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Pendolari, 9 consigli per sopravvivere agli attaccabottone

Come sopportare stress e fatica nei viaggi quotidiani in treno o bus

I pendolari ? Sono asociali, tendono a isolarsi dal prossimo. Ma non lo fanno per ostilità preconcetta nei confronti del prossimo. Lo fanno per rendere il viaggio meno pesante. Insomma: per “sopravvivere”.

I “pendolari”, sono i lavoratori (ma non soltanto loro) costretti a spostarsi ogni giorno lungo una tratta in treno o in pullman che dura diverse ore.

Spesso sono viaggi stressanti e faticosi, in condizioni anche molto difficili. Una sociologa americana si è presa la briga di studiarli, per evidenziarne le caratteristiche nei comportamenti. Ne è venuta un´indagine molto interessante, che svela tratti dei pendolari che pochi si sarebbero aspettati.

 

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Evitare il contatto con il prossimo
Evitarsi a tutti costi, con ogni mezzo più o meno lecito. E soprattutto impedire a chiunque, con tecniche esplicite o subliminali, di occupare il posto di fianco. Nell´esercito dei pendolari che ogni mattina salgono su treni e bus per raggiungere il posto di lavoro, non ce n´è uno che non conosca e rispetti questa regola aurea. E che, negli anni, non abbia perfezionato l´unica strategia per uscire mentalmente indenni dal viaggio su un mezzo di trasporto affollato: stare larghi, scoraggiare chi si avvicina e troncare sul nascere qualunque possibilità di contatto con l´altro. Un codice non scritto che ora è finito nel mirino della scienza, grazie all´impresa di una sociologa dell´università di Yale.

 

 

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Lo studio
Per studiare vizi e virtù dei pendolari, la ricercatrice ha speso 3 anni a viaggiare in autobus in lungo e in largo negli States, percorrendo migliaia di miglia. Si chiama Esther Kim e le sue conclusioni sono pubblicate sulla rivista scientifica “Symbolic Interaction”.

Per prima cosa, quella che per i pendolari non è né più né meno di una pura tecnica di sopravvivenza, in realtà ha un nome scientifico: “Comportamento asociale transitorio”, lo chiama Kim. È il risultato, spiega, dell´accumulo di “una lunga serie di frustrazioni legate al dover dividere a lungo spazi pubblici di ridotte dimensioni”, costretti alla convivenza coatta con persone quasi sempre estranee, che nella migliore delle ipotesi suscitano indifferenza e nella peggiore fastidio. E così, per tenerle lontane vale tutto: trafficare artificiosamente con computer, tablet e telefonini; far finta di dormire; accatastare di tutto sul sedile di fianco, addirittura simulare la follia osservando il vuoto con sguardo alienato.

 

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Portare a termine il viaggio

I fattori che trasformano l´aspirante compagno di viaggio in un nemico da respingere, precisa Kim, solitamente non dipendono affatto da questioni etniche o di genere. L´obiettivo confessato dai passeggeri alla ricercatrice americana è semplicemente “evitare il matto”. “Un pendolare”, racconta la studiosa, “mi ha spiegato che lo scopo finale era portare a termine il viaggio”, uscirne sani e salvi. “Mi ha anche detto che avrei dovuto evitare le persone grasse, perché sudano di più e rischiano di avere un cattivo odore”. Un´insofferenza malcelata che si traduce in una “calcolata azione” anti-sociale, che a sua volta “rientra più in generale nella cultura dell´isolamento sociale negli spazi pubblici”, interpreta l´esperta.

Ma crearsi il deserto attorno quando il bus o il treno sono strapieni e i posti liberi si contano su una mano è un lavoro duro, osserva Kim. Uno stress nello stress, che richiede sforzo e una lunga specializzazione sul campo, per guadagnarsi una sapienza che i più generosi tentano di trasmettere ai nuovi arrivati.

 

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I consigli

Ecco tutti i consigli che la sociologa ha raccolto dai viaggiatori più navigati:

  • 1) Evitare lo sguardo delle altre persone;
  • 2) Schiacciarsi contro il finestrino e stendere le gambe ´a barriera´;
  • 3) Piazzare una maxi-borsa sul sedile libero al proprio fianco;
  • 4) Occupare il posto corridoio e mettersi le cuffiette fingendo di non sentire chi vorrebbe sedersi al posto finestrino;
  • 5) Sistemare il maggior numero possibile di oggetti sul sedile vuoto, in modo da scoraggiare chi vorrebbe occuparlo e ha fretta di sedersi;
  • 6) Guardare fuori dal finestrino con occhi vacui “da pazzo”;
  • 7) Far finta di dormire;
  • 8) Mettere il cappotto sul sedile di fianco per far credere che non sia libero;
  • 9) In casi disperati mentire: se tutti i trucchi precedenti falliscono, negare l´evidenza e dire che il sedile vuoto è già occupato.

 

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Redazione Staibene

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