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Respinti dal gruppo? Come capire il perchè

Per la prima volta una ricerca universitaria ha studiato la ragione sorprendente che porta ad escludere una persona dal gruppo sociale. Eccola.

bullismo

Essere esclusi da gruppo, evitati, isolati è l’emarginazione sociale più dolorosa per uomini e donne di ogni età. Da bambini l’emarginazione può manifestarsi nel gruppetto che a scuola gioca sempre insieme e isola il bambino  “secchione”, “diverso”  “violento”;  da anziani, può essere l’isolamento che si manifesta in una compagnia di un centro anziani ma anche in famiglia  a causa dei parenti; da adulti è la situazione che fa dire a Nanni Moretti la famosa battuta del film Ecce Bombo:” Mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte?”.

Comunque sia, a qualunque età avvenga, essere esclusi da gruppo è comunque una sofferenza non priva di conseguenze.

Della situazione si sono occupati e se ne occupano molto gli psicologi ma mancava finora una fonte scientifica che desse una spiegazione documentata alle ragioni di fondo di ciò che determina l’esclusione, soprattutto ai meccanismo che la scatenano.

 

 

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Le cause dell’esclusione dal gruppo

Ebbene, ora una spiegazione c’è ed ha un fondamento scientifico.  Un gruppo di ricercatori dell’Università di Basilea si è posta l’obiettivo di studiare il fenomeno e ha cominciato ad allineare osservazioni obiettive e correlazioni affidabili.

Ha dunque ingaggiato 480 soggetti  per sottoporli ad un test cognitivo che ha lasciato pochi dubbi.

Si voleva sottoporre a verifica la ragione più conclamata dell’esclusione e dell’emarginazione sociale di una persona  e cioè la tendenza della società ad espellere coloro che possono in qualche modo creare un pericolo agli altri ed alla comunità. Tesi però non confermata empiricamente dalla circostanza che sono sempre più frequenti anche le esclusioni nei confronti di soggetti per nulla pericolosi, anzi verso soggetti deboli ed indifesi, come dimostrano i frequenti casi di bullismo.

 

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I ricercatori hanno così   dato avvio all’esperimento mostrando ai  480 soggetti cavia delle foto ritoccate al computer che alteravano alcuni individuo facendoli apparire ” freddi e distanti” piuttosto che caldi ed empatici”.

Dopodichè  hanno sottoposto all’osservazione  brevissima di non oltre 2 secondi le stesse foto i soggetti campione rivolgendo loro subito la domanda a bruciapelo:” questa persona può restare nel gruppo o va cacciata?”.

Evidente la finalità della prova, e cioè verificare se l’espressione del volto di una persona genera a prima vista inclusione o esclusione sociale.

 

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Un risultato sorprendente che fa pensare

Ebbene, i ricercatori  visti i risultati della prova  si sono sentiti in dovere di precisare subito che non esiste alcuna prova scientifica di una correlazione tra carattere e aspetto fisico. Ma, “messa in salvo l’anima” con questa affermazione hanno poi serenamente sentenziato che  le immagini di soggetti con espressione “fredda e distaccata” erano stati scartati  e cioè cacciati dal gruppo in misura nettamente superiore alle immagini delle foto ritoccate in metodo da apparire” caldi ed empatici”.

In sintesi, benchè non ci sia alcuna relazione tra carattere ed espressione del viso, la prima impressione che diamo di noi, quella che  emerge dall’espressione del nostri viso rischia di trasformarsi in chi non ci conosce in un giudizio morale con conseguenze  drammatiche come l’esclusione dal gruppo.

Un’altra dimostrazione che , al contrario del proverbio è proprio “l’abito che fa il monaco”.

 

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Bruno Costi
direzione staibene.it

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