• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero
164 visite

I piemontesi soddisfatti della loro sanità regionale

Alla base del gradimento, la buona qualità  delle prestazioni offerte

La regione più soddisfatta dei servizi sanitari locali è il Piemonte. E il dato di gradimento è di gran lunga superiore alla media nazionale. Secondo l’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis, il 60,5% dei piemontesi promuove a pieni voti le strutture della salute pubblica regionali. Un risultato nettamente superiore al dato nazionale, fermo al 50,7%.
Ancora più netto, di conseguenza, il distacco tra la quota di residenti che valutano come inadeguati i servizi sanitari rispetto alla media italiana: 29,1% contro il 39%.
Alla base del gradimento, soprattutto la qualità delle prestazioni offerte.

224 visite

Primo trapianto da padre a figlio in due centri diversi

Il genitore ha donato una parte di fegato al Niguarda Ca’ Granda di Milano. L’intervento è stato completato agli Ospedali Riuniti di Bergamo

Sono buone al momento le condizioni del piccolo paziente sottoposto nei giorni scorsi al trapianto di fegato grazie alla donazione parziale da parte del padre. Ma bisognerà attendere ancora diversi giorni prima di poter dire l’ultima parola.
L’intervento da vivente è stato eseguito per la prima volta in Italia in due centri diversi, grazie alla collaborazione degli ospedali Niguarda Ca’ Granda di Milano e Ospedali Riuniti di Bergamo. L’équipe diretta a Milano da Luciano De Carlis ha eseguito il prelievo di una piccola sezione del fegato del papà, che è stata trapiantata al figlio ricoverato nell’ospedale di Bergamo, dall’équipe diretta da Michele Colledan, responsabile dell’Unità di chirurgia generale III e del Centro Trapianti. L’intervento, durato cinque ore, si è svolto regolarmente e non ha presentato particolarità tecniche rispetto alla routine.
È dal 1997 che gli Ospedali Riuniti di Bergamo eseguono trapianti di fegato con la tecnica dello split liver, che consiste nella divisione i due parti del fegato di un donatore cadavere e che consente di trapiantare due pazienti adulti. Con questa tecnica è stato finora possibile trapiantare tutti i bambini che si sono rivolti al Centro, con tempi d’attesa medi attorno ai 30 giorni, senza mortalità in lista d’attesa per i casi elettivi, e senza la necessità di ricorrere, finora, al trapianto da donatore vivente. Ultimamente però l’età media dei donatori sta progressivamente rendendo più difficile l’utilizzo dell’organo nei bambini, con la conseguenza di un progressivo incremento del tempo medio di attesa della lista pediatrica. Per alleggerire la lista d’attesa, si è ritenuto allora necessario avviare un programma di trapianto da donatore vivente nel bambino.

220 visite

Medici, oltre 120 mila in più negli ultimi vent’anni

In aumento anche i dentisti: più 30 mila dal 1991 a oggi. Ci sono un medico ogni 165 abitanti e un odontoiatra ogni 1.124

Medici e dentisti italiani crescono al ritmo di un vero e proprio boom. Secondo gli ultimi dati, resi noti in occasione del rinnovo degli organi istituzionali della Fnomceo per il triennio 2006-2009, sono stati resi noti i numeri degli iscritti ai singoli ordini professionali.
Il quadro che emerge esprime questi numeri: 353.945 sono i medici iscritti oggi all´Albo (erano 235.230 nel 1985) mentre 51.975 sono gli odontoiatri (erano 22.065 nel 1991). La Lombardia è la regione in cui operano il più alto numero di iscritti medici (51.200) e odontoiatri (8.291) seguita dal Lazio (41.578 medici e 5.432 odontoiatri). L´incidenza dei medici iscritti in Lombardia sul dato nazionale è del 14,4 (era il 13,9 nel 1985) mentre quella dei medici del Lazio è dell´11,7 (era l´11,8).
Mettendo a confronto i dati Istat sulla popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2005 con i numeri della Fnomceo, si scopre che oggi esiste 1 medico ogni 165 abitanti e un odontoiatra ogni 1.124 residenti. Visto che nel 1981 la popolazione residente era di 56.557.067, si registra che all´inizio degli anni ´80 l´incidenza professionale medica era di 1 su 240: il salto in questi 25 anni è stato impressionante.

153 visite

Dal maiale Ogm una terapia anticolesterolo

Colesterolo alto? Via libera a salsicce e pancetta. Arriva da una ricerca condotta dall’americana Harvard Medical School, la ricetta del futuro per affrontare i problemi di grassi cattivi nel sangue.

Colesterolo alto? Via libera a salsicce e pancetta. Arriva da una ricerca condotta dall’americana Harvard Medical School, la ricetta del futuro per affrontare i problemi di grassi cattivi nel sangue. Pubblicata sulla rivista “Nature Biotechnology”, lo studio sostiene di aver fatto nascere maialini geneticamente modificati con alti livelli di Omega-3, un tipo di acido grasso noto per i suoi benefici effetti sulla salute umana, soprattutto nelle malattie dismetaboliche come quelle cardiovascolari, il diabete, livelli alti di colesterolo “cattivo” e nelle malattie infiammatorie come l´artride reumatoide.
Gli Omega 3 sono presenti in natura nel pesce azzurro. Ma poiché negli ultimi decenni il consumo di pesce è diminuito, anche a causa degli alti contenuti di metalli pesanti ritrovati nel pescato, avere lo stesso acido grasso nei maiali e, quindi, nella pancetta, nelle salsicce o in altri prodotti derivati dalla lavorazione del maiale, può rappresentare un vantaggio per i consumatori e per la loro salute.
Per aumentare i contenuti di Omega 3 nel maiale, gli scienziati hanno realizzato maialini con un gene in più che codifica per una proteina capace di convertire un altro tipo di acido grasso in Omega 3. Questo è solo il primo passo di una ricerca ancora lunga, nell’ambito della quale, ammettono i ricercatori, si dovrà verificare se i maialini generati con un gene in più si manterranno sani, se i livelli di Omega 3 rimarranno alti anche quando il maiale diventerà adulto, e se il sapore della carne resterà inalterato.

233 visite

I laureati vivono più a lungo

Non sarà  l’elisir di lunga vita, ma l’università  assicura comunque una discreta fetta di esistenza in più.

Non sarà l’elisir di lunga vita, ma l’università assicura comunque una discreta fetta di esistenza in più. La laurea, stando a una ricerca dell’Istituto di medicina sociale e preventiva delle Università di Berna e Zurigo, assicurerebbe in media sette anni di vita in più rispetto a chi si ferma al diploma di scuola superiore. In particolare, gli studi universitari avrebbero maggiori effetti benefici sugli uomini: le donne si fermerebbero a 3,6 anni in più.
Il direttore dell’istituto, Matthias Egger, ha chiarito che ovviamente nessuno vive più a lungo solo perché è in possesso di un titolo universitario. La migliore istruzione incide però sulla qualità della vita, sulle risorse finanziarie, sul contesto sociale e professionale e sulla consapevolezza dei rischi in materia di salute. Chi ha accesso a una formazione di alto livello risulta quindi avvantaggiato.

255 visite

Trapianto di cornea: addio bisturi, c’è il superlaser

Primo trapianto di cornea realizzato in Italia interamente con l’aiuto di un robot che sfrutta l’azione di un laser a pulsazione ultraveloce.

Primo trapianto di cornea realizzato in Italia interamente con l’aiuto di un robot che sfrutta l’azione di un laser a pulsazione ultraveloce. Nell’intervento, che risale al 24 marzo ed è perfettamente riuscito nella Clinica oftalmologica dell’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, è stato utilizzato un laser che emette impulsi microscopici della durata brevissima: un miliardesimo di secondo. Questo strumento consente di realizzare dei tagli molto precisi sui tessuti dell’occhio del paziente, sostituendo completamente l’impiego di bisturi, trapani o lame taglienti. “In questo modo”, ha spiegato Leonardo Mastropasqua, direttore del Centro regionale di eccellenza in Oftalmologia di Chieti, “viene superato il limite della chirurgia corneale tradizionale, astigmatismo e cicatrizzazione, ottenendo una migliore qualità della visione e un rapido recupero funzionale”.
Ma in cosa consiste il trapianto di cornea? Mediante un intervento di microchirurgia, si sostituisce non l’organo, ma il tessuto di cornea malata, che consente un recupero della funzione visiva del paziente in tempi brevi, e non necessita di una lunga degenza in ospedale.

264 visite

Pediatri italiani promossi a pieni voti

Sono una figura cruciale del Servizio sanitario nazionale e le famiglie italiane mostrano di avere piena fiducia in loro.

Sono una figura cruciale del Servizio sanitario nazionale e le famiglie italiane mostrano di avere piena fiducia in loro. Sono i pediatri, promossi a pieni voti per competenza, scrupolosità e disponibilità. Lo dimostrano i risultati dell’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis.
Secondo l’indagine, il 37,4% degli italiani valuta il proprio pediatra con un “ottimo” in pagella. Il 43,2% dà un giudizio appena più moderato: “bravo”. Complessivamente, dunque, i pareri positivi raggiungono e superano l’80%. Decisamente circoscritti i voti negativi: solo il 15% del campione degli intervistati valuta il proprio pediatra appena “sufficiente” e un 4,4% esprime la propria insoddisfazione con un “insufficiente”.

229 visite

La spesa pubblica per i farmaci? Un investimento

Gli italiani: contribuisce a tutelare un bene strategico.

La spesa pubblica farmaceutica rappresenta una quota rilevante della spesa dello Stato per la salute. Eppure il denaro pubblico diretto verso l’acquisto dei farmaci non è visto come uno spreco, dagli italiani, ma piuttosto come un investimento. È una delle rilevazione contenute nell’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la Ricerca Biomedica e dal Censis.
Lo studio rivela come il 77,3% dei nostri connazionali consideri la spesa pubblica per i farmaci un investimento in quanto contribuisce alla tutela di un bene strategico come la salute. Solo il 22,7% vede invece un costo che sottrae risorse a spese più importanti.

407 visite

Più il seno è asimmetrico, più si rischia il cancro

Le donne con seni di dimensioni differenti corrono pericoli maggiori di sviluppare un tumore al seno.

Le donne dai seni di dimensioni differenti corrono pericoli maggiori di sviluppare un tumore al seno. E quanto più ampia è l’asimmetria, tanto più alto sarà il pericolo. Lo ha dimostrato uno studio dell’Università di Liverpool condotto sulle mammografie di 504 donne nell’arco di otto anni, tra il 1979 e il 1986, i cui risultati sono stati appena pubblicati.
Una differenza di volume tra i due seni pari a 100 ml comporterebbe un incremento del rischio di tumore alla mammella pari al 50%, che crescerebbe con lo stesso ritmo per ogni 100 ml ulteriori di differenza. Ma secondo la dottoressa Diane Scutt, che ha coordinato la ricerca, i risultati non sono ancora sufficienti per essere applicati alla pratica clinica.

318 visite

A Napoli il primo trapianto di gabbia toracica

E’ stata la mancanza di alternative a convincere i medici ad adottare una tecnica mai usata prima

È stata la mancanza di alternative a convincere i medici ad adottare una tecnica mai usata prima di trapianto di gabbia toracica su un paziente affetto da tumore. Per l’eccezionale intervento, eseguito a Napoli dal professor Gaetano Rocco, primario del reparto di Chirurgia toracica dell’Istituto per la cura dei tumori Pascale, sono state utilizzate ossa di cadaveri.
La decisione è stata presa perché la funzionalità del cuore e dei polmoni del paziente affetto da tumore alle costole, già operato nel 2005, erano compromessi e di conseguenza la vita del paziente era a rischio. Non rimaneva che tentare questo tipo di trapianto.
“Per l’intervento”, ha spiegato il professor Rocco, “sono state utilizzate strutture protesiche in cemento e materiale impermeabile ‘ancorate’ a un nuovo sterno costituito da un osso lungo 20 centimetri, prelevato da un cadavere e utilizzato come struttura portante della nuova impalcatura toracica”.
Secondo l’équipe del Pascale l’intervento chirurgico è riuscito e il rigetto acuto è stato superato: “Per quanto in questi casi sia necessaria la massima cautela, è anche vero che il tipo di conservazione dell’osso a 70° sotto zero porta a un ridotto rischio di rigetto”. Ma per avere certezza della riuscita dell’intervento, avvenuto il 22 febbraio, dovranno trascorrere tre mesi, il tempo necessario perché l´osso iliaco prelevato ad un cadavere e utilizzato come nuovo sterno, riprenda la vascolarizzazione.

}