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Sindrome di Peter Pan: identikit di chi non vuole crescere

Scopriamo quale personalità si nasconde dietro gli eterni bambinoni: i 4 segnali che svelano il Peter Pan che ci vive accanto e come affrontare il problema.

Ognuno di noi nella vita ne ha incontrato uno tra gli amici o le amiche o i parenti.
Sono  gli eterni adolescenti anche se anagraficamente si tratta di adulti e anche ormai più che adulti, i quali rifiutano l’idea di crescere, assumersi le responsabilità della vita, il ruolo che compete loro nella società e si rifugiano nella fuga verso modi di pensare, di fare e di agire tipici degli adolescenti o al massimo dei ragazzi.

Statistiche ufficiali per dire quanto è diffuso il fenomeno non ce ne sono, ma se il presupposto è continuare ad essere un po’ bamboccioni, magari "scacopoli"  o "single" impenitenti, pigri e riottosi ad affrontare le responsabilità che impone la vita, gran parte di questi sta in quel 35% di giovani che vive ancora a casa dei genitori.
Non è detto però che non ce ne siano anche al di fuori. Gli studi di psicoterapia segnalano molti uomini e donne ultraquarantenni affetti dalla sindrome dell’immaturità,  chiamata come nel personaggio della letteratura per ragazzi, appunto “sindrome di Peter Pan.”

Ma chi sono questi eterni immaturi che ormai adulti continuano a comportarsi come bambini? Sono prevalentemente maschi, ma di recente anche femmine, ed al fondo nascondono un anormale  desiderio di  pensare solo a se stessi, una forma di egoismo narcisista per il quale  agire al di fuori delle conseguenze, per divertirsi o semplicemente fare ciò che viene in mente, è più importante delle conseguenze che tali comportamenti provocano nell’ambiente circostante: nel lavoro, in famiglia, nella vita di coppia.

La sindrome di Peter Pan? Non è una malattia

Peter Pan, è il ragazzino che non vuole crescere, che non vuole assumersi le responsabilità, che prende la vita come un gioco. Colpisce chi non accetta gli anni che passano e si rifugia in atteggiamenti adolescenziali. Chi ne è affetto, però, non è malato, non ha alcun disturbo mentale.
"Peter Pan ha degli aspetti" spiega Marinella Cozzolino psicologa e psicoterapeuta, presidente dell´Associazione italiana di sessuologia clinica ,"che se presi singolarmente, possono appartenere ad alcune patologie. Per esempio il tratto narcisistico, o quello istrionico di personalità. Ma nell’insieme non vanno ad indicare una sindrome, ma più semplicemente, un carattere".

Si tratta di una struttura della personalità in cui alcuni aspetti, che si ritengono "normali", risultano accentuati.
Quali? La tendenza a prendere tutto alla leggera, per esempio, l’attrazione per il divertimento, la leggerezza con cui si affronta la vita. Certo tutti abbiamo la tentazione a sottrarci agli impegni e molti dei tratti sono  comuni a molti di noi, ma nel Peter Pan questi sono amplificati fino a compromettere molti aspetti della sua vita.
E’ complicato avere relazioni stabili, oppure fare carriera per la difficoltà ad assumersi impegni. Spesso rimangono eterni bamboccioni che non se ne vanno di casa e faticano a trovare un posto nella società.
In genere si parla di questo fenomeno come un fenomeno  maschile, ma oggi non è così. "Molte ragazze, ma anche donne più mature" spiega ancora Marinella Cozzolino "hanno difficoltà a sganciarsi dal rapporto soprattutto con la mamma. Questo atteggiamento lo si nota anche nella ricerca di un abbigliamento troppo giovanile non adatto all’età. O nell’utilizzo di messaggini, anche in donne molto mature".

I comportamenti tipici dell’eterno fanciullino

Per i Peter Pan la dimensione magica è quella dell’infanzia, dove è possibile ottenere tutto ciò che si vuole, dove la realizzazione dei propri desideri avviene senza fatica né ostacoli.
Chi soffre della sindrome di Peter Pan, se messo di fronte a problemi concreti,  trova il modo di evitarli, scappando. Rinuncia ad affrontare quelle tappe significative della vita che implichino un investimento di forze o di energia, o di sacrificio della propria persona.

Chi è Peter Pan, dunque? E’ colui che pensa solo a se stesso, ama la propria persona più di qualunque altro e, per questo, non riesce a prendere in considerazione il punto di vista altrui. Alle sue spalle, spesso e per sua fortuna, c’è una figura (prima la mamma, poi la fidanzata e infine la moglie) che assume le responsabilità al posto suo.

 Ecco alcuni comportamenti tipici della personalità del Peter Pan:

  1. la propensione al divertimento;
  2. la passione per giochi adolescenziali;
  3. la fuga dalle difficoltà;
  4. la ricerca di qualcuno che nella vita si prenda cura di lui


Sindrome di Peter Pan, come influisce nella coppia

La tendenza ad essere infantile in chi è affetto dalle sindrome di Peter Pan è evidente in tutte le azioni quotidiane. Quello che caratterizza l’eterno bambinone è un atteggiamento psicologico di rifiuto di mettersi in gioco nella vita, di affrontare le avversità o qualunque impresa implichi un investimento di forze, energia, sacrificio di sé.

Da cosa dipende? Molto spesso dal rapporto con una madre iperprotettiva che fa da scudo a qualunque problema o avversità. Questo atteggiamento materno fa sì che difficoltà e ostacoli rimangano sconosciuti ai bambini che crescono nella convinzione che la vita sia priva di preoccupazioni e contrarietà, di momenti bui e difficili.
Quando il fanciullino scopre da solo come è la vita vera, subisce uno shock tale da provocare un blocco della crescita. A questo punto regredisce e torna al periodo spensierato dell’infanzia, in cui tutto era perfetto.

Se uno dei due partner non è maturato, come incide nella coppia? "Dipende da come la coppia si è incontrata" spiega Marinella Cozzolino "cosa ha affascinato la donna di questo uomo (o viceversa).  Se ad attrarla è stata la simpatia, la leggerezza, ritroverà in lui queste caratteristiche. E la coppia potrà funzionare".
Non sempre, però, va così. Spesso il fanciullino scappa quando incontra una donna che vuole redimerlo. Accade anche quando nella coppia c’è differenza d’età.  Come se ne esce allora? La relazione potrà funzionare se Peter Pan riesce a passare dalla fase iniziale dell’innamoramento, a quella dell’amore maturo, quando la promessa di sacrificio e impegno deve essere sempre rinnovata.

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Redazione Staibene

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