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Pasqua, guida alla scelta di Uova e Colombe

Uova di Pasqua e Colombe: prima di acquistarle occhio ad ingredienti, lieviti, cotture e pubblicità. Consigli per gli acquisti per i dolci tradizionali, a prova di alimentazione corretta, dieta e salute.

I dolci di Pasqua – soprattutto le uova di cioccolato e le colombe – ci delizieranno come ogni anno. Ma visto che ci costringeranno – quando la Pasqua sarà passata – a sedute extra di palestra o diete strette per smaltirne gli effetti, meglio sceglierli con criterio, se vogliamo limitare i danni dal punto di vista dei chili di troppo e della salute in generale. Il Codacons, l’associazione dei consumatori, ha stilato una guida all’acquisto.

 

 

Come riconoscere il cioccolato puro
Cominciamo dalle uova. Un cioccolato per essere davvero di qualità dovrebbe contenere determinati ingredienti, ma soprattutto in un preciso ordine sull’etichetta: cacao in polvere e burro di cacao, zucchero, latte in polvere, aromatizzanti naturali.
Il burro di cacao è l’elemento più importante: è bene verificare, quindi, a che punto della lista si colloca. Lasciate l’uovo sullo scaffale se sulla confezione leggete frasi come “contiene grassi di sostituzione”. Per quanto riguarda invece la purezza del cacao, date pure credito al vostro palato: quello buono si scioglie in bocca e scivola via. La tendenza è direttamente proporzionale al contenuto di burro di cacao e inversamente proporzionale, invece, a quello di zucchero, che spesso viene messo in eccesso per aumentarne il peso.
Non solo. L’aspetto del cioccolato puro è lucido, il profumo è aromatico, al tatto sembra freddo e si scioglie facilmente in mano.

 

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Colomba, occhio alla lievitazione
Anche per quanto riguarda la qualità delle colombe è importante l’ordine con cui vengono riportati gli ingredienti sulla confezione: farina, zucchero, uova, burro, canditi.

Più precisamente, le uova devono essere di categoria A; il burro, da preferire alla pur più dietetica margarina, deve essere in quantità non inferiore al 16%, mentre i canditi tra il 15% e il 20%. La presenza del latte è facoltativa: qualora ci fosse, è meglio evitare quello scremato e in polvere. E i conservanti? L’ideale è che non ci siano.
Importante è anche la lievitazione: date un’occhio alla crescita del dolce rispetto al pirottino, l’involucro di carta con bordo pieghettato usato come contenitore. Insomma, la colomba non deve apparire piatta.
I fori nell’impasto prodotti dalla fermentazione non devono essere troppo grandi e la crosta non troppo scura. Il colore dell’impasto sarà dorato e la glassatura consistente. I canditi, invece, più sono grandi e maggiore è la loro qualità. In bocca, poi, devono essere morbidi.

 

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L’apparenza inganna
Il Codacons raccomanda, inoltre, di non farsi ingannare dalle accattivanti foto che compaiono sulla confezione: nella totalità dei casi si tratta invece di pubblicità ingannevole. Da ricordare infine che la lista degli ingredienti deve essere, per legge, in ordine decrescente di concentrazione: i primi sono i più abbondanti. Attenti anche al prezzo: quando è alto, non è necessariamente indice di qualità.

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Liti condominiali: come evitare il peggio nei 4 casi tipo

Le liti condominiali rovinano la convivenza ed il benessere di milioni di italiani. Ecco come non litigare con i 4 tipi di condomini più diffusi: il maleducato, il pignolo, il litigioso, il menefreghista.

liti condominiali

Le liti condominiali non sono soltanto tra le prime tre  ragioni delle cause giudiziarie (500 mila le cause  pendenti, il 10% del totale), ma anche un vero e proprio test di benessere  della convivenza e di buona salute per centinaia di migliaia di italiani, se è vero che  l’infarto o l’affanno colpiscono spesso proprio lì, nell’assemblea di Condominio.
L’associazione  Nazionale Europea di Amministratori di Condominio (Anmi) ha stilato una classifica delle principali ragioni per cui si litiga tra condomini: si va dagli odori sgradevoli  al posteggio fuori posto, dalle urla dei e con i bambini al cane che abbaia. Tutte ragioni di disturbo che se affrontate con disponibilità all’ascolto e rispetto migliorerebbero notevolmente il benessere  delle relazioni tra le persone.
Identikit del litigio condominiale e classifica delle liti

 

Dalla fotografia delle liti condominiali emerge che i litigi sono più frequenti al sud (11,1%) più fra gli uomini (10,3% contro l’8,3% delle donne), più nei piccoli centri (10,4%) che nelle grandi città.
Secondo le rilevazioni fatte dall’Anmi questa la classifica delle cause dei litigi:
1. Liti per le “immissioni”, ovvero rumori e odori provenienti da altri appartamenti. Il classico ticchettio di scarpe femminili a tutte le ore, l’odore di cipolla reiterato, lo spostamento di mobili a tarda ora sono casi tipici di questo genere di motivazione. Anche la cucina etnica ed i suoi aromi forti sono sempre più spesso al centro di dispute di condominio.
2. L’apposizione in aree comuni, vale a dire la collocazione in ambito condominiale di oggetti e mezzi di un singolo condomino. Qualche esemplificazione: la fioriera attaccata al muro, l’automobile parcheggiata in uno spazio non autorizzato nel garage condominiale.
3. I rumori in cortile, in particolare il gioco dei bambini. In un’epoca di demografia a quota zero, le voci infantili sono, purtroppo, sempre meno tollerate.
4. L’innaffiatura di piante e balcone, nel caso in cui il flusso idrico investa pesantemente gli spazi sottostanti, appartenenti ad altri condomini.
5. Il rapporto con gli animali domestici, soprattutto quando si trovano in ascensore o nel giardino condominiale.
6. Le liti varie che riguardano, a vario titolo, l’esterno del condominio: il bucato in evidenza o gocciolante, i mozziconi gettati dalla finestra, lo sbattimento di tovaglie.

 

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Come evitare le liti condominiali

Per evitare le liti occorrono 3 caratteristiche che l’aggressività, la competitività, l’egoismo dei singoli sono andate perdendosi ma che è sempre possibile recuperare.
Ecco un breve decalogo di consigli per affrontare e risolvere i problemi di relazione con 4 tipi di condomini particolarmente diffusi e generalmente all’origine di litigi, cause giudiziarie se non addirittura di vere e proprie violenze che sfociano in fatti di cronaca nera.
Se il vicino di casa è pignolo

Lo stress da condominio raggiunge quasi sempre il suo massimo in occasione dell’assemblea. Qui, una delle figure che più mette a rischio la stabilità dei nervi è il condomino pignolo, quello che non perde occasione per dimostrarsi documentato e preciso, rigido e severo, anche sui dettagli più insignificanti che anzi – se trascurati – permetterebbero una più serena conduzione di tutto il palazzo.
Come comportarsi con un soggetto come questo? Provate a coglierne il lato positivo.

  • Il pignolo può rivelarsi utile in molte occasioni. In genere conosce a menadito il regolamento condominiale e può indirizzarvi al meglio: possiede una lista dei migliori operai specializzati del quartiere, sa elencare i diritti ei doveri dei condomini. Rivolgetevi a lui, quindi, in caso di necessità, sottolineando che senza di lui sareste perduti: si sentirà onorato.
  • E se invece proprio non lo sopportate, quando lo incrociate sul pianerottolo, cavatevela con una scusa qualunque e liquidatelo (rispettando però sempre le regole della buona creanza…).

 

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Combattere i dolori? ecco i cibi giusti e quelli da evitare

Come combattere i dolori a tavola con i cibi giusti: i medici specialisti hanno elencato i cibi che riducono il dolore e quelli da evitare perchè lo aumentano. Eccoli.

cibi anti dolori

 

Che il cibo desse piacere si sapeva ma che riducesse il dolore si sapeva meno. Ma grazie agli studi che sono stati ormai condotti e scientificamente comprovati sulla dieta mediterranea, siamo ora in grado di affermare che i principali alimenti della dieta mediterranea contribuiscono non solo a combattere le principali patologie ma anche a prevenirle ed a ridurre il dolore. dunque meglio la curcuma dell’Aulin, o lo zucchero di canna  invece dell’Oki?

Come è possibile?

Se n’è parlato in occasione del Congresso Internazionale di Anestesiologia SIMPAR-ISURA, dove si è indagato in profondità sull’ unione della dieta di tipo mediterraneo, l’unica che abbia permesso ad oggi risultati scientifici positivi e comprovati, e la nutraceutica, disciplina nata dalla fusione dei termini “nutrizione” e “farmaceutica”. E ne è nata anche una lista dei principali cibi che dovrebbero essere presenti sulla nostra tavola se vogliamo ridurre i dolori diffusi o cronici, quelli che interessato circa il 20% degli italiani, per l’esattezza circa 12 milioni di persone.

 

 

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L’importanza della dieta mediterranea
Ma perchè la dieta alimentare, soprattutto se di tipo mediterraneo, può così potentemente ridurre i dolori?”

“La dieta mediterranea – afferma il Dr Maurizio Marchesini, anestesista e terapista del dolore presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma – ha le caratteristiche di escludere o di ridurre degli alimenti che hanno caratteristiche pro-infiammatorie. La tendenza attuale per chi non rispetta un piano nutrizionale programmato e attento è quello di incorrere in un accumulo di calorie e grassi. Questi hanno una correlazione con l’infiammazione e con lo sviluppo del dolore. Quindi il dolore nelle ginocchia non è causato solo dal sovrappeso, ma dalla quota di sostanze infiammatorie causata dalla cattiva alimentazione, che danneggia le articolazioni stesse. Lo dimostra il fatto che persone in sovrappeso hanno dolori anche alle piccole articolazioni, come le mani, in cui il peso non ha nessun ruolo”.

 

 

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I rischi di una alimentazione sbagliata

 

Non avere la giusta attenzione a tavola può causare un peggioramento di una condizione geneticamente predeterminata di dolore cronico o peggiorare quelli che possono essere degli insulti esterni come un intervento chirurgico, una patologia neoplastica e/o benigna. In questo modo non si può avere una risposta naturale di autoconservazione come l’evoluzione vuole, ma si avvia una deriva verso una cronicizzazione di questi stati.

“Oltre al dolore di cui parliamo in questa sede, e quindi le patologie infiammatorie croniche, non solo osteoarticolari ma anche intestinali e ulcerose, ci sono tante altre patologie che sono più note – precisa il Maurizio Marchesini – Parliamo di problemi cardiologici, sviluppo del diabete, problemi metabolici e respiratori. Si sa che una persona che ha subito un infarto deve essere attento alla dieta, ma non si sa che la stessa attenzione è necessaria in uno stato di dolore”.

 

 

Cosa e come mangiare

 

Gli specialisti consigliano una dieta più variegata possibile, senza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo corretto. “Sicuramente – chiosa De Gregorio – una dieta ricca di frutta e di verdura è una dieta antinfiammatoria, ma questo non significa che bisogna escludere carne e pesce. Serve scegliere ponderatamente tutti gli alimenti presenti in natura. Una cosa fondamentale è bilanciarli ogni giorno con tutto quello che viene acquisito dal paziente. Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità”. ( segue)

 

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Dolore cronico: da dove viene, come curarlo e i farmaci inutili

Dodici milioni di italiani soffrono o sono a rischio di soffrire di dolore cronico, una patologia silenziosa dalle molte origini che rende difficile la vita ad un italiano su 5: ecco da dove viene, come curarlo e i farmaci inutili.

dolore cronico

Dodici milioni di italiani soffrono o sono a rischio di soffrire di dolore cronico, una patologia silenziosa dalle molte origini che rende difficile la vita ad un italiano su 5.

Il fatto è che, proprio in quanto le cause del dolore sono le più diverse, gli italiani “addolorati” o doloranti non sanno bene come riconoscere la causa dei loro dolori, spesso focalizzano la loro attenzione sul luogo in cui il dolore si manifesta, mentre la causa sta altrove e la terapia dunque deve essere specifica.

 

 

I numeri del problema

 

Il punto della situazione è stato fatto in occasione del Congresso internazionale di Anestesiologia organizzato dal Prof. Massimo Allegri, ricercatore presso l’Università di Parma e specialista in anestesiologia e terapia del dolore.

Ma di che si tratta?

Il dolore come malattia è tutto ciò che è cronico. Una patologia che affligge il 20% della popolazione italiana, mentre nei Paesi dell’Europa gli interessati oscillano tra il 18 e il 25%. In questa percentuale fanno parte tutte quelle persone che per tutta la vita soffrono di un dolore. Dodici milioni di italiani, quindi, sono a rischio o stanno già soffrendo di malattie “croniche”.

“Un numero devastante – aggiunge il Prof. Allegri – Nel Portogallo il costo del mal di schiena è pari all’8% del PIL. In America invece il dolore costa 600 miliardi all’anno.

 

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La classifica dei dolori degli italiani
Quando soffriamo di un dolore fisso ,scatta nella mente degli italiani un riflesso condizionato: pensiamo subito che la causa sia un tumore. Ma le cifre dicono ben altro. Infatti, se è vero che il dolore cronico è un sintomo dell’esistenza di un tumore, va anche detto che ciò è vero solo in una assoluta minoranza di casi.

“Uno degli errori che più spesso commettiamo è ritenere che alla base del dolore cronico ci sia una natura di tipo tumorale – chiarisce il Presidente del Congresso – Ma nel grande mondo del dolore cronico solo il 10% è relativo ad un tumore. Ma nel 90% dei casi questa associazione è del tutto infondata”.

E quali sono dunque le cause più frequenti di dolore cronico? Il congresso le ha elencate consentendo di stilare una vera e propria classifica dei dolori degli italiani.

Eccola:
1. Mal di schiena
2. Osteartrosi
3. Lombalgia
4. Cefalea
5. Meuropatie periferiche ( Diabete)

 

 

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Che fare?
Il dolore è generalmente sintomo di qualcosa che non va bene: un effetto di una patologia in corso. Quando invece non c’è una causa scatenante, e quindi il dolore diventa cronico, occorre parlare di terapia del dolore.

Con tale termine si intendono tutti quegli atti farmacologici, interventistici, chirurgici e cognitivo-comportamentali mirati a ridurre il dolore inutile, cioè quella sofferenza che non ha nessuna utilità nell’esserci. In altre parole, si parla di terapia del dolore quando dobbiamo trattare sia il dolore come sintomo che come malattia.

Se c’è una patologia che si può risolvere, occorre rivolgersi allo specialista di riferimento. Se invece si tratta di un dolore cronico, e quindi non più risolvibile, ci si rivolge al terapista del dolore. “Si trovano in tutta Italia – precisa il Prof. Massimo Allegri – e possono migliorare la vita anche dei più sofferenti”.

 

Leggi anche: Come combattere il dolore cronico

 

I farmaci inutili
E’ molto importante, quindi, combattere il dolore non solo da un punto di vista clinico, negli interessi del paziente, ma anche da un punto di vista farmaeconomico .
Come insegna il recente caso del Pregabalin, uno dei farmaci maggiormente prescritti al mondo contro il dolore.

Questo, secondo la ricerca pubblicata dal New England Journal of Medicine, non è efficace contro il nervo sciatico, come invece si è da sempre ritenuto. In Italia si sono spesi 80 milioni di euro per questo farmaco, ma si guarda con fiducia alle nuove soluzioni terapeutiche.

 

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C’è perfino una legge contro il dolore

In Italia c’è anche una legge che si propone di tutelare chi soffre in maniera cronica. Si tratta della legge 38/2010, ma solo un medico su tre ne conosce l’esistenza.
“L’Italia – dichiara Allegri – è stato il primo Paese al mondo ad aver accolto le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa afferma che è un diritto di ogni cittadino non soffrire.

La legge istituisce un percorso tale che permette al paziente di avere una rete istituzionale clinica per la gestione del proprio dolore. Purtroppo però questa, applicata a macchia di leopardo.

 

Leggi anche: Perchè le donne sopportano il dolore meglio degli uomini

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Coppia: ecco perché per le donne l’uomo ha sempre torto

C’è una ragione biologica per cui ogni donna è prevenuta nei confronti del maschio. E si manifesta una volta al mese…

Problemi di coppia: allora hanno ragione gli uomini, quando dicono che le donne sono prevenute nei loro confronti. Non è il solito modo maschilista di vedere le cose, se un uomo lamenta il fatto che – qualunque cosa faccia – per la sua moglie, compagna o fidanzata è sempre sbagliata.

Non è questione di carattere, ma di fisiologia: c’è un motivo biologico, se le donne hanno preconcetti verso gli uomini. Almeno in certi momenti. Qual è? Lo ha scoperto una ricerca condotta da scienziati statunitensi.

 

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Una volta al mese
Durante l´ovulazione la donna è più prevenuta nei confronti degli uomini. I pregiudizi, quindi, sarebbero un prodotto collaterale della biologia femminile: a suggerirlo è uno studio pubblicato su Psychological Science dagli psicologi della Michigan State University, secondo cui il comportamento nei confronti degli uomini, da parte delle donne, cambia a seconda della fase del ciclo mestruale.

Carlos David Navarrete, coordinatore della ricerca, ha precisato che la diffidenza femminile è maggiore quando la donna percepisce l´uomo pericoloso dal punto di vista fisico. I pregiudizi delle donne rifletterebbero l´evoluzione di un sistema psicologico che, in passato, serviva loro per difendersi dalle aggressioni sessuali, soprattutto nei momenti di maggior rischio, cioè quando sono fertili. In questo modo le donne si difenderebbero dagli uomini che rappresentano il rischio maggiore per la loro scelta riproduttiva.

 

Leggi anche: Donne e sesso: i pensieri negativi che rovinano tutto

 

Soprattutto certi uomini
In particolare, dallo studio condotto dai ricercatori americani emerge che nel corso del periodo fertile le donne sono più prevenute nei confronti degli uomini di etnia diversa. Questo meccanismo si sarebbe sviluppato in risposta alle aggressioni sessuali che, nel corso della storia, hanno accompagnato i processi di conquista delle popolazioni da parte di invasori stranieri.

 

5 trucchi per saziarsi con poche calorie

VIDEO – 5 trucchi per saziarsi con poche calorie

Ecco i 5 trucchi per saziarsi con poche calorie. Non servono misure drastiche ma piccoli cambiamenti alle proprie abitudini .

Se avete sempre fame, se siete di quelli che a volte si alzano, in piena notte per aprire e vedere cosa c’è in frigorifero, se siete soggetti a quella che si chiama fame nervosa, insomma se il vostro rapporto con il cibo è un pensiero fisso,  sappiate che per dire stop non servono misure drastiche ma piccoli cambiamenti alle proprie abitudini.

In questo video vi mostriamo  5 trucchi per saziarsi con poche calorie.

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Tuo figlio ha paura del dottore? Ecco cosa fare

Vademecum per rapportarsi con il pediatra, il dentista e in ospedale

Tuo figlio ha paura del dottore? Ogni volta che si avvicina la visita dal pediatra o dal dentista, vostro figlio diventa nervoso e intrattabile. Fa i capricci, le prova tutte pur di convincervi a fare a meno di questo appuntamento. Perché i dottori, per quanto simpatici e gentili cerchino di essere, fanno sempre un po’ paura ai loro piccoli pazienti. Dopo tutto, ne fanno tanta anche agli adulti, figuriamoci ai più piccoli.

Che fare, allora? Abbiamo preparato per voi un vademecum semplice ed efficace per aiutare i vostri figli a superare quel sacro timore dei camici bianchi.

 

 

Dal pediatra
Quelli di oggi sono diversi dai pediatri di un tempo: sanno instaurare un rapporto di confidenza e amicizia con i bimbi, conquistano la loro fiducia spiegando passo passo ciò che fanno e perché. Il compito di un bravo genitore, in questo caso, consiste nel far capire al bambino che al dottore è sempre bene dire la verità, che mentirgli (ad esempio su qualcosa che ha mangiato) potrebbe complicare l’individuazione della causa di un disturbo e peggiorare le cose.
Ma fate attenzione anche a un altro aspetto da non sottovalutare: mai minare il rapporto tra il bimbo e il suo medico, non esternate mai davanti al piccolo eventuali dubbi sulla serietà dello specialista o sulla sua preparazione. Se non vi convince, molto meglio rivolgersi a qualcun altro.

 

Hai paura del dottore? Scoprilo con IL TEST

 

Dal dentista
Fa paura ai grandi, figuriamoci ai bambini. Per educarli a non temere trapano e strumenti aguzzi, il sistema ideale è dare il buon esempio. In che modo? Semplice: anzitutto non mostratevi tesi, se a dover andare dal dentista siete voi; e soprattutto evitate di raccontare al bambino eventuali esperienze negative legate al dentista.
Infine, fatevi consigliare dal vostro specialista di fiducia il nome di un collega esperto in odontoiatria pediatrica: saprà come mettere a proprio agio vostro figlio.

 

Leggi anche: Cosa c’è dietro la paura del dentista

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Perché il capezzolo è la zona erogena femminile più sensibile

Tra le zone erogene femminili, il capezzolo è forse quella che ha ricevuto meno spiegazioni : cosa accade nel cervello quando viene stimolato.

Tra le zone erogene femminili, il capezzolo è forse quella che ha ricevuto meno spiegazioni dal punto di vista scientifico. Se degli organi genitali e del loro altissimo potere erogeno si è detto praticamente tutto, diverso è il caso dei capezzoli. Ma ora una ricerca sembra finalmente e per la prima volta dare tutti i riferimenti su questo tema.
Si tratta di uno studio condotto dagli esperti della Rutgers University di Newark (negli Stati Uniti) guidati da Barry Komisaruk e pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Sexual Medicine”. Stando alle conclusioni del loro lavoro, nelle donne la stimolazione del capezzolo e dei genitali attiva le stesse aree cerebrali responsabili dell´eccitazione maschile.

 

 

Leggi anche: Le zone erogene della donna che devi conoscere

 

Lo studio
Per arrivare a questa conclusione gli autori hanno analizzato i dati di donne cui è stato chiesto di autostimolarsi in varie parti del corpo durante una risonanza magnetica.

Si è scoperto così che le aree del cervello femminile collegate alle zone erogene sono più o meno le stesse di quello maschile.

Questo significa che i capezzoli possono essere considerati zone erogene perché collegati a quella parte di cervello che rende erogeni anche i genitali.

 

 

Leggi anche: Anche il lato B è una zona erogena a patto che…

 

Il ruolo dell’ossitocina
Secondo Komisaruk un ruolo determinante potrebbe averlo l´ossitocina, vale a dire l´ormone che, tra le altre cose, promuove la contrazione dell´utero durante il travaglio: viene rilasciato durante la stimolazione del capezzolo, fa scattare le contrazioni dell’utero, che a sua volta produce una sensazione di eccitazione in quella determinata area del cervello.
Tuttavia, gli esperti americani hanno voluto sottolineare che la loro è un’ipotesi ancora da dimostrare. A questo punto, non resta che attendere i successivi studi.

 

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Budino di fragole

Budino di fragole


Calorie: 145
Budino di fragole
  • fragole, 750 g
  • fogli di gelatina 6
  • dolcificante 6 bustine
  • liquore dolce 1 cucchiaio

Preparazione

Le dosi di questa ricetta sono per 4 persone Lavate le fragole e tenetene da parte qualcuna per la decorazione finale.
Mettete le fragole in una terrina e schiacciatele con la forchetta. Nel frattempo mettete a bagno in acqua fredda i fogli di gelatina e poi strizzateli bene e uniteli alla frutta insieme al cucchiaio di liquore.
Mettete il contenuto in un tegame, mescolate e togliete dal fuoco prima che cominci a bollire. Ora versate il contenuto in una ciotola a bagno in acqua fredda e sbattete con la frusta fino a quando non comincia a rassodarsi.
Inumidite uno stampo per dolci e quando è freddo mettetelo in frigo per due ore. Sfornatelo e guarnitelo con le fragole che avete lasciato da parte.
Buon appetito!

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Crema di ceci aromatica con scampi


Calorie: 240
Crema di ceci aromatica con scampi

ceci lessati, 3 scatole
code di scampo, 18
aglio, timo, prezzemolo
vino bianco secco
olio extravergine
sale q.b.
pepe q.b.

Calorie a porzione 240 – Le dosi sono per 6 persone

Preparazione
Sciacquate le code di scampo, sgusciatele e fatele insaporire a fuoco medio, con 3 cucchiai di olio, 2 spicchi d´aglio e prezzemolo tritato, quindi sfumate con mezzo bicchiere di vino.
Togliete gli scampi e, nello stesso fondo, scaldate i ceci passati con il loro brodo. Condite con sale e timo. Servite la crema con gli scampi, un filo di olio e una macinata di pepe.

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