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Ecco come fare per essere felici (secondo gli psicologi)

Ogni anno quasi due milioni e mezzo di italiani ricorrono a cure o servizi degli psicologi che hanno tracciato un sorprendente identikit del paziente infelice tipo: eccolo.

Se il ricorso allo psicologo è l’indice per misurare l’infelicità delle persone, prendete nota di questa realtà: per essere felici bisogna essere uomini, vivere nel centro sud d’Italia, non essere laureati ed avere o meno di 25 anni o più di 44.

Perchè? Perchè il profilo  di chi in Italia ricorre alle cure dello psicologo, e dunque tanto felice non è, è l’esatto contrario: è donna, ha tra i 25 e i 44 anni,  una laurea e vive nel nord, soprattutto in Veneto, Trentino e Alto Adige. Così, almeno, sentenzia l´Ordine degli psicologi del Lazio, che ha condotto un’indagine sul’identikit del paziente tipo che finisce sul lettino dello psicologo .

 

Il vecchio detto ” beata l’ignoranza” sembra dunque trovare riscontro nelle statistiche degli psicologi, i professionisti che vivono quotidianamente a contatto con i problemi mentali delle persone.

Secondo l´indagine, che ha coinvolto oltre 4.000 persone, sono 2,3 milioni gli italiani che ogni anno ricorrono a servizi e consulenze nell´ambito psicologico (5,5% della popolazione). In sei casi su dieci l´assistito è donna, ma anche tra gli esponenti del “sesso forte” inizia a crescere la confidenza con la psicologia: rispetto al 2004, infatti, il loro numero è aumentato dell´8%.

 

Felicità di coppia, quanto conta il sesso

 

 

Più della metà  dei pazienti (57%) si colloca tra i 25 e i 44 anni, con un picco nella fascia 35-44. Resta ridotto invece lo spazio degli “over 65″, che ricorrono alla psicologia solo nel 6% dei casi (140 mila persone) a causa di diffidenza e pregiudizi.

Il Nord Italia rappresenta oggi il 64% della domanda di psicologia e, rispetto a un´indagine precedente condotta nel 2004, si osserva in particolare che l´utenza del Nord Est è cresciuta quasi del 9%. Al Centro e al Sud, invece, diminuisce il numero di contatti (rispettivamente dell´8% e del 2%).

 

Il ricorso al lettino dello psicologo, si legge ancora nello studio, aumenta tra gli abitanti dei piccoli centri (fino a 20 mila abitanti), che rappresentano un polo significativo di utenza (30%) assieme a quello delle città  più grandi sopra i 100 mila abitanti (30%).

Tra gli utenti dei servizi psicologici crescono infine i laureati e i post laureati (+5%), mentre diminuiscono i soggetti con minore scolarizzazione.

Dall´altro lato aumentano i lavoratori autonomi, mentre calano del 9% gli operai e gli impiegati, che si rivolgono allo specialista non tanto per problemi legati al lavoro, quanto per affrontare malesseri che interessano la sfera personale”.

 

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Redazione Staibene

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