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Sesso felice, meglio negli atei o nei credenti?

Meglio soddisfatti dei credenti perché privi di sensi di colpa

Sesso felice, meglio negli atei o nei credenti?

La questione sarà anche non particolarmente decisiva per le sorti dell’umanità. Ma nella comunità scientifica c’è comunque anche chi si pone interrogativi di questo tipo: il sesso viene meglio ai credenti o agli atei?

Stando a una ricerca realizzata da due esperti statunitensi – lo piscologo Darrel Ray e la sessuologia Amanda Brown della Kansas University – non ci sarebbe gara: sotto le lenzuola vince chi non crede.

 

Meglio i non credenti
L’indagine, dal titolo “Sex and Secularism, What Happens When You Leave Religion?”, è partita da un sondaggio condotto su oltre 14.500 persone tra atei, agnostici e credenti di varie religioni e orientamente religiosi (cattolici, ma anche luterani, testimoni di Geova, mormoni, avventisti del settimo giorno, battisti e altri ancora).

Obiettivo, cercare di capire come e quanto la religione in sé e l’eventuale abbandono di essa possano incidere sulla vita sessuale di un individuo.

Va detto, però, che il campione di intervistati non era statisticamente rappresentativo. E che il sondaggio era collegato a un sito sostenitore dell’ateismo. In ogni caso, le conclusioni sono omogenee a quelle di altri studi condotti in precedenza sullo stesso tema, con valore scientifico.
Ebbene, la conclusione è stata che i non credenti, e ancora di più quelli che hanno abbandonato la religione di cui in precedenza erano fedeli, hanno un miglior rapporto con il sesso, sotto tanti aspetti: sono più disposti a discutere di fantasie sessuali e sono più soddisfatti nelle loro esperienze, per esempio. E poi, provano molto meno senso di colpa relativamente al sesso e alla sessualità.

 

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Quanto pesa il senso di colpa
Gran parte delle religioni tendono a infondere nei propri seguaci un senso di colpa profondo. Quando si abbandona una fede, questo peso tende a scomparire, portando a risultati migliori e decisamente inaspettati: secondo lo studio, i non credenti danno ai propri figli un’educazione sessuale decisamente migliore di quanto facciano invece i credenti.

 

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Le differenze
Dal punto di vista del comportamento sessuale in senso stretto, la religione ha un impatto inferiore rispetto a quanto si pensi: atei e fedeli, infatti, cominciano a farlo più o meno alla stessa età, hanno le stesse probabilità di masturbarsi, guardare film porno, fare sesso orale, fare sesso fuori del matrimonio e così via.

Il senso di colpa non incide sulla sessualità di una persona inducendola ad astenersi, ma piuttosto sulla propria autostima: facendola sentire scadente, non all’altezza, in una parola umiliandola. Di conseguenza, quando si abbandona una religione, questo senso di inadeguatezza si dissolve.

 

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Gli ostacoli verso la soddisfazione
Ecco perché gli atei e gli agnostici, così come chi si allontana da una fede, fanno meglio sesso. Non per chissà quali abilità particolari sotto le lenzuola, ma perché ne godono di più, hanno meno pesi mentali e ostacoli intellettuali verso la completa soddisfazione sessuale.

La conclusione della ricerca è dunque duplice: da un lato, chi perde la fede riesce comunque a intraprendere un proprio cammino sessuale senza tanti problemi, al contrario di quanto si possa credere.

Dall’altro, i fedeli sono solo investiti da un senso di colpa per aver fatto sesso, ma ciò in linea di massima non li ferma. In fondo, fanno sempre affidamento sul perdono del proprio Dio.

 

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Redazione Staibene

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