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Sesso, cosa fanno gli italiani dopo i 60 anni….

Uno su due trova perfettamente normale smettere di cimentarsi sotto le lenzuola. Colpa di pregiudizi e paure ingiustificate

sesso e terza età

Il sesso degli anziani in terza età resta ancora un tabù. Benchè Jane Fonda non perda  l’occasione di urlare che a 74 anni  gode più di prima, la metà degli italiani, sia uomini che donne, “tira i remi in barca” dopo i 60 anni, e ritiene perfettamente normale dire addio all´intimità di coppia perchè “si ha una certa età”.

È il dato allarmante emerso da un´indagine a tappeto della Siu, la Società italiana di urologia, che ha intervistato 16mila persone in 100 piazze italiane nell´ambito del progetto “L´Urologia fa strada”, i cui risultati sono stati illustrati oggi in occasione dell´apertura del convegno nazionale dell´associazione a Roma.

 

 

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Le paure degli over 60

Pregiudizi e paure, dopo i 60, la fanno da padrone. E il 48% degli intervistati, uomini e donne, ritiene che dopo una certa età una riduzione della funzione erettile sia normale.

Eppure, fa notare Giuseppe Vespasiani, direttore della Clinica Urologica dell´Università di Tor Vergata, “dopo i 60 anni si può avere una regolare attività sessuale, anzi migliora lo stato psicofisico.

Ma rimangono paure sul sesso in terza età, alcune giustificate, molte altre frutto di pregiudizi, che vanno assolutamente combattute. Per questo serve molta informazione: il rapporto con il medico è centrale”.

 

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In questo senso, fondamentali sono i farmaci contro il deficit erettile, oggi molto diffusi: “Possono aiutare molto l´intimità di coppia – avverte Vespasiani – ma i pazienti non devono essere lasciati a loro stessi nel assumere questi farmaci, vanno seguiti e indirizzati”.

Anche perché, ed è un´altra delle novità segnalate dagli urologi, il boom di Viagra e simili riguarda sempre di più i giovani: “Registriamo un uso non appropriato di questi farmaci – sottolinea Vespasiani – in fasce di età dove non ci sarebbe assolutamente bisogno. Vengono utilizzati come un ‘aiutino’, e non come un farmaco che deve intervenire su determinate disfunzioni”.

Anche in questo caso, avvertono gli urologi, “servono appropriate campagne di comunicazione e di prevenzione, per sensibilizzare giovani e meno giovani su queste tematiche troppo spesso avvertite come tabù”.

Ma  dopo i 60 ci sono anche molte “scoperte”

Chi  la pensa diversamente è la sessuologa Chiara Simonelli residente della European Federation of Sexology secondo la quale, superato lo stress e le pressioni sociali   tipiche tra le persone in carriera  tra i 30 ed i 50 anni  nella terza età si è più liberi di esplorare la sfera sessuale: più tempo per il corteggiamento, il gioco e l’erotismo ed il desiderio sessuale non diminuisce, anzi, fuori dalle ansie di maternità( nelle donne) e dall’attenzione al figlio non voluto ( gli uomini) nella terza età si vive una seconda adolescenza, tanto che in molti casi si riscopre anche l’autoerotismo, come riconferma della propria identità di genere.

Senza contare poi la migliore qualità di vita che deriva dall’attività sessuale protratta a lungo. A livello fisico vi è un rilascio di molecole legate al benessere, come le endorfine. Ma c’è un impatto anche a livello mentale ed emotivo: come hanno osservato i ricercatori dell’Università della Florida, in uno studio pubblicato sulle pagine del Journal of Sexual Medicine,  il sesso aiuta a sentirsi attivi, desiderati e, più in generale, ancora vitali. La prova:  sul campione di oltre 1800  volontari studiati dai ricercatori  il 55 per cento degli uomini e il 45 per cento delle donne over sessanta sessualmente attivi, hanno dichiarato che partecipano maggiormente alle attività sociali, sono iscritti almeno a due club ricreativi, si dedicano a passeggiate 1-2 volte alla settimana, non fumano e assumono meno farmaci.

 

Redazione Staibene

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