disturbo del sonno che colpisce più i bambini che gli adulti. Ecco perchè.

Sonnambulismo

Sarà la crisi, lo stress o gli stili di vita sempre meno salutari, sta di fatto che sempre più italiani si scoprono preda del sonnambulismo, affetti cioè da un disturbo del sonno che colpisce il 6% dei bambini e poco meno dell´1% degli adulti.

Ma il trend sembra in crescita. Il motivo? Sedentarietà, obesità e soprattutto stress. Tutti fattori che possono favorire o accentuare questo genere di problema. Il risultato è che sta anche crescendo sempre di più la consapevolezza del fenomeno.

A scattare la fotografia sul popolo dei sonnambuli è Liborio Parrino, responsabile del Centro di medicina del sonno dell´azienda ospedaliero-universitaria di Parma e vicepresidente dell´Associazione italiana medicina del sonno.

 

Camminare nel sonno
“In Italia”, spiega Liborio Parrino, “è difficile fornire dati certi sul fenomeno, perché non è mai stata fatta una ricerca epidemiologica al riguardo.

Si può però affermare con certezza che è in aumento la consapevolezza e l´importanza che si dà a episodi che possono far pensare al sonnambulismo. E, anche se i bimbi rimangono i più colpiti, il fenomeno riguarda ormai anche molti adulti”, che poi pagano di giorno le “passeggiate notturne” a occhi chiusi.

E in alcuni casi non si tratta si semplice camminate in salotto: “Ho avuto in cura un paziente”, racconta Parrino, “che si alzava dal letto nel cuore della notte per poi ritrovarsi, senza rendersene conto, davanti alla fabbrica dove lavorava. Ma c´è anche chi saccheggia frigo e dispense, senza far differenza tra cose commestibili e non”.

 

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Le caratteristiche del sonnambulismo
Il sonnambulismo si manifesta nel 90% dei casi prima dei 14 anni: “Può tuttavia comparire a qualunque età, anche se è molto più frequente nei bambini tra i 4 e i 6 anni, tendendo a migliorare spontaneamente con l´adolescenza”.

Quali sono le sue cause?

“I fattori che possono favorire la comparsa di un attacco di sonnambulismo sono la privazione di sonno, l´utilizzo di farmaci antidepressivi, oltre a fattori che possono frammentare il sonno profondo, quali lo stress, i disturbi del respiro in sonno, il dolore.

Insomma, tutto ciò che può facilitare il verificarsi di microrisvegli all´interno di un sonno profondo aumenta il rischio di episodi di sonnambulismo”.

 

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Come si riconosce il sonnambulismo
Un passaggio cruciale è senza dubbio la diagnosi del disturbo.

Il corretto inquadramento di un paziente con sospetto sonnambulismo è infatti fondamentale: “In particolare”, spiega Parrino, “è importante differenziarlo da alcune forme di epilessia, ad esempio quella notturna del lobo frontale, che possono generare un´attivazione motoria in sonno, ad esempio sollevare il busto dal letto, emettere suoni, assumere determinate posture”.

“Fondamentale per una corretta diagnosi è la registrazione video-polisonnografica notturna, che può molto aiutare a inquadrare l´esatta natura dell´episodio”, aggiunge Gian Luigi Gigli, direttore della Clinica Neurologica e del Centro di medicina del sonno dell´Università di Udine e presidente dell´Associazione italiana medicina del sonno.

Una cosa che invece non va mai fatta è svegliare bruscamente un sonnambulo: “Soprattutto i bimbi vanno assecondati, va parlato loro sottovoce, con dolcezza e con tono rassicurante”, spiega Parrino, “altrimenti il risveglio potrebbe essere troppo brusco e traumatico”.

 

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Il sonnambulismo nei bambini

 

Nei più piccoli la causa scatenante sembra essere la cattiva respirazione. “Nell´ambiente scientifico”, dice Parrino, “sta sempre più prendendo piede l´ipotesi di una correlazione tra la cattiva respirazione e il sonnambulismo.

Anche la sedentarietà e l´obesità possono portare a questo tipo di problemi”.

Cautela con i farmaci, per quanto riguarda l´approccio terapeutico: “Nei bambini una terapia specifica è spesso inutile, trattandosi spesso di un problema transitorio che si supera con la crescita. In generale vanno comunque evitati i fattori scatenanti ed eliminati potenziali situazioni di rischio per i pazienti: occorre chiudere le porte a chiave, bloccare finestre, nascondere eventuali oggetti taglienti e appuntiti”.

Redazione Staibene

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