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Psoriasi, ecco cos’è e come si riconosce

I dati emersi dall’ultima Giornata mondiale della psoriasi parlano chiaro. Questa malattia infiammatoria della pelle è assai più diffusa e importante di quanto si possa immaginare. Colpisce 130 milioni di persone nel mondo e in Italia circa il 3% della popolazione.
E costringe i pazienti a vivere in condizioni psicologiche, oltre che fisiche, molto difficili e delicate: le conseguenze sulla vita di relazione (in famiglia, sul lavoro, ecc.) possono essere infatti molto pesanti.
Ma siamo davvero sicuri di saperla riconoscere? Posto che solo uno specialista (in questo caso, un dermatologo) può individuare con certezza se siamo di fronte o meno alla psoriasi, vale la pena di fissare alcuni punti fermi.
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Secondo il professor Alberto Giannetti, presidente della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), la psoriasi si manifesta con lesioni della pelle ricoperte da squame biancastre che si staccano facilmente grattandole.
Compare di solito tra i 20 e i 40 anni, ma può colpire anche persone di età più avanzata o, al contrario, ancora più giovani.
È più frequente al cuoio capelluto, ai gomiti, alle ginocchia e alla regione lombo-sacrale, ma in realtà non c’è una zona della pelle immune dalla malattia, che può colpire anche (seppure con frequenza minore) a livello delle mucose esterne: labbra, lingua, genitali esterni maschili e femminili.
La psoriasi può assumere aspetti diversi. Il più frequente è la forma cosiddetta “a placche”, che si presenta con lesioni grandi (oltre dieci centimetri), medie (alcuni centimetri), piccole (come una monetina) o minime (pochi millimetri).
Vi sono poi forme di psoriasi che si manifestano a livello delle regioni palmo-plantari o ancora con pustole localizzate a livello palmo-plantare o – in casi più rari – a tutto il corpo.
La psoriasi si accompagna spesso ad altri disturbi metabolici, chiamati nel loro insieme “sindrome metabolica”: eccesso di peso o addirittura obesità, diabete e aumento del colesterolo, dei trigliceridi e dell’uricemia. Tutto questo favorisce le malattie cardiovascolari, che infatti nei pazienti psoriasici hanno un’evoluzione più grave.
Infine, nel 30% circa dei pazienti la psoriasi cutanea si associa a un interessamento articolare: in tale eventualità, nel 75% dei casi l’esordio cutaneo della malattia precede quello articolare, in un altro 10% dei casi la forma cutanea e quella articolare sono sincrone mentre nel restante 15% la psoriasi articolare precede quella cutanea.
La psoriasi articolare può colpire la colonna (spondiloartrite), le articolazioni sacro-iliache (sacro-ileite) e le articolazioni periferiche.
In Italia dal 2005 è attivo il progetto Psocare, promosso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) insieme con i principali altri soggetti del settore. Si tratta di una rete di assistenza, informazione e aiuto dei malati, attraverso centri riconosciuti dalle Regioni.
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Redazione Staibene

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