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Le ragadi anali si eliminano così

Cosa sono esattamente le ragadi anali? Come si combattono? Esiste un modo per prevenirle? Ecco tutte le risposte che cercavi.

Se c’è qualcosa capace di incidere pesantemente sulla qualità della vita, sono le ragadi anali. Le ripercussioni che comportano sono tante e tutte diverse: oltre al dolore localizzato, che può essere anche molto intenso, ne risente la funzionalità gastrointestinale (sotto forma di una stipsi), ci rimettono le relazioni sociali, le abitudini, il lavoro…
Ma cosa sono esattamente le ragadi anali? Come si combattono? Esiste un modo per prevenirle? Cerchiamo di approfondire il problema.

 

Che cosa sono le ragadi anali

Problema frequente in età adulta, seconda causa di visita specialistica proctologica dopo le emorroidi, le ragadi anali sono piccole ferite longitudinali o vere e proprie ulcere che si formano nel rivestimento cutaneo del canale anale.
Possono provocare prurito ed emorragia al momento della defecazione, ma il problema principale di chi ne soffre è il dolore, spesso molto forte e a volte quasi insopportabile: “Per intensità e regolarità di comparsa, il dolore provocato dalla ragade non ha eguali tra le patologie anali. I pazienti descrivono la sensazione provata come il passaggio di pezzi di vetro durante l’evacuazione”, spiega il professor Mario Pescatori, coordinatore della Unità di Colonproctologia della clinica “Ars Medica” di Roma.
In certi casi il problema diventa cronico, con conseguenze ancora più devastanti per l’equilibrio psicofisico di chi ne soffre. A quel punto, risolvere il dolore si fa ancora più impellente.

 

Le cause delle ragadi anali

Le cause del problema possono essere diverse:

  • difficoltà di evacuazione;
  • feci dure e asciutte;
  • infiammazione dell’ultimo tratto dell’intestino;
  • lo stress, che può provocare un’eccessiva contrazione dello sfintere anale (cioè la muscolatura anale interna) 

 

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Come si affrontano le ragadi anali

Prima ancora della terapia farmacologica vera e propria, le ragadi anali si affrontano agendo sulle abitudini quotidiane. Anzitutto bisogna intervenire sull’igiene personale. E dunque, in particolare:

  • usare un lubrificante (per esempio, la vaselina) prima di ciascuna evacuazione;
  • evitare sforzi eccessivi al momento di evacuare;
  • non usare troppa carta igienica e lavarsi con acqua tiepida: l’acqua fredda può peggiorare la contrazione dello sfintere anale;
  • se non è possibile lavarsi, usare salviettine imbevute di soluzioni emollienti e lenitive;
  • fare impacchi di soluzione fisiologica (500 ml di acqua e 2 cucchiaini di sale), 2-3 volte al giorno, per 10 minuti circa;
  • mantenere sempre asciutta la cute intorno all’ano;
  • non usare biancheria intima in tessuti sintetici.

 

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L’importanza della dieta alimentare

Importante anche intervenire nell’alimentazione. Ecco come:

  • mangiare tanta frutta e verdura, più tutti gli alimenti che contengono tante fibre: è un modo per arricchire la massa delle feci e rendere l’evacuazione più semplice;
  • bere tanta acqua e tanti succhi di frutta nel corso della giornata;
  • evitare cibi troppo speziati o troppo piccante. Soprattutto, niente pepe;
  • adottare un lassativo che ammorbidisca le feci, evitando rigorosamente quelli che irritano la parete intestinale: fondamentale, sotto questo aspetto, chiedere consiglio al proprio medico o al farmacista di fiducia;

 

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Come si curano le ragadi anali

In caso di forme acute del problema, il trattamento conservativo (a base di farmaci) è il più efficace e sicuro. L’intervento chirurgico, in questi casi, è da evitare perché ha un alto tasso di rischio di provocare – come effetto collaterale – incontinenza fecale.
Le Linee Guida internazionali raccomandano di iniziare la terapia delle ragadi anali con il trattamento farmacologico, ricorrendo in prima battuta alle pomate a base di trinitroglicerina insieme con i calcioantagonisti, riservando il trattamento chirurgico solo se non ci sono segnali di miglioramento significativi dopo 6 settimane.
Il primo obiettivo è quindi di riuscire a curare con una terapia medica lo spasmo sfinterico indotto dalle ragadi. Un obiettivo reso finalmente possibile dai nuovi farmaci, evitando l´intervento chirurgico che va riservato soltanto ai casi più gravi.

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Redazione Staibene

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