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 2010


Mappa della Salute
CARCINOMA DEL COLLO DELL'UTERO

A cosa è dovuto
Il carcinoma del collo dell'utero è il primo tumore ad essere riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un'infezione. L'insorgenza di questa neoplasia è infatti causata dal papillomavirus umano (HPV), un virus a DNA capace di infettare le cellule squamose della cervice e di trasformarle in cellule neoplastiche. Oltre a provocare il carcinoma del collo dell'utero, la forma clinica sicuramente più grave e letale tra quelle indotte dal papillomavirus, è la causa di un'ampia gamma di patologie genitali ed extra-genitali, che vanno da forme benigne ma estremamente fastidiose e talvolta difficili da trattare (quali i condilomi anogenitali) alle lesioni cervicali iniziali, alla papillomatosi respiratoria ricorrente, fino ad altre neoplasie anogenitali.
L'infezione da HPV è molto frequente: si stima che il papillomavirus infetti oltre il 75% della popolazione sessualmente attiva, con un picco di prevalenza negli adolescenti e nei giovani adulti.
Le infezioni da HPV sono acquisite in seguito a contatti interpersonali intimi, in particolare durante i rapporti sessuali, e riguardano oltre il 75% delle persone sessualmente attive. Durante un rapporto sessuale in cui uno dei partner è infetto, il contatto fisico tra i genitali determina la trasmissione del virus. L'uso del profilattico offre una protezione sempre importante ma parziale, a differenza di quanto si osserva nei casi di altri patogeni genitali. II profilattico, infatti, non può proteggere completamente dall'infezione in quanto le zone colpite possono essere anche al di fuori dell'area da esso coperta.


Come si presenta
I papillomavirus sono un ampio ed eterogeneo gruppo di virus che infetta le cellule epiteliali squamose dell'organismo e che comprende oltre 100 tipi virali, anche detti genotipi, con caratteristiche di adattabilità e di oncogenicità diverse. Di questi, circa la metà predilige la pelle (causando le comuni verruche dei piedi o delle mani), mentre l'altra metà infetta le mucose anogenitali. I virus che infettano gli apparati genitali sono classificati in genotipi a basso rischio oncogeno, associati a lesioni benigne (condilomi anogenitali, lesioni di basso grado), e ad alto rischio oncogeno, associati al carcinoma cervicale e ad altri tumori del tratto anogenitale.
I genotipi virali ad alto rischio più frequentemente implicati nel carcinoma del collo dell'utero e dei tumori anogenitali sono i tipi 16 e 18. I quattro tipi (6, 11, 16, 18) verso i quali è diretto il vaccino sono responsabili dei due terzi delle forme di malattia correlate al papillomavirus: per la precisione del 75% del carcinoma della cervice uterina, del 70% delle lesioni precancerose del collo dell'utero, del 70% dei casi di cancro della vulva e della vagina e del 90% dei condilomi genitali. I condilomi genitali sono una manifestazione molto fastidiosa e spesso ricorrente che può avere un forte impatto sulla vita personale di donne e uomini.
In Europa si stima che ogni anno siano 650.000 le malattie genitali correlate a questi 4 tipi virali. Anche altre forme di tumore anogenitale (pene, uretra) e alcune neoplasie della testa e del collo (lingua e tonsille) risultano associate a questi tipi virali ad alto rischio.
Il carcinoma del collo dell'utero è classificato in base alle cellule da cui ha origine: l'80% delle forme neoplastiche è costituito dai carcinomi squamosi, che derivano dalle cellule epiteliali più superficiali, mentre il 15% circa è costituito dagli adenocarcinomi, che originano dalle ghiandole della cervice. Il 3-5% dei tumori cervicali ha invece un'origine mista e rientra nella famiglia dei carcinomi adenosquamosi.
In generale, il tumore ha origine da un'alterazione cellulare indotta dal papillomavirus umano: le cellule infettate iniziano a moltiplicarsi senza controllo, fino a manifestarsi come lesioni che sono classificate in neoplasie intraepiteliali cervicali (CIN) con 3 diversi stadi di "gravità" (1, 2 e 3) indicativi del rischio di progressione a carcinoma invasivo.
Nella maggior parte dei casi (70-90%) l'infezione da HPV è transitoria (con una durata media di 8 mesi) e guarisce spontaneamente nel corso di 2 anni, grazie all'intervento del sistema immunitario. Nei casi che non si risolvono spontaneamente, tale persistenza nel tempo può portare a sviluppo di lesioni evidenziabili clinicamente. Alcuni fattori, come il fumo, possono favorire tale progressione. Inoltre, i tipi ad alto rischio mostrano una percentuale di persistenza maggiore. Tra l'infezione e il manifestarsi delle lesioni precancerose trascorre del tempo (anni), in alcuni casi la progressione può essere molto più rapida (soli 14 mesi dall'infezione). I programmi di screening con la diagnosi precoce consentono di identificare le lesioni precancerose prima che esse evolvano in carcinoma e hanno fortemente contribuito alla riduzione della mortalità da cancro del collo dell 'utero. La diagnosi precoce, tuttavia, non può evitare l'esposizione al virus e tutte le sue conseguenze, ma solo evidenziarle quanto più precocemente possibile.



Chi colpisce
Il carcinoma del collo dell'utero rappresenta la seconda causa di morte, dopo il cancro della mammella, tra le donne di età compresa tra 15 e 44 anni in Europa e la prima nei Paesi in via di sviluppo, dove è anche il tumore femminile più diffuso. Ogni anno questa forma tumorale è diagnosticata in circa 470.000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni, delle quali 33.500 in Europa e 3.500 solo in Italia; mentre i decessi stimati sono 15.000 e 1.100 rispettivamente in Europa e nel nostro Paese. Negli Stati Uniti sono in media 9.700 i nuovi casi di carcinoma del collo dell'utero registrati annualmente. In termini di diffusione del tumore esistono rilevanti differenze geografiche, legate soprattutto alla diversa implementazione e distribuzione dei programmi di screening organizzati per la sua prevenzione.


Cura
Negli ultimi 40 anni, nella maggior parte dei Paesi industrializzati, l'incidenza dei carcinomi invasivi della cervice si è notevolmente ridotta, soprattutto grazie all'implementazione di programmi di screening e di diagnosi precoce, oltre che al miglioramento delle condizioni igieniche della popolazione. Il confronto tra i dati epidemiologici degli anni settanta e quelli attuali evidenziano una netta diminuzione dell'incidenza della neoplasia, che da 14 casi ogni 100.000 donne si è ridotta a meno di 10 casi.
Da oltre 50 anni l'esame citologico messo a punto e sviluppato da Georgios Papanicolau (Pap test) costituisce il più efficace strumento di diagnosi precoce del carcinoma della cervice uterina. Dalla sua introduzione nel 1955, il test ha infatti contribuito alla drastica riduzione (di almeno 6-7 volte) dell'incidenza del tumore nei Paesi industrializzati.
Da qualche anno, allo screening citologico, si è aggiunta l'identificazione e la caratterizzazione molecolare dei ceppi di HPV presenti nel tratto genitale.
Nel 2006, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, è stato autorizzato l'uso di un vaccino quadrivalente per la prevenzione delle lesioni causate da HPV 6 e 11, responsabili del 90% circa dei condilomi genitali, e dai tipi 16 e 18, cui vengono attribuiti circa il 75% dei carcinomi della cervice uterina. L'efficacia preventiva del vaccino è stata valutata su oltre 21.000 donne di età compresa tra i 9 e i 26 anni, in 33 Paesi di tutto il mondo. Agli studi hanno contribuito anche diversi istituti di ricerca italiani. Il vaccino è in grado di prevenire, ma non di curare eventuali lesioni o infezioni preesistenti. Con la somministrazione del vaccino, si istruisce il nostro organismo a "respingere" il virus naturale una volta che esso verrà a contatto con l'individuo: grazie alla produzione di anticorpi neutralizzanti è possibile evitare "l'entrata" del virus nell' organismo e prevenire le conseguenze che il papillomavirus umano potrebbe provocare nel tempo.
Alla luce dell'elevato tasso di mortalità che ancora oggi si registra nella popolazione femminile a causa del cancro del collo dell'utero nonostante le intense attività di screening per la diagnosi precoce (Pap-test) - nonché dell'alta frequenza delle altre patologie genitali causate dal papilloma virus umano - la vaccinazione rappresenta senza dubbio l'unica arma per la prevenzione della malattia da HPV.

Il punto di forza: un vaccino quadrivalente.
Sviluppato da Merck in collaborazione con un gruppo di ricercatori del National Cancer Institute (Usa), Gardasil è il primo vaccino messo a punto contro il papillomavirus: è un vaccino quadrivalente diretto contro 4 tipi virali di HPV (6, 11, 16 e 18). Tali ceppi sono responsabili dei due terzi delle forme di malattia correlate al papillomavirus. Per la precisione, del 75% dei carcinomi della cervice uterina, del 70% delle lesioni precancerose deI collo dell'utero, del 70% dei casi di cancro della vulva e della vagina e del 90% dei condilomi genitali. Pertanto Gardasil offre una protezione ad ampio raggio nei confronti delle forme più diffuse tra le patologie HPV-correlate.

A chi è indirizzato il vaccino.
Il vaccino è indicato nei bambini e adolescenti (entrambi i sessi) di età compresa tra 9 e 15 anni e nelle giovani donne di età compresa tra 16 e 26 anni.
Poiché il vaccino non cura un'eventuale lesione o infezione in corso, chi non è mai stato esposto al virus otterrà il massimo vantaggio dalla vaccinazione. Il vaccino somministrato negli adolescenti potrà esprimere, quindi, il massimo della sua efficacia. Proprio per questo, le autorità sanitarie statunitensi ed europee hanno raccomandato la somministrazione di norma alle ragazze di 11-12 anni. In molti Stati, come negli USA, è anche raccomandata la vaccinazione in donne di età compresa tra 13 e 26 anni. Infatti, sebbene dopo l'inizio dell'attività sessuale si abbia una notevole possibilità di essere esposti all'HPV, è comunque altamente improbabile che entro il 26° anno le donne siano state esposte a tutti e 4 i tipi virali prevenuti dal vaccino. Quindi, anche per le donne sessualmente attive è opportuno considerare la vaccinazione come strumento di prevenzione.
In Italia, è prevista una campagna di vaccinazione gratuita per le ragazze nel 12° anno di età, mentre per tutte le altre fasce di età previste nell'indicazione è possibile acquistare il vaccino in farmacia, dietro presentazione di ricetta medica.

Un'efficacia preventiva forte e ad ampio raggio.
Gardasil ha dimostrato, in studi clinici condotti su oltre 21.000 soggetti, un'efficacia sino al 100% nella prevenzione delle lesioni precancerose del collo dell'utero e del cancro del collo dell'utero. Essendo l'unico tipo di vaccino antipapillornavirus a contenere anche i ceppi 6 eli, Gardasil è in grado di prevenire la quasi totalità (99%) dei condilomi genitali conferendo un beneficio precoce per la salute, considerando che i condilomi e le lesioni iniziali si manifestano più rapidamente rispetto al cancro.
Il vaccino ha mostrato, inoltre, un'efficacia protettiva del 100% nei confronti delle lesioni di alto grado della vulva e della vagina causate da HPV di tipo 6, 11, 16 e 18.

Una protezione a lungo termine.
La forza di un vaccino risiede non solo nella sua capacità di immunizzare l'organismo nei confronti di un determinato patogeno, ma anche di conferire una protezione a lungo termine. In uno studio della durata di 5 anni, Gardasil ha mostrato di prevenire il 100% delle lesioni cervicali e dei condilomi genitali causati dai 4 ceppi vaccinali e di indurre, dopo tale periodo, una risposta immunitaria forte e rapida. Gardasil ha pertanto dimostrato di aver stimolato quella che si defmisce una "memoria immunitaria", segno del mantenimento di un'efficacia preventiva a lungo termine.

La protezione "crociata" nei confronti di altri ceppi virali.
I benefici della vaccinazione con Gardasil vanno oltre la protezione nei confronti dei 4 tipi virali contenuti nel vaccino. Dall'analisi dei dati di due studi clinici che hanno coinvolto un elevato numero di pazienti (circa 15.000), è stato dimostrato che il vaccino è in grado di prevenire il 40% circa delle lesioni precancerose provocate da altri lO ceppi virali ad alto rischio oncogeno, diversi da quelli contenuti nel vaccino.

L'efficacia in donne già esposte all'infezione.
Il vaccino quadrivalente ha mostrato di avere un'efficacia preventiva fino al 100% nelle giovani donne che non sono ancora state esposte al virus HPV. In donne già positive a uno o più tipi di HPV tra quelli contenuti nel vaccino, non sono stati ottenuti risultati, ma è stato dimostrato che si mantiene invece la piena efficacia preventiva per i tipi rimanenti.

Un beneficio in più: la prevenzione dei tumori della vulva e della vagina.
In seguito ai dati degli studi di efficacia, della durata di 3 anni, è risultato che Gardasil è stato in grado di prevenire anche il 100% delle lesioni precancerose della vulva e della vagina causate dai virus HPV 16 e 18. Per questo motivo è stata richiesta un'estensione delle indicazioni del vaccino. Si tratta di un dato importante se si considera che le lesioni vulvari e vaginali in Europa ammontano a circa 30.000 ogni anno (nuove lesioni) e che la profilassi di tali forme aiuterebbe a limitare la diffusione di altri due tumori, più rari rispetto al cancro del collo dell'utero, ma la cui incidenza è andata aumentando considerevolmente negli ultimi 30 anni (negli Stati Uniti l'incidenza del tumore vulvare invasivo è salita del 20% tra il 1973 e il 2000).

Sicuro e ben tollerato.
Il vaccino è stato "progettato" per generare una risposta immunitaria, utilizzando involucri proteici che simulano il virus, ma che non contengono DNA virale. In questo modo si ottiene un'elevata efficacia preventiva e il massimo profilo di sicurezza.
Il profilo di tollerabilità e sicurezza del vaccino quadrivalente è stato valutato in studi che hanno coinvolto migliaia di adolescenti e giovani donne in diversi Paesi nel mondo. Gli effetti indesiderati più comuni sono stati rilevati a livello del sito di iniezione, come dolore, gonfiore e arrossamento. Tra gli effetti generali è stato riscontro un modesto stato febbrile. Le autorità sanitarie statunitensi ed europee hanno stabilito che il vaccino è sicuro ed efficace nelle donne di età compresa tra 9 e 26 anni.





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