• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

753 visite

Roma, primo trapianto al mondo di cellule del pancreas anti-rigetto

La laparoscopia rende più efficace il rilascio dell’insulina prodotta. E fa sperare nello stop dell’insulina ai diabetici

Azzerano il rischio di rigetto. E aprono nuove speranze per l’eliminazione definitiva dell’insulina ai diabetici. Sono le due grandi novità che porta con sé il primo trapianto al mondo di cellule pancreatiche (le insule, che sono addette alla produzione di insulina e la cui carenza determina l´insorgenza del diabete), eseguito al Policlinico Umberto I di Roma dal direttore del Centro Trapianti dell´Umberto I Pasquale Berloco, dal professor Massimo Rossi dello stesso Centro e dal Gruppo Diabetologico dell´Università di Perugia coordinato dal professor Riccardo Calafiore.
La caratteristica fondamentale dell’operazione è stata duplice: le cellule pancreatiche impiantate sono state incapsulate in microsfere e collocate in una zona precisa, vicinissime al fegato. Ciò comporta due enormi vantaggi: le capsule, in materiale biocompatibile, evitano il rischio del rigetto, mentre la nuova tecnica laparoscopica consente di rendere il rilascio dell´insulina prodotta estremamente efficace, tanto che la speranza è di arrivare a sospenderla totalmente nei diabetici così trapiantati.
A chiarire la novità dell´intervento, lo stesso Berloco: “E’ un metodo unico al mondo, al quale stiamo lavorando da 20 anni. In precedenza le insule venivano direttamente iniettate negli organi addominali del paziente, ma l’organismo le classificava come elementi estranei. C’era sempre il rischio di una reazione di rigetto, per evitare la quale il paziente era costretto ad assumere pesanti farmaci immunosoppressivi per tutta la vita”. Con la nuova tecnica, invece, le insule vengono incapsulate in microsfere in materiale biocompatibile: “L’organismo, in questo caso, riconosce le microsfere come elementi non estranei”. Risultato: viene evitato il rischio del rigetto e il paziente non ha dunque più bisogno di assumere gli immunosoppressivi. Allo stesso tempo, le sferette sono in grado di assicurare il rilascio dell’insulina, essendo dotate di microfori.
Ma l’intervento presenta anche un secondo elemento di novità, l’utilizzo della tecnica laparoscopica: “In precedenza”, chiarisce Calafiore, “le insule venivano iniettate sotto la guida di un ecografo, ma in questo modo la sede dell´impianto non è ben visibile. Con la laparoscopia, invece, siamo in grado di collocare le cellule pancreatiche in punti precisi e avendo ben visibile il luogo dell´impianto”. Un vantaggio enorme perché, in questo modo, le insule possono essere collocate esattamente nelle vicinanze del fegato (la prima sede dove agisce l´insulina), il che “consente un più efficace rilascio dell´insulina prodotta”. La speranza è dunque di arrivare ad una totale sospensione dell´insulina nei pazienti così trapiantati (finora, con le “iniezioni” di insule, si è riusciti a sospenderla solo in parte).

Redazione Staibene.it – novembre 2006
Antonio Napolitano
Redazione Staibene

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}