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Risonanza magnetica

Viene utilizzata per individuare una grande varietà di malattie che coinvolgono gli organi e i tessuti del corpo

analisi strumentali

È un’indagine diagnostica che fornisce immagini molto dettagliate, anche tridimensionali, del corpo umano. È una metodica più recente, rispetto alla Tac (Tomografia assiale computerizzata) ed è ancora in piena evoluzione.

A cosa serve

La risonanza magnetica è tra le più moderne tecniche diagnostiche per immagini oggi disponibili. Viene utilizzata per individuare una grande varietà di malattie che coinvolgono gli organi e i tessuti del corpo.
A differenza della normale indagine radiologica, infatti, è ingrado di evidenziare anche minime differenze di densità (e, quindi, una possibile anomalia tra i differenti tessuti di un organo), visualizzandole anche se sono localizzate in profondità.
È particolarmente utile nello studio delle malattie del cervello e della colonna vertebrale, dell’addome, di fegato e utero, dei grossi vasi sanguigni (come l’aorta) e del sistema muscolo-scheletrico (per esempio, le articolazioni). Non solo: è anche l’indagine più indicata per lo studio dei tessuti molli (sistema nervoso, cuore…).

Come prepararsi e come si svolgono i test

Prima di sottoporsi a una risonanza magnetica, bisogna anzitutto togliersi tutti gli oggetti di metallo che si portano addosso: orologi, catenine, orecchine, anelli, eccetera: potrebbero smagnetizzarsi, venire danneggiati dall’impatto con il campo magnetico generato dall’apparecchiatura o provocare danni al nostro corpo.
Se viene usato il mezzo di contrasto – un liquido che a discrezione del medico e a seconda del tipo di malattia da diagnosticare, viene iniettato per riconoscere meglio la struttura di un organo e diagnosticare con più sicurezza un eventuale problema – è preferibile essere a digiuno da almeno 8 ore. Nessun problema se il paziente fa uso di farmaci: non interferiscono con l’esame.
La risonanza magnetica è un esame indolore, non pericoloso, giusto un po’ fastidioso perché richiede di restare assolutamente immobili, distesi su un lettino all’interno di un grosso tubo: questo può essere quasi del tutto chiuso (con la sola apertura per l’ingresso del paziente) o aperto sui due lati. Per generare il campo magnetico, il macchinario provoca molto rumore: per questo vengono di solito forniti al paziente dei tappi per le orecchie. La durata è di circa 30 minuti o poco più, dipende dalla parte del corpo esaminata. La consegna del referto è relativamente rapida: di solito già il giorno stesso. Ci sono delle controindicazioni: la risonanza magnetica non può essere assolutamente fatta dai portatori di pace-maker e dalle donne al primo trimestre di gravidanza; viene invece solo sconsigliata a chi ha viti metalliche nel corpo, chi porta lenti intraoculari oppure ha uno o più bypass coronarici, alle donne che portano la spirale anticoncezionale e a chi ha tatuaggi sul corpo (perché il colore nero contiene un pigmento ferroso che potrebbe modificarsi).

I valori di riferimento

Non esistono valori di riferimento specifici, come invece accade per le analisi di laboratorio. La valutazione del referto (che di solito consiste in pellicole o lastre, ma viene rilasciato al paziente anche sotto forma di supporto magnetico o digitale) è lasciata all’esperienza clinica del radiologo che, osservati gli organi, descrive quello che “ha visto”: eventuali infiammazioni, lesioni, tumori, eccetera.

Redazione Staibene

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