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Frutta in pinzimonio

Frutta in pinzimonio


Calorie: 120
Frutta in pinzimonio
  • kiwi 1 da 100 g
  • fragole 70 g
  • ananas 50 g
  • mango 50 g
  • yogurt magro 30 g
  • baccello di vaniglia, 1

*la dose è per 1 persona

Preparazione
Tagliate in due per il lungo il kiwi, lasciando la buccia. Sbucciatene una metà che taglierete in tre spicchi. Scavate il mezzo kiwi rimasto. Tagliate a triangoli la fetta di ananas e a bastoncini la polpa di mango. Lavate le fragole e tagliatele a metà oppure a spicchi.
Stemperate nello yogurt semi di baccello di vaniglia e riempite con questa salsina il kiwi scavato. Disponete quest´ultimo nel centro del piatto e circondatelo con la frutta da intingere nello yogurt.
Buon appetito!

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Vita sedentaria? Ecco il prezzo che pagano le donne

Sono più superficiali, meno consapevoli e mature nel sesso. E più esposte a tumori e depressione

vita sedentaria

La vita sedentaria può essere  frutto di pigrizia, mancanza di tempo, troppi impegni o impedimento fisici e di salute. Ma c’è un prezzo da pagare che per le donne è anche più alto. Perchè?

Due scienziati particolarmente attenti alla dinamica femminile,  cioè Alessandra Graziottin, direttore della Ginecologia e Ostetricia del San Raffaele Resnati di Milano e Maurizio Casasco, Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) hanno studiato la questione con questi risultati.

 

 L’identikit della donna in salute

Nel sesso, la “prima volta” per loro capita più tardi rispetto alle coetanee ed è scelta, non subita. Sono consapevoli, si proteggono con la pillola e il preservativo, hanno un numero più ridotto di partner e un minor rischio di gravidanze indesiderate. È il ritratto delle ragazze sportive d´oggi, affettivamente più mature e sessualmente più responsabili rispetto a chi non pratica attività fisica.

 

 

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Sportive è meglio
“Non solo”, spiega Alessandra Graziottin, direttore della Ginecologia e Ostetricia del San Raffaele Resnati di Milano, “hanno stili di vita nettamente più sani, non fumano, raramente bevono alcolici, non usano sostanze e sviluppano un´immagine corporea nettamente migliore.

Inoltre sono due volte meno depresse e possiedono una migliore autostima, anche perché più abituate a mettersi alla prova e ad affrontare gli ostacoli: un´impronta, uno stile, che le accompagnerà tutta la vita”.

Fino alla menopausa, cui arrivano più in forma e con un minor rischio di osteoporosi e malattie cardiovascolari e oncologiche. E se c´è un cancro, lo combattono con maggior vigore: “Ormai la scienza l´ha provato”, afferma Francesco Cognetti, Direttore dell´Oncologia medica del Regina Elena di Roma e Coordinatore della Commissione Oncologica Nazionale, “il movimento costante esercita un´importante azione preventiva per tutte le principali neoplasie. E l´incremento dell´attività fisica dopo una diagnosi di tumore del seno riduce del 45% il rischio di recidive e di morte in queste pazienti rispetto a quelle inattive ed ha un impatto favorevole sulla qualità di vita durante i trattamenti”.

 

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L’attività fisica è come un farmaco
Eppure le italiane restano insensibili a questi vantaggi: il 47% non fa movimento e solo il 16% pratica sport con continuità. Come fare per invertire questa tendenza? “Pensare all´attività fisica come a un vero e proprio farmaco: una medicina, da prescrivere in maniera personalizzata, in base alle necessità e alle caratteristiche individuali”, spiega Maurizio Casasco, Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), “ma non ci si può improvvisare: si rischia di creare effetti indesiderati anche molto pericolosi, come la triade dell´atleta. Per definire il giusto “piano terapeutico” è indispensabile la competenza dello specialista in medicina dello sport, da integrare a quella del ginecologo che invece conosce a fondo le peculiarità e le dinamiche dell´organismo femminile, in tutte le fasi della vita”.

 

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Intestino irritabile? Ecco la dieta e i cibi che non gonfiano la pancia

Intestino irritabile: ecco le 4 famiglie di cibi che infiammano e gonfiano la pancia, come riconoscerli e come risolvere i problemi che comportano.

intestino irritabile

La denominazione ufficiale è “sindrome dell’intestino irritabile”, ma tutti la riconoscono perchè la pancia si gonfia, ci sentiamo come un pallone anche se mangiamo poco. La colpa? E’ di alcuni cibi che molti italiani non sanno di non poter mangiare, e che invece spesso ci troviamo a tavola persino scelti da noi.

Ecco allora alcune informazioni utili per capire qual è il disturbo diffusissimo che colpisce una donna su 3, e 2 uomini su 5. E soprattutto quali sono i cibi incriminati che, riducendoli eliminandoli e poi reintroducendoli gradualmente, potremmo riammettere nella nostra dieta quotidiana.

 

 

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Tutta colpa dei carboidrati fermentabili

I primi ad identificare i carboidrati fermentabili sono stati dei ricercatori australiani. Si tratta di carboidrati che una volta ingeriti sono preda di un processo di lievitazione che ci gonfia la pancia. Gli scienziati dell’Università di Monash hanno identificato la causa della lievitazione: vengono assorbiti in modo incompleto dalle persone che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile causando ulteriore irritazione.

Il primo passo dell’operazione salvezza, dunque, è riconoscerli. Ed a questo punto intervengono due nutrizionisti italiani, Mancarelli e Bautista, che hanno scritto un libro al riguardo dal titolo “ Low fodmap”.

 

 

 

Ma perchè ti gonfi? Scoprilo con IL TEST

 

 

Le 4 famiglie di cibi sospetti

 

Monosaccaridi – La prima famiglia di cibi sospetti sono i cosiddetti Monosaccaridi.

Si tratta di cibi che contengono fruttosio, presente in frutti come per esempio fichi, pesche, mele,p ere, mango, ciliegie, anguria , ma anche piselli e asparagi e bevande come vino fruttato, miele e alcuni dolcificanti.

Disaccaridi – La seconda famiglia sono i Disaccaridi. Contengono lattosio che si trova nei formaggi freschi, nella panna, nel gelato, nello yogurt.

Oligosaccaridi – La terza famiglia sono gli Oligosaccaridi. Li troviamo nei broccoli, nella verza, nello scalogno, nelle cipolle, nell’aglio, nei cereali come grano farro, orzo, segale, nelle barbabietole e nella frutta secca.

Polioli – La quarta famiglia sono i polioli presenti nel finocchio, nel cavolfiore, nell’avocado, nelle more, ma anche nelle gomme da masticare e nelle caramelle senza zuccheri.

 

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Non bisogna eliminarli tutti

Se chi soffre di intestino irritabile dovesse eliminarli tutti, la dieta diventerebbe monastica. Non bisogna farlo perchè non sono alimenti che fanno male, ma possono solo causare disturbi a chi soffre di intestino irritabile.

Il consiglio dei nutrizionisti è dunque quello di eliminarli per un periodo di 2 settimane, poi reintrodurli uno ad uno e fare attenzione alla reazione. Reintrodotti a piccole dosi possono sia scatenare la reazione immediata e dunque allarmare il paziente, che dunque saprà di doverli eliminare, oppure assuefare l’intestino “ educandolo” ad assimilare il cibo prima non tollerato.

 

 

I segreti della cottura

Per questi alimenti il metodo di cottura è importante. Non rinunciate nel sugo ad aglio e cipolla ma usateli in camicia e poi levateli. Se volete godervi pane e pizza ( prodotti in genere lievitati e poco tollerati da chi ha l’intestino irritabile) scegliete le pizze a lievitazione naturale con lievito madre. Se vi piace la frutta secca al posto di mandorle pistacchi ed anacardi scegliete noci, arachidi e pinoli.

E buon appetito.

 

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Labbra carnose? Addio filler, arriva il silicone sicuro

Labbra: addio filler, arriva il silicone sicuro: l’ultima novità dagli Usa per evitare gli appuntamenti periodici dal chirurgo plastico

Per avere labbra carnose c´è chi li ama e chi non li sopporta, i filler, quelli che li ringraziano per aver aggiustato labbra troppo sottili e poco sexy, e quelli che invece li detestano per aver uniformato esteticamente troppe bocche soprattutto femminili.

Comunque la pensiate, sappiate che i filler, quelle “punturine” che vorrebbero rendere le labbra turgide e carnose e che hanno quasi monopolizzato gli interventi alle labbra fino a oggi, si preparano a lasciare il campo a una soluzione più pratica.
Arrivano in Italia, importate dagli Stati Uniti e regolarmente certificate dagli organismi di controllo, le protesi in silicone per le labbra. Sì, avete letto bene: protesi in silicone. Come quelle per il seno? Non proprio. Cerchiamo di capirne di più.

 

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Che cosa sono
“Il principio delle protesi per le labbra è leggermente diverso da quelle utilizzate per le mammelle”, spiega Fabrizio Malan, direttore del reparto di Chirurgia plastica del Centro traumatologico di Torino e membro del consiglio direttivo della Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Sicpre). “Si tratta di un cilindro affusolato agli estremi, prodotto in silicone morbidissimo e ultraresistente. Ed è un unicum, senza distinzione tra contenuto interno e rivestimento esterno”.

Come si impiantano
L’impianto, che avviene in anestesia locale e senza necessità di ricovero, richiede solo una piccola incisione nella commissura, cioè nel punto di congiunzione tra labbro superiore e inferiore. Il risultato? “Labbra morbide, sensibili come prima e assolutamente naturali”, dice ancora Malan, che ha già eseguito alcuni interventi. “Non si corre il rischio di spostamenti di materiale, che invece si possono verificare con i filler, e poi il risultato è definitivo”.
E se, una volta impiantati, si cambia idea? Nessun problema: “L´intervento per tornare indietro è ancora più semplice: si rimuovono le protesi e tutto ritorna come prima”.

 

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I costi
Di questi tempi, anche per un intervento estetico di questo tipo non si può trascurare il portafoglio. E sotto l´aspetto economico, la nuova metodologia sembra rappresentare un buon passo avanti rispetto ai filler. Se infatti per un aumento “sostanzioso” con l’acido ialuronico sono necessari almeno 400 euro iniziali, più un´infiltrazione da ripetersi ogni 8-12 mesi, l´impianto delle protesi in entrambe le labbra costerebbe circa 1.500-2.000 euro tutto compreso.

 

 

Le controindicazioni
Tutti pro e nessun contro, dunque? E´ ancora presto per dirlo. La nuova metodica è stata accolta con un notevole interesse dagli esperti italiani. come spiega il dottor Enrico Robotti, presidente della Sicpre, “i dati clinici sono ancora esigui, ma guardiamo con interesse al nuovo dispositivo. In coerenza con la nostra prassi abituale, abbiamo istituito un protocollo di studio dedicato proprio a questa novità, tramite cui monitorare tutte le evenienze legate all’impianto di protesi nelle labbra”.

 

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Il dolore? Si combatte contando i soldi (senza spenderli)

Per combattere il dolore fisico il modo migliore è maneggiare del denaro: aumenta l’autostima

Sarà pure vero che i soldi non fanno la felicità ma è certamente vero che i soldi aiutano, anche solo contarli ci toglie buona parate del dolore.

Il denaro, infatti, può essere una medicina, un´ottima medicina. Non ci credete? Fate male, perché questa volta non è tanto la saggezza popolare a sostenere che i soldi possano essere un´efficace farmaco, ma uno studio scientifico in piena regola.

 

 

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Contro il dolore
Il dolore si combatte contando soldi. Maneggiando denaro – banconote o monete poco importa – ci si sente subito meglio. L’effetto è stato dimostrato da un´équipe di ricercatori dell´università del Minnesota (negli Usa), che si è guadagnato le pagine della rivista scientifica “Psychological Science”.

Gli studiosi americani hanno infatti scoperto che le persone a cui è stato chiesto di contare delle banconote poco prima di essere sottoposti a leggeri stimoli dolorosi, come immergere le mani in una bacinella di acqua calda, hanno provato un senso di malessere sensibilmente minore rispetto ai volontari che non lo hanno fatto.

 

Leggi anche: Perchè le donne sopportano il dolore meglio degli uomini

 

Più autostima

Il motivo, spiegano gli autori, è che maneggiare soldi accresce inconsapevolmente la nostra autostima e la considerazione che abbiamo della nostra autonomia e indipendenza. E studi precedenti assicurano che chi prova questi sensazioni, avverte meno dolore fisico.

 

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Infezioni urinarie, i 4 sintomi per riconoscerle subito

Dalla cistite all’uretrite, tutto quello che c’è da sapere sulle infezioni che colpiscono il 50% delle donne almeno 1 volta nella vita e per capire i sintomi fare la diagnosi che spesso sono diversi nel’adulto e nel bambino.

Le infezioni alle vie urinarie sono disturbi molto comuni, in particolare nelle donne (che vengono colpite almeno una volta nella vita in misura di circa il 50%), ma anche nei bambini in tenera età, in particolare i maschi durante i primi mesi di vita e le femmine a partire dal primo anno di età. Si tratta di disturbi fastidiosi che non vanno sottovalutati: trascurarli può infatti portare a patologie più serie.

 

Le infezioni alle vie urinarie si possono suddividere in due grandi categorie:

  • infezioni delle basse vie (cistiti, uretriti e prostatiti);
  • infezioni delle alte vie (pielonefriti e pieliti), nelle quali c’è un interessamento della pelvi e del parenchima renale

 

 

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Ma perché si manifestano le infezioni urinarie?

 

Tutto parte dalla crescita e dallo sviluppo di batteri che possono annidarsi nella vescica (e causano la cistite), nell’uretra (e provocano l’uretrite), oppure nei reni (pielofrenite). I batteri più spesso coinvolti sono l’Escherichia Coli (responsabile dell’85% delle infezioni) e lo Staphylococcus saprophyticus

In generale, i sintomi principali delle infezioni alle vie urinarie sono sempre gli stessi:

  • bruciore durante la minzione (cioè quando si fa la pipì);
  • dolore nella regione lombare;
  • a volte, urine maleodoranti;
  • in alcuni casi, la febbre.

 

 

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In particolare, all’inizio l’infezione si manifesta con la necessità impellente di urinare (pollachiuria), spesso dolorosa (stranguria) e difficoltosa (disuria), con la sensazione di non completo svuotamento della vescica. L´urina può risultare torbida e presentare anche tracce di sangue.

Nel caso di bambini molto piccoli, i segnali dell’infezione sono più sfumati:

  • calo di peso;
  • inappetenza;
  • vomito o rigurgiti frequenti;
  • diarrea.

Oltre che nel caso di cistite, uretrite e pielofrenite, bruciori, spasmi, stimolo a urinare di frequente e dolore intenso durante la minzione si possono manifestare anche nel caso della prostatite di origine batterica. In questo caso il rialzo febbrile è molto rapido, i sintomi urinari evidenti e l’urinocoltura risulterà positiva.

 

 

Come si diagnostica un’infezione urinaria
Il metodo più sicuro per diagnosticare le infezioni urinarie è un esame delle urine, l’urinocoltura, che serve a identificare la presenza di batteri e a definirne la specie. Nei casi più gravi si può eseguire un’ecografia renale o una “cistografia”, che però è un esame più invasivo.

 

08

 

 

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Smettere di fumare, scoperto il modo per convincere gli adolescenti

Il fumo nei giovani è un fenomeno nuovo e crescente che, insieme a quello delle donne, si muove in controtendenza rispetto al calo generale dei fumatori. Ma un modo per bloccarlo c’è. Eccolo.

Il fumo nei giovani è un fenomeno nuovo e crescente che, insieme a quello delle donne, si muove in controtendenza rispetto al calo generale dei fumatori.  Se, dunque, tra  chi legge questo articolo c’è qualcuno  preoccupato perchè il figlio adolescente ha preso a fumare, magari di nascosto, un rimedio  c’è e arriva da una banale quanto efficace scoperta scientifica fatta dal Centro di controllo delle malattie di Atlanta.

 

 

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Il fumo e il fitness

Tra i mille vantaggi dell´attività fisica ce n´è uno in particolare che forse non ci saremmo aspettati. E riguarda infatti i teenagers che fumano. In cosa consiste questo beneficio? Nel fatto che praticare quotidianamente uno sport o del fitness contribuisce ad aumentare, negli adolescenti, le probabilità che riescano a smettere di fumare.

La scoperta è contenuta in uno studio condotto in West Virginia, uno degli stati americani con maggiore prevalenza di fumatori, dal prestigioso Center of Deseases Control di Atlanta, e pubblicato dalla rivista scientifica “Journal of Adolescent Health”.

 

 

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Lo studio
I ricercatori hanno monitorato 233 adolescenti di 19 licei del West Virginia, dove il 13% dei minorenni fuma. Alcuni soggetti seguivano un programma per smettere di fumare insieme a uno sul fitness, altri solo il programma sul fumo, altri ancora solo una lezione breve sui danni delle sigarette.

Tutti i partecipanti del primo gruppo, scrivono gli autori, sono riusciti ad aumentare la loro attività fisica, ma solo quelli che riuscivano ad aumentare sensibilmente i giorni in cui riuscivano a farne per 20 minuti al giorno erano anche in grado di diminuire le sigarette.

 

Fumo: “Ma che sei scemo?” Lo spot di Nino Frassica

I risultati
A conclusione dello studio, i ricercatori hanno avuto una conferma definitiva su quanto l´attività fisica, e uno stile di vita all´insegna del benessere, possa funzionare come concreta soluzione al vizio del fumo: “Questo nostro studio conferma”, hanno concluso gli esperti che hanno realizzato l´indagine, “come un comportamento salutare riesca a catalizzarne altri. Innescando un circolo virtuoso che può portare solo benefici all´individuo, e ai giovani in particolare”.

 

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Come si cucina? Guida ai sistemi di cottura più sani

In epoca di grandi successi per programmi tv come Master Chef, gli italiani impazziscono per sapere come si cucina davvero: ecco i 10 migliori metodi di cottura.

come cucinare

In epoca di grandi successi per programmi tv come Master Chef, gli italiani impazziscono per sapere come si cucina davvero. Ma ignorano che oltre all’abbinamento dei cibi ed alla creatività nel cucinarli, grande rilevanza hanno anche i metodi di cottura. Perchè scegliere un determinato metodo di cottura rispetto a un altro è importante anche per rendere un alimento più sano, oltre che più buono.

Il cibo, infatti, si cuoce sia per renderlo gradevole al palato, sia perché diventi più digeribile (il calore provoca reazioni chimiche che trasformano amidi, grassi, proteine ecc. in sostanze meglio assimilabili dall’organismo), sia per motivi igienici (con il calore si eliminano i microrganismi nocivi).
Vediamo allora di capire le caratteristiche dei principali metodi di cottura.

 

 

 

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Le tecniche “d’acqua”: bollitura, bagnomaria, brasatura

 

 

• Bagnomaria: il cibo viene cotto in contenitori di vetro o metallo immersi nell’acqua bollente, per almeno mezz’ora. Fa perdere solamente le vitamine sensibili al calore. Ideale per sformati di verdure e per facilitare la conservazione di marmellate e passate di pomodoro.

• Bollitura: il cibo viene immerso completamente in acqua e ciò comporta la perdita di gran parte delle sostanze nutritive (specie grassi, proteine e vitamine idrosolubili). Si adatta bene a quasi tutti gli alimenti.

• Brasatura: è la cottura molto lenta (anche 3 ore) di un alimento rosolato in precedenza in un grasso, e poi cotto con pochissima acqua (o vino o altro condimento). Si ottiene tramite una pentola ben chiusa, in modo che il liquido di cottura si condensi sul coperchio e ricada sulle pareti, assieme a quello prodotto dall’alimento, senza evaporare. Essendo un metodo a metà tra la cottura in acqua e quella a vapore, le vitamine che si perdono sono solo quelle dovute al calore e vengono comunque trattenute dalla crosta che si era formata durante il rosolamento. Inoltre, la brasatura danneggia poco i grassi. È un metodo perfetto per le carni a struttura compatta, accompagnate da verdure e ortaggi (pur con tempi diversi). Danneggia poco i grassi perché la cottura avviene a fuoco dolce.

 

 

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Soufflé al caffè

Soufflé al caffè


Calorie: 155
Soufflé al caffè
  • latte 200 g
  • farina bianca 40 g
  • caffè solubile in polvere
  • burro 30 g
  • tuorli d´uovo 2
  • 3 albumi
  • zucchero semolato 40 g
  • sale q.b.

*le dosi sono per 6 persone

    • Fate bollire il latte nel quale avrete sciolto 3 cucchiaini di caffè in polvere; aggiungetevi quindi il burro impastato con la farina, stemperate e, sempre mescolando, fate cuocere a fuoco moderato fino a quando il composto diventerà una crema molto densa alla quale incorporerete, rapidamente, i tuorli e 40 g di zucchero. Spegnete e lasciate raffreddare bene.

 

    • Montate gli albumi con un pizzichino di sale e incorporatevi un cucchiaio abbondante di zucchero, senza smettere di lavorarli con la frusta: dovrete ottenere una neve fermissima e soda. Aggiungetela alla crema fredda, mescolando con un cucchiaio di legno con movimenti dal basso verso l´alto.

 

    • Imburrate abbondantemente 6 stampini da forno, spolverizzatele di zucchero, riempitele fino a due terzi con il composto preparato e passateli in forno già scaldato a 200° per 15 minuti circa. Servite i soufflé appena sfornati, prima che inizino a sgonfiarsi.

 

    Buon appetito!
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Bigoli al pomodoro con pane croccante

Bigoli al pomodoro con pane croccante


Calorie: 375
bigoli al pomodoro con pane croccante

bigoli freschi all’uovo, 350 g
pomodori da sugo, 500 g
acciughe sotto sale, 100 g
pane casereccio, 60 g
prezzemolo
aglio
olio extravergine d’oliva
sale q.b.
pepe q.b

Calorie a porzione 377 – Le dosi sono per 4 persone

Preparazione
In una padella scaldate 3 cucchiai d’olio e 2 spicchi d’aglio sbucciati. Stemperatevi le acciughe spinate e ben lavate dal sale. Unite i pomodori, lavati, sbucciati e privati dei semi. Fateli cuocere finché si saranno sfatti e la salsa sarà ben legata. Completatela negli ultimi cinque minuti con un’abbondante manciata di prezzemolo finemente tritate; salate e pepate. Tritate intanto il pane piuttosto grossolanamente. Stendetelo sulla placca del forno, irroratelo con poco olio, quindi tostatelo nel forno,caldo per uno o due minuti. Cuocete la pasta in acqua bollente salata, scolatela e conditela con la salsa, cospargendola alla fine con un’abbondante spolverata di pane croccante.

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