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Più del dolore, fa paura la non autosufficienza

E’ il principale timore per il 40% degli italiani in caso di malattia

Non è il dolore, ma l’impossibilità di potersi gestire da sé, la principale paura degli italiani in caso di malattia. Lo rivela l’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis.
Secondo la ricerca, il 40,9% dei nostri connazionali considera la non autosufficienza il problema numero uno in caso di malattia. Soltanto il 30,2% teme invece il dolore collegato alla patologia in corso.

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Tumori, il futuro delle terapie mininvasive parla italiano

A Cernobbio la prima conferenza mondiale di oncologia interventistica

Eliminare piccoli tumori senza ricorrere al bisturi, ma tramite Tac, ecografie e robot. È il principio di base della cosiddetta oncologia interventistica, un insieme di tecniche non invasive il cui atto di nascita viene celebrato per la prima volta al mondo in Italia, a Cernobbio: nel piccolo centro in provincia di Como, si tiene infatti dal 12 al 16 giugno il World Conference on Interventional Oncology (WCIO), prima conferenza mondiale sull’argomento, che riunisce oltre 600 specialisti provenienti da 38 Paesi di tutto il mondo.
La “cinque giorni” sarà aperta da Umberto Veronesi, direttore scientifico dell´Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, e presieduta da Luigi Solbiati, primario dell´Unità operativa di Radiologia interventistica all´ospedale di Busto Arsizio (Varese). Con 950 pazienti curati dal 1995 a oggi, la struttura detiene infatti la leadership mondiale nel trattamento dei tumori del fegato con l´alcolizzazione e la radiofrequenza. Metodiche mininvasive in cui la mano del chirurgo, guidata dall´ecografo, interviene senza tagli e “brucia” i tessuti malati.
Con la conferenza di Cernobbio, atto ufficiale di nascita dell’oncologia interventistica, l’Italia stabilisce anche un primato: diventa pioniera di questa nuova branca della medicina anti-cancro. Tutto ciò, grazie al ruolo fondamentale che numerosi centri del nostro Paese hanno avuto sia nella fase di sperimentazione sia in quella di diffusione nel mondo di questo tipo di cure.

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Il Piemonte è la regione che più teme i tumori

Tre residenti su quattro, molto più della media nazionale

Il 75,8% dei residenti in Piemonte considera il tumore come la malattia che più può incidere, oltre che sulla salute, sulla qualità della vita. Un dato decisamente superiore alla media nazionale, ferma al 67,5%. È uno dei risultati dell’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis.
Anche le altre regioni prese in considerazione dall’indagine (Umbria, Puglia e Sardegna) fanno registrare dati superiori alla media italiana, ma non così evidenti come il Piemonte.

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Gran Bretagna, primo trapianto di cuore pulsante

L’organo espiantato rimane in funzione grazie a una pompa

Dopo la Germania, anche la Gran Bretagna sperimenta una tecnica rivoluzionaria che consentirà di raddoppiare il numero di trapianti annui di cuore. Si tratta del trapianto di cuore pulsante, realizzato nelle scorse settimane al Papworth Hospital di Cambridge su un paziente di 58 anni, che sara´ presto dimesso. La nuova metodologia prevede il mantenimento dell´organo dopo l´espianto in uno stato di costante funzionamento fisiologico grazie a un´apposita pompa che garantisce il rifornimento di sangue.
Secondo Chris Rudge, direttore dell´unità trapianti del servizio sanitario britannico, si tratta di un “significativo sviluppo” per la chirurgia cardiovascolare. Sviluppata dalla società Usa TransMedics, la pompa artificiale pochi minuti dopo l´espianto viene collegata al cuore, rifornendolo di sangue arricchito con ossigeno e sostanze nutritive, a una temperatura appena inferiore a quella corporea. Grazie a questo sostegno artificiale, l´organo in pratica non cessa di funzionare, consentendo quindi allo staff medico di avere più tempo a disposizione prima del trapianto.
Un passo importante rispetto alle tecniche finora utilizzate che si basano sulla conservazione del cuore nel ghiaccio per un periodo di tempo non superiore alle sei ore, trasformando ogni intervento di trapianto in una sorta di disperata lotta contro il tempo.

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Estratto di gardenia contro il diabete di tipo 2

Uno studio Usa: “Contrasta l’enzima che inibisce la secrezione di insulina”

Dalla millenaria esperienza della medicina cinese, un rimedio naturale contro il diabete di tipo 2 che potrebbe rappresentare una nuova frontiera per la medicina occidentale nella cura di questa malattia: l’estratto del frutto della gardenia. Lo dimostra uno studio del Bradford Lowell of Beth Israel Deaconess Medical Center e dell´Harvard Medical School, pubblicato sulla rivista “Cell Metabolism”. I ricercatori hanno verificato che le sostanze chimiche contenute in questa pianta sono in grado di combattere le disfunzioni pancreatiche che provocano l´insorgenza del diabete. In particolare, si è scoperto che la gardenia contiene genipina, un elemento in grado di bloccare la funzione dell´enzima Ucp2, colpevole di inibire la secrezione di insulina. “Questa proprietà”, ha spiegato Chen-Yu Zhang, una delle ricercatrici, “può far pensare alla possibilità di elaborare nuovi farmaci a base di gardenia. Ma saranno necessari ulteriori approfondimenti prima di iniziare a investire realmente sui benefici di questa pianta”.

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Se sei ipertesa, il sesso è un problema

Le donne con la pressione alta sono due volte più a rischio di disfunzioni sessuali

Le donne che soffrono di ipertensione sono due volte più a rischio di disfunzioni sessuali rispetto a quelle che hanno valori normali di pressione. Lo dimostra un’indagine realizzata dal dottor Michael Doumas per conto dell’American Society of Hypertension su 417 donne in età sessualmente attiva. Il 42% di quelle ipertese ha mostrato problemi di scarso desiderio, difficoltà o impossibilità di raggiungere l’orgasmo, dolore durante il rapporto. Condizioni evidenziate solo dal 19% delle donne la cui pressione era normale.

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Alcol in gravidanza? Sì, grazie. A patto che…

Una ricerca inglese: piccole quantità  di vino, birra o superalcolici non danneggiano il feto

Due lattine di birra alla settimana, due bicchieri di vino, un goccio di grappa. Non è il programma di disintossicazione di un alcolista, ma le alternative che una futura mamma si può concedere a tavola durante la gravidanza. Ribaltando una della più solide convinzioni in fatto di dolci attese, gli esperti inglesi del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists hanno stabilito che piccole quantità di alcol non danneggiano il feto. In particolare, sono ammesse due unità alcoliche (pari a 24 g di alcol puro, che si trovano per esempio in 66 cl di birra, 20 cl di vino o 8 di superalcolici) non più di due volte la settimana.

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Con l’agopuntura la gravidanza raddoppia

Abbinata alla terapia ormonale, questa pratica orientale aumenta le probabilità  di restare incinte

L’agopuntura raddoppia le probabilità di gravidanza. Lo dimostra un recente studio realizzato dall’università tedesca di Witten Herdecke, a Dortmund, secondo cui questa pratica orientale avrebbe grande efficacia se abbinata alla tradizionale terapia ormonale. Oltre 100 donne sono state sottoposte per tre giorni consecutivi, subito dopo il trattamento ormonale, a una seduta di agopuntura da 30 minuti nelle aree del corpo collegate alla fertilità. Risultato: più di 30 sono rimaste incinte.

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Vino rosso fa buon… udito

Secondo una ricerca americana, un bicchiere al giorno previene i cali dovuti all’età 

Un bicchiere al giorno toglie l’otorino di torno. Secondo una ricerca condotta dagli scienziati americani della Michigan University, oltre a proteggerci dai problemi di cuore e di pressione, il vino rosso sarebbe in grado di prevenire i forti cali di udito tipici dell’età avanzata. Grazie al resveratolo presente nell’uva, infatti, si rallenta la formazione dei radicali liberi, le scorie dell’organismo responsabili dell’invecchiamento e del danneggiamento della peluria nella parte più interna dell’orecchio.

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L’appendicite si opererà dalla bocca

Una tecnica rivoluzionaria già  sperimentata con successo in Usa, presto anche in Italia

L’appendicite non farà più paura. L’operazione più diffusa eppure più temuta dagli italiani si prepara a una rivoluzione. Il chirurgo indiano Nagy Reddy della Johns Hopkins University di Baltimora, negli Usa, ha appena presentato a Roma una nuova tecnica che consiste nell’asportare l’appendice introducendo sottili e flessibili strumenti chirurgici dalla bocca. Il metodo, già applicato con successo su venti pazienti, arriverà presto anche in Italia.

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