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Separati in casa: arriva il “codice anti-liti” per la ex coppia

Per i “separati in casa“, la tipologia della convivenza tra le coppie  in crisi più diffusa d’Italia, arriva un “Codice anti-liti” che  risolve tutti i problemi.

Ad inventarlo è una delle più famose matrimonialiste d’Italia, l’avvocatessa Anna Maria Bernardini De Pace, che a forza di ascoltare i casi anche traumatici e dolorosi delle coppie che vanno in frantumi, ha pensato ad una soluzione che evita  disastri ambientali e di relazione e protegge soprattutto i figli, quando ci sono.

Di che si tratta? Semplice, è una  scrittura privata che non esiste in nessuna legge, regolamento, linee guida  e che pare funzioni perchè elimina le possibili liti fra moglie e marito che non si amano più, riduce le spese e i sensi di colpa e soprattutto – ma ci vogliono animi sereni – crea anche una possibile complicità  coniugale.

 

Cos’è il codice anti-liti

L’avvocatessa non lo chiama Codice anti-liti ma preferisce dargli un  nome  in positivo e lo definisce un “accordo di pace tra separati in casa”. E’ in sostanza un patto scritto nel quale  i due coniugi, senza bisogno di ricorrere alla separazione ufficiale, per il fatto che hanno accertato  la fine del loro amore, ma anche constatando che separarsi costa e rende  la quotidianità molto più complicata, decidono di continuare a vivere sotto lo stesso tetto mettendo però per iscritto tempi, modalità, regole di convivenza.

 

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Cosa prevede il  Codice

Qualche esempio? Chi porta i figli a scuola, chi li accompagna a fare sport o dal medico; chi paga le bollette; chi dorme in camera da letto e chi sul divano; chi e quando lascia la casa libera per una sera; chi cucina, chi pulisce, chi porta a spasso i cani.

Insomma, tutte le incombenze che la coppia svolgeva quando era unita dall’amore e che venivano svolte  regolarmente in base alla tacita intesa dei ruoli, ora sono frutto di un accordo che stila diritti e doveri del separato in casa,  nel comune interesse di mandare avanti una convivenza senza problemi pratici.

Gli adempimenti  previsti del Codice anti-lite  sono obbligatori, salvo accordi fra le parti. L’unico adempimento non obbligatorio è la fedeltà coniugale.  Ovvero, viene sdoganata la figura dell’amante e può persino capitare che il patto indichi – o quanto meno non vieti – che a cena ci si possa qualche vota trovare anche in tre.

Le parti (così possono ormai essere definiti  i coniugi separati in casa), possono anche decidere se presentare il Patto al giudice nel caso di una separazione vera e propria e, quando lo firmano, si impegnano a versare l’80% dl proprio stipendio su un conto corrente comune dal quale attingere per le spese di casa e figli.

 

Chi sono i contraenti

I firmatari tipo  – spiega la Bernardini – sono persone che magari non fanno più sesso da chissà quanto, che non sono più innamorate, che per vari motivi fingono di essere ancora una coppia. Indirettamente se ne giovano anche i figli che  non assistono più a spostamenti continui a liti fra genitori sul chi fa cosa, non c’è nessuno dei due coniugi che deve cercare  una nuova casa, pagare nuove bollette.

 

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Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

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