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Uomo-robot: arriva la mano artificiale che fa sentire il tatto

Un addestramento speciale
La signora Almerina ha dovuto lavorare sodo, perché per prima cosa ha dovuto superare il rigetto   psicologico per un arto bionico. Per la sperimentazione infatti non contavano solo le caratteristiche dell’amputazione subita ma anche lo stato dei nervi da collegare agli elettrodi e soprattutto la volontà  e  la tenacia del paziente.

Poi ha dovuto sottoporsi per sei mesi ad un addestramento.  La signora ha trascorso i sei mesi al Gemelli “per imparare ad usare la mano meccanica attraverso la percezione dei segnali partiti dal cervello e poi ad esso restituiti dopo aver compiuto il movimento” – spiega il neurologo del Gemelli Eduardo Fernandez –  ma alla fine il risultato è arrivato.” Mi è cambiata la vita – ha commentato la signora – all’improvviso ho riconosciuto la stoffa e il legno”.

 

I prossimi obiettivi
Nell’immediato, dice  Silvestro Micera l’ingegnere che ha messo a punto il sistema,  l’obiettivo è di miniaturizzare il dispositivo che  in fase sperimentale era posto nello zainetto e di renderlo  così piccolo da poter essere racchiuso nella mano. Ma il futuro è appena iniziato e apre speranze di grande ampiezza.

 

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