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Prostata e sesso: stop al tumore ma non al “piacere”

Prostata e sesso non vanno più in conflitto grazie all’intervento chirurgico che asporta il tumore senza provocare impotenza e incontinenza. Ecco come funziona.

Prostata e sesso: stop al tumore ma non al "piacere"

Lo spauracchio del tumore alla prostata accompagna la vita di un uomo (e della sua donna) da sempre non tanto perché sia pericoloso per la vita, quanto perché  ha avuto come effetto collaterale  la fine dell’attività sessuale.

Ora però non è più così perché  con le nuove tecniche  chirurgiche  che si affidano ai robot, la vita sessuale continua con soddisfazione nell’80% dei casi. Ed è una festa  che rallegra il futuro di molti uomini di mezza età e le loro rispettive compagne. Ma come stanno realmente le cose?

 

Perché  gli uomini rischiano il tumore alla prostata

 

Il rischio di tumore alla prostata è negli uomini molto elevato per ragioni naturali legate all’età. L’ingrossamento della prostata comincia dopo i 40 anni,  ed il rischio di accompagnarsi ad un tumore sta aumentando man mano che la vita media si allunga. Secondo i dati dell’Airc   1 tumore su 16 in Italia è alla prostata e in 2 casi su 3  le vittime sono uomini sopra i 65 anni.

La diffusione dell’analisi del sangue per il controllo del livello di PSA che è l’indicatore di una possibile evoluzione tumorale ha consentito negli  ultimi anni di diagnosticare precocemente e di intervenire per tempo.

 

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Ed infatti  di cancro alla prostata si guarisce nel 90% dei casi con una ottima qualità della vita successiva all’intervento.

I problema sono gli effetti collaterali che riguardano sia l’impotenza sessuale sia l’incontinenza urinaria.

 

Cosa c’entra  la prostata con la vita sessuale

 

Prostata e sesso.  Chiariamo intanto subito il nesso tra quella ghiandola che sta dietro il retto, la prostata, e la sessualità di un uomo.

Il compito che madre natura ha dato a quella ghiandola è di produrre parte del liquido seminale che l’uomo genera durante il rapporto sessuale.

La produzione del seme maschile non ha nulla a che vedere con il piacere sessuale in sè che nasce da stimoli di altra natura che originano nel cervello. Ma i trasmettitori che dal cervello  arrivano al pene, generando l’erezione, sono costituiti da fasci nervosi che passano proprio in mezzo alla ghiandola prostatica. Sicchè quando  le cellule della prostata crescono in modo innaturale a causa di un tumore ed il chirurgo deve procedere all’asportazione della prostata, il rischio di tranciare quei  fasci nervosi è molto elevato.

E se ciò avviene, come accadrebbe ad un circuito elettrico di cui si taglia un filo interrompendo il flusso della elettricità, analogamente la resezione dei fasci nervosi della prostata interrompono la trasmissione degli impulsi del piacere dal cervello al pene, determinando 2 tipi di effetti sessuali collaterali: l’impotenza all’erezione; e l’impotenza all’eiaculazione.

Secondo i dati Airtum, trascorsi 3 mesi dall’intervento chirurgico tradizionale, gli uomini che perdevano l’erezione e la virilità erano l’80% e quelli che perdevano la continenza urinaria il 40%; dopo 1 anno la situazione migliorava un po’ ma l’impotenza  riguardava comunque il 60% degli uomini e l’incontinenza urinaria il 20%. Una circostanza considerata drammatica per  la dignità e la virilità di molti uomini.

 

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Il robot che salva la vita sessuale dopo il tumore alla prostata ( segue)

direzione staibene.it

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