• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero
276 visite

Uno studio olandese boccia il gergo tecnico dei medici

Non solo confonde i pazienti, ma mette a rischio il risultato degli studi e delle ricerche scientifiche.

Non solo confonde i pazienti, ma mette a rischio il risultato degli studi e delle ricerche scientifiche. A bocciare il gergo tecnico usato dai camici bianchi è il ricercatore olandese Ronald Cornet, dell’Academic Medical Center di Amsterdam. Secondo Cornet anche gli studi clinici ed epidemiologici dipendono dalla chiarezza del gergo medico: questo deve essere il più possibile corretto e non deve dar luogo a equivoci.
Gli scivoloni sono più facili anche per colpa dei computer. I pazienti sempre più spesso sono registrati in forma elettronica piuttosto che su carta. Ciò rende più semplice la ricerca delle informazioni. Ma se per indicare la patologia di un paziente si usa la dicitura “diabete mellito di tipo II” e per un altro “DM tipo II”, la ricerca dei dati alla fine non darà risultati completi.
Se tutti usassero gli stessi termini medici, insomma, sarebbe molto più facile sfruttare i dati dei pazienti per migliorare assistenza e ricerca epidemiologica.

295 visite

Sì a un fondo servizi per i meno fortunati

Più di otto italiani su dieci favorevoli a sostenere i non autosufficienti

L’81,1% dei nostri connazionali si dice d’accordo a istituire uno speciale fondo per il finanziamento di servizi e prestazioni dedicati ai non autosufficienti. È uno dei risultati dell’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis.
In particolare, sono i cittadini delle fasce di età più basse quelli maggiormente favorevoli all’idea. Il dato di chi ha tra i 18 e i 29 anni, ad esempio, è superiore alla media nazionale: 83%. Stesso discorso per la categoria 30-44 anni, che si attesta all’84,2%.
Sotto la media, invece, gli over 65, favorevoli al 78,4%.

199 visite

Gli italiani sono pazienti scrupolosi

Seguono con cura la terapia prescritta dal medico di fiducia

Sono attenti alle indicazioni del medico di fiducia. E seguono con cura la terapia che viene loro prescritta. Secondo l’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis, gli italiani sono pazienti scrupolosi, maturi e consapevoli. Il 50,3% dei nostri connazionali prende infatti il farmaco prescritto, segue fedelmente dosi e durata. Le fasce della popolazione più attente sono in particolare quella oltre i 65 anni (il cui dato è superiore alla media nazionale, 56,8%) e quella tra i 45 e i 64 anni (anche in questo caso, migliore del dato nazionale: 51,6%).
Meno attenti i cittadini tra i 30 e i 44 anni: solo il 45,2% dichiara di seguire con cura la terapia indicata dal medico di fiducia cui si è rivolto.

1.517 visite

Rischio cancro dal fumo della frittura

I vapori dell’olio bollente farebbero aumentare il pericolo di tumore al seno, ai polmoni e alla vescica

I fumi delle friggitrici aumentano il rischio di sviluppare il cancro. L´allarme arriva da uno studio realizzato dalla britannica Royal Society of Chemistry, secondo cui respirare le esalazioni sprigionate dagli oli portati alle alte temperature necessarie per friggere, farebbero crescere il pericolo di tumori ai polmoni, alla vescica e al seno. L´indagine conferma le conclusioni a cui era giunto un altro recente studio condotto dall´Università di Singapore: gli esperti cinesi invitavano i cuochi a rispettare la corretta ventilazione all´interno delle loro cucine e a preferire comunque metodi di cottura alternativi alla frittura.

251 visite

Farmaci al supermarket, gli italiani dicono sì

Secondo un sondaggio condotto da Cittadinanzattiva, l’80% dei nostri connazionali è favorevole alla vendita dei medicinali fuori dalle farmacie.

Gli italiani vorrebbero trovare i farmaci al supermercato. Secondo un sondaggio condotto dall’associazione Cittadinanzattiva, la stragrande maggioranza dei nostri connazionali (l’80%) è favorevole alla vendita dei medicinali fuori dalle farmacie. Ma il 71,95% vorrebbe che fosse comunque presente un farmacista.
Il sondaggio ha posto a 902 cittadini, di cui 433 aderenti all’associazione, dieci domande incentrate sull’ipotesi di vendita dei farmaci senza obbligo di prescrizione nei supermercati, sui prezzi e sui medicinali equivalenti. Da segnalare, oltre ai dati favorevoli all’allargamento del mercato, anche il 77,38% che si è dichiarato contrario alla vendita esclusiva nelle farmacie. Interessante anche il 74,50% che ha bocciato l’ipotesi, avanzata dall’Antitrust, di distributori automatici di medicinali senza il controllo del farmacista. “Ne emerge la figura di un cittadino informato, consapevole”, ha commentato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, “che individua chiaramente nella vendita nella grande distribuzione uno strumento di concorrenza e di mitigazione dei prezzi, non certo un mezzo per aumentare inutilmente il consumo di farmaci”.

285 visite

Allergie, in Europa numeri da epidemia

Ne soffre un cittadino Ue su tre. Milioni di euro vengono spesi in terapie, con un impatto sociale altissimo tra giornate di lavoro perse e qualità  della vita in calo.

Un cittadino europeo su tre soffre di allergie. Milioni di euro vengono spesi in terapie, con un impatto sociale altissimo tra giornate di lavoro perse e qualità della vita in calo. Gli specialisti del Galen Network (Global Allergy and Asthma European Network), riuniti nei giorni scorsi a Berlino, hanno tracciato i contorni di una situazione gravissima in Europa. Entro il 2015, per esempio, in Gran Bretagna un bambino su due soffrirà di una forma di allergia.
“C’è un’epidemia di malattie allergiche in Europà’, ha detto Peter Burney, vicepresidente di Galen. “E via via che gli allergici crescono, i loro problemi sono in larga parte destinati a peggiorare”. Secondo i dati di Galen, se un terzo degli europei è allergico, solo il 10% viene trattato in modo adeguato. E circa il 40% dei piccoli con febbre da fieno, se non viene curato come si deve, sarebbe ad alto rischio asma. Per questo gli esperti sottolineano l’importanza di un trattamento precoce dei piccoli.

276 visite

Ogni anno 32 mila morti per errori negli ospedali italiani

Sono più numerosi delle vittime degli incidenti stradali. E rappresentano il 2,5% del totale dei decessi che registrano ogni anno nel nostro Paese.

I morti per errori medici negli ospedali italiani sono più numerosi delle vittime degli incidenti stradali. E rappresentano il 2,5% del totale dei decessi che registrano ogni anno nel nostro Paese. Ma la situazione, secondo l’Istat, è perfino più allarmante di quanto possano dire da soli i 32 mila morti in corsia per errori sanitari: nel quadro vanno infatti inseriti anche gli altri 300 mila casi in cui, sempre per errore, viene pregiudicata e seriamente danneggiata la salute del malato.
Ma c’è di più: una fetta consistente degli sbagli commessi dai camici bianchi italiani, più o meno uno su sei (vale a dire 5.000 l’anno) è attribuibile a un ragionamento sbagliato, definito errore cognitivo, e non a negligenza o incompetenza del medico. Questo fa presupporre che almeno una parte di essi possa essere evitata. Da questa considerazione nasce il libro “La dimensione cognitiva dell’errore in medicina”, di Vincenzo Crupi e Gian Franco Gensini, presentato a Roma.

175 visite

Per i giovani, la spesa in farmaci è un investimento

Una forma di tutela della salute, non un salasso per il portafoglio

La fascia di età compresa tra i 18 e i 29 anni ha compreso in pieno il significato della spesa per i farmaci. Non un semplice salasso per il portafoglio, ma una forma di investimento a tutela della salute. È uno dei risultati contenuti nell’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis.
Secondo lo studio, il 60,6% dei giovani italiani dà insomma una valenza positiva alla spesa personale per i medicinali: un dato più alto di oltre un punto e mezzo in percentuale, rispetto alla media nazionale (ferma al 58,9%).
Più circoscritta la quota di 18-29enni convinti che i soldi per i farmaci siano solo un modo per sottrarre risorse destinati a spese più importanti: il 39,4%.

217 visite

I piemontesi soddisfatti della loro sanità regionale

Alla base del gradimento, la buona qualità  delle prestazioni offerte

La regione più soddisfatta dei servizi sanitari locali è il Piemonte. E il dato di gradimento è di gran lunga superiore alla media nazionale. Secondo l’ultimo Monitor Biomedico 2006, dal titolo “Il valore della prossimità nella sanità del futuro”, realizzato dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis, il 60,5% dei piemontesi promuove a pieni voti le strutture della salute pubblica regionali. Un risultato nettamente superiore al dato nazionale, fermo al 50,7%.
Ancora più netto, di conseguenza, il distacco tra la quota di residenti che valutano come inadeguati i servizi sanitari rispetto alla media italiana: 29,1% contro il 39%.
Alla base del gradimento, soprattutto la qualità delle prestazioni offerte.

270 visite

Primo trapianto da padre a figlio in due centri diversi

Il genitore ha donato una parte di fegato al Niguarda Ca’ Granda di Milano. L’intervento è stato completato agli Ospedali Riuniti di Bergamo

Sono buone al momento le condizioni del piccolo paziente sottoposto nei giorni scorsi al trapianto di fegato grazie alla donazione parziale da parte del padre. Ma bisognerà attendere ancora diversi giorni prima di poter dire l’ultima parola.
L’intervento da vivente è stato eseguito per la prima volta in Italia in due centri diversi, grazie alla collaborazione degli ospedali Niguarda Ca’ Granda di Milano e Ospedali Riuniti di Bergamo. L’équipe diretta a Milano da Luciano De Carlis ha eseguito il prelievo di una piccola sezione del fegato del papà, che è stata trapiantata al figlio ricoverato nell’ospedale di Bergamo, dall’équipe diretta da Michele Colledan, responsabile dell’Unità di chirurgia generale III e del Centro Trapianti. L’intervento, durato cinque ore, si è svolto regolarmente e non ha presentato particolarità tecniche rispetto alla routine.
È dal 1997 che gli Ospedali Riuniti di Bergamo eseguono trapianti di fegato con la tecnica dello split liver, che consiste nella divisione i due parti del fegato di un donatore cadavere e che consente di trapiantare due pazienti adulti. Con questa tecnica è stato finora possibile trapiantare tutti i bambini che si sono rivolti al Centro, con tempi d’attesa medi attorno ai 30 giorni, senza mortalità in lista d’attesa per i casi elettivi, e senza la necessità di ricorrere, finora, al trapianto da donatore vivente. Ultimamente però l’età media dei donatori sta progressivamente rendendo più difficile l’utilizzo dell’organo nei bambini, con la conseguenza di un progressivo incremento del tempo medio di attesa della lista pediatrica. Per alleggerire la lista d’attesa, si è ritenuto allora necessario avviare un programma di trapianto da donatore vivente nel bambino.

}