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Diabete, quanto conta l'attività fisica

31/10/2012
Diabete, quanto conta l'attività fisica

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Oggi, più che in passato, i diabetici possono condurre una vita attiva e indipendente a patto cha abbiano una cura costante e attenta dalla loro malattia. Il ruolo terapeutico dell´attività fisica era conosciuto fin dall´antichità. Areteo di Cappadocia raccomandava ai suoi pazienti con la malattia dalle urine "dal sapore di miele" (di qui l´aggettivo mellito) di camminare molto. Egli aveva intuito che una regolare attività muscolare permetteva al glucosio di essere metabolizzato e quindi di abbassare quel parametro, la glicemia, ancora non conosciuta a quell´epoca, che è il marker specifico del diabete. Già nel 1926, il medico diabetico Lawrence dimostrò che l´allenamento fisico rafforza l´effetto insulinico tipico: regolare la glicemia. Dopo la scoperta dell´insulina (nel 1921) e lo sviluppo di nuovi farmaci per la cura del diabete, l´importanza dell´attività fisica è stata poco presa in considerazione dalla comunità diabetologica. A partire da qualche decennio dopo, però, per merito del grande pioniere statunitense della diabetologia, il dottor Joslin, l´attività fisica fu nuovamente considerata - almeno nella teoria - come uno dei tre pilastri della terapia per combattere il diabete. Eppure, forse perché vissuto come uno strumento estraneo alla persona, quasi come una punizione per ridurre i livelli glicemici, non molti diabetici svolgono regolare attività fisica e ancora meno per il semplice piacere di farlo. Solo negli ultimi 15-20 anni a mano a mano che la meccaniazione ha ridotto sempre di più il nostro dispendio energetico quotidiano, la comunità medica, e di recente anche le istituzioni sanitarie nazionali, hanno "riscoperto" l´importanza dell´attività fisica e dello sport. Esso infatti rappresenta un metodo economico (non ha un costo specifico) ed ecologico (non intossica come i farmaci e non ha effetti collaterali) per migliorare la salute. In particolare, nel soggetto diabetico una regolare attività fisica apporta i seguenti vantaggi:
  • abbassa i livelli della glicemia;
  • riduce il fabbisogno di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti;
  • riduce le concentrazioni circolanti di trigliceridi e aumenta quelli del colesterolo buono (HDL);
  • riduce in tal modo il rischio di aterosclerosi e di sofferenza coronarica;
  • migliora l´ossigenazione dei tessuti (capillarizzazione);
  • migliora la performance cardiorespiratoria;
  • migliora l´ipertensione arteriosa lieve;
  • aumenta la massa muscolare ed ossea;
  • migliora il coordinamento motorio (riducendo così il rischio di frattura);
  • potenzia la risposta immunitaria;
  • migliora il tono dell´umore e la sensazione di benessere fisco-psichico.
Tutto ciò avviene perché lo sforzo muscolare fa aumentare drasticamente il fabbisogno di ossigeno e delle sostanze che, bruciando, forniscono energia: glucosio (derivante dal cibo appena assunto e dal glicogeno immagazzinato nei muscoli e nel fegato) e acidi grassi (assunti con il cibo ma soprattutto liberati dal tessuto adiposo di deposito). Inoltre, durante l´attività fisica il glucosio richiede una quantità minima di insulina per trasferirsi dal sangue ai muscoli. Dunque, l´attività fisica regolare, soprattutto se di tipo aerobico (che consente un grande apporto di ossigeno ai muscoli), aiuta non solo a trattare ma spesso addirittura a prevenire il diabete di tipo 2, dato che questo deriva da un´aggravamento progressivo della resistenza insulinica. Nel diabete di tipo 1 lo sport ha ugualmente effetti molto positivi, ma richiede una capacità più raffinata di adattare le dosi di insulina e l´apporto di alimenti alle proprie necessità e di imparare a riconoscere meglio le proprie reazioni per evitare di incorrere in improvvise crisi ipoglicemiche (dovute a un eccessivo dosaggio di insulina o di antidiabetici orali e sono in genere favorite dall´attività muscolare oppure anche da un ridotto apporto alimentare. Non va dimenticato che il glucosio risulta essere il principale substrato energetico del cervello, perciò la sua carenza può provocare disturbi della funzione cerebrale e persino il coma, nel caso in cui il deficit sia prolungato. La crisi ipoglicemica si presenta con molti sintomi quali: sudorazione, tremori, senso di fame, tachicardia, ansietà, cefalea, vertigini, sdoppiamento delle immagini, diminuzione dello stato di concentrazione, confusione mentale, coma) seguite da una iperglicemia di compenso. Ma cosa si intende per attività fisica regolare? Un´attività che abbia almeno la frequenza di 3 volte la settimana e duri almeno 30 minuti a seduta.

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