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Praticare l’infibulazione diventerà un reato

Fino a 12 anni di carcere per la mutilazione che hanno già subito 30 mila donne in Italia

“Una ferita sempre aperta, nel corpo e nel cervello”. Così definisce l’infibulazione chi è stata costretta a provarla sulla propria pelle, chi attraverso questa pratica atroce, che comporta la rimozione totale o parziale dei genitali femminili, ha subito la menomazione della propria identità di donna. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, le vittime di questa pratica tanto antica quanto terribile sarebbero 130 milioni nel mondo. L’Italia, con circa 30 mila immigrate che hanno subito una mutilazione genitale e 5 mila bambine che rischiano la stessa sorte, è il primo Paese europeo per numero di donne infibulate. Non basta: i numeri del problema mettono i brividi: una bimba su tre muore, infatti, per conseguenze legate all’intervento, il più delle volte condotto (anche nel nostro Paese) senza gli strumenti e le condizioni igieniche adeguate. Ed è facile immaginare il prezzo pagato da chi sopravvive: infezioni (tra cui anche l’aids), infiammazioni urinarie, emorragie, rapporti sessuali dolorosi, cisti e fibromi.
Ora, grazie a una legge appena approvata in via definitiva dal Senato, l’infibulazione sarà considerata un reato. Chi se ne renderà autore rischierò dai quattro ai dodici anni di detenzione. A sostegno della normativa, che mira a frenare una violazione “dei diritti fondamentali all’integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine”, saranno realizzate campagne informative rivolte anche alle persone che provengono dai Paesi in cui è in uso questa pratica. Previste anche l’istituzione di un numero verde e la promozione di iniziative di sensibilizzazione dei cittadini sul tema, sia nelle scuole che nelle strutture sanitarie e presso i servizi sociali.


Redazione Staibene.it – gennaio 2006


Redazione Staibene

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