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Cambio di stagione, 5 consigli per gestire armadi e non cadere in depressione

cambio di stagione

Il cambio di stagione è come l’Imu o l’irpef: la vorremmo evitare. Ma purtroppo arriva puntuale sempre nella stessa data.
Il fatto è che in primavera ed in autunno si ripresenta puntuale come un orologio svizzero ad imporci il fatidico rivoluzionamento degli abiti nell’armadio, proprio nel momento in cui ci sentiamo più stanchi, irritabili ed anche un po’ depressi.
Perchè ci sentiamo così. E come affrontare la prova e superarla indenni? Ecco alcuni consigli di medici ed esperti consultati da Staibene,.it

 

 

Cambio di stagione e salite: i 5 sintomi del disagio

 

L’arrivo dell’autunno o della primavera agisce sulla salute e sulla psiche di ognuno di noi in modo differente. Ma molti italiani – le statistiche parlano del 20%, ovvero 1 su 5 – soffrono di una vera e propria sindrome che si presenta in questi momenti dell’anno, ben riconoscibili perchè evidenti con 5 sintomi:
1. stanchezza e spossatezza;
2. difficoltà di concentrazione;
3. sonnolenza;
4. irritabilità;
5. leggera depressione

Se li state vivendo sappiate che si tratta della SAD ovvero del disturbo affettivo stagionale generato dagli effetti del cambio climatico sul sistema endocrino.

Spiega la dottoressa Laura Caminiti esperta in materia: I cambiamenti climatici influiscono sempre e su tutti, indipendentemente dall’età. Semplicemente alcuni individui sono più sensibili di altri e manifestano maggiore difficoltà a gestire il disagio legato ai cambiamenti che il passaggio stagionale porta con sé.

 

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Simpatia, come capire se chi fa ridere è anche intelligente

Una ricerca Usa svela le correlazioni tra senso dell’umorismo, salute mentale intelligenza e i 5 tratti della personalità umana: energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale

Simpatia è anche intelligenza? Immaginate un gruppo di amici, uno è sempre serioso, ride poco, potrebbe essere timido e poco loquace; oppure saputo, erudito, uno di quelli che si prende sul serio e sembra molto preparato.

E immaginate nello stesso gruppo un altro amico che ama ridere, ha la battuta sempre pronta; potrebbe essere ironico, loquace, prende in giro gli altri ed anche se stesso, magari racconta barzellette ed è dotato certamente di senso dell’umorismo.

Ebbene, chi dei due secondo voi è più intelligente? La risposta viene da uno studio condotto dagli psicologi americani Daniel P. Howrigan e Kevin MacDonald, e pubblicato sulla rivista “Evolutionary Psychology”, su un campione di 185 studenti.

E il verdetto sembra non avere equivoci perché dimostra che chi è dotato di umorismo ha anche una migliore salute mentale ed un maggior quoziente di intelligenza; e dunque tra i due amici, quello più intelligente è senza dubbio che all’apparenza non appare tale, cioè quello che ama ridere e scherzare.

 

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I 5 tratti della personalità

La ricerca di Daniel P. Howrigan e Kevin MacDonald, aveva come oggetto la verifica della corrispondenza tra il senso dello humour e l´indicatore di intelligenza, ed ha analizzato anche le interazioni tra i due fattori e i cosiddetti Big Five, i cinque tratti della personalità che ognuno possiede: energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva e apertura mentale.

Ne è risultato che una buona intelligenza è la premessa di uno spiccato senso dello humour, indipendentemente dai tratti della personalità e dal sesso.

 

Pensi di essere simpatico?

 

Chi ha un carattere estroverso non necessariamente è intelligente

Se dunque ridere o far ridere, avere cioè il senso dell’umorismo è indice di intelligenza, si potrebbe per analogia pensare che poiché gli estroversi amano ridere, anche loro hanno una più elevata intelligenza.

Ed invece su questo versante i ricercatori invitano a non fare facili analogie perché la stessa ricerca ha appurato che anche un carattere estroverso è indice di un´elevata capacità umoristica, ma non necessariamente di una buona intelligenza.
In sostanza, se sapete far ridere con arguzia, avrete sicuramente un buon cervello funzionante. Ma se siete estroversi non è detto che siate anche più intelligenti.

 

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Scompenso cardiaco, quanto rischiano le donne

L’incidenza della malattia del cuore sui due sessi: negli uomini è più alta

Le donne hanno un gran cuore. Fuori di metafora, sembra proprio che l´organo cardiaco del corpo femminile sia più resistente di quello maschile, almeno per quanto riguarda le conseguenze dello scompenso cardiaco. Sì, perché una volta colpite dalla malattia, le donne sopravvivono più a lungo rispetto ai maschi.

 

 

Lo studio
Sono le conclusioni di uno studio di grandi dimensioni che ha raccolto dati di oltre 40 mila soggetti esaminati. La ricerca, promosso dall´ospedale universitario Gregorio Maranon di Madrid (in Spagna) e pubblicata sulla rivista scientifica “European Journal of Heart Failure”, è nota come “MAGGIC – Meta-Analysis Global Group in Chronic Heart Failure”. Ha analizzato i dati provenienti da 31 studi randomizzati che hanno coinvolto 28.052 uomini e 13.897 donne con insufficienza cardiaca cronica. I dati per la sopravvivenza sono stati analizzati per oltre tre anni e hanno dimostrato che il 25,5% delle donne e il 25,7% degli uomini sono morti durante i tre anni, il che ha rappresentato un tasso di mortalità di 137 morti per 1.000 pazienti all´anno per gli uomini e 135 per 100 pazienti all´anno per le donne. Considerando l´età, i risultati hanno mostrato che gli uomini avevano un rischio del 31% più elevato di morte rispetto alle donne.

Altri risultati hanno mostrato che le donne con insufficienza cardiaca cronica sono in media più anziane degli uomini, hanno maggiori probabilità di avere una storia di ipertensione e di ammalarsi di diabete, ma che la loro insufficienza cardiaca comporta meno probabilità di essere causata da uno scompenso cardiaco di origine ischemica.

 

http://www.staibene.it/test/rischi-lo-scompenso-cardiaco/

 

 

Diversa risposta
“Questo studio ha chiaramente dimostrato che la sopravvivenza delle donne con insufficienza cardiaca è maggiore rispetto agli uomini, indipendentemente dall´età e da altre variabili”, ha detto Manuel Martinez Selles dell´ospedale universitario Gregorio Maranon di Madrid, tra gli autori principali dello studio. “Il cuore femminile sembra rispondere al danno diversamente dal cuore maschile. Ad esempio, le donne hanno una maggiore conservazione della funzione del ventricolo destro e una maggiore protezione contro le aritmie ventricolari, l´attivazione neuro-ormonale, le mutazioni genetiche e l´apoptosi. Alcuni di questi vantaggi potrebbero essere correlati alla gravidanza e alle specifiche differenze di genere di espressione genica”.

 

Leggi anche:  Malattie cardiache? Primo killer per le donne

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Boccone di traverso: cosa fare per non soffocare

Il boccone di traverso: cos’è? Come si determina? Chi colpisce? In quali situazioni? E soprattutto cosa fare per superare il momento critico. Tutte le risposte e soprattutto i rimedi per non soffocare.

Il boccone di traverso è la classica situazione che può risolversi  con un colpo di tosse oppure degenerare in un pericolo che arriva fino al soffocamento.

Ed il fatto che possa accadere a chiunque, in qualunque momento, nella più normale delle condizioni aggiunge pericolo e rischio, soprattutto se si tratta di bambini e persone anziane che possono restarne soffocati.

Ma cos’è esattamente? Come si determina? Chi colpisce? In quali situazioni? E soprattutto cosa fare per superare il momento critico sia che riguardi noi, sia che riguardi qualcuno che è accanto a noi?

L’Ospedale Humanitas ha postato una serie di informazioni di primo soccorso  a cura di Stefano Ottolini, medico di Pronto Soccorso, proprio per affrontare situazioni del genere ed evitare che un attacco di panico, generalmente presente quando vediamo qualcuno che soffoca e non sappiamo cosa fare, possa  portare ad una situazione molto pericolosa, a volte anche mortale.

 

 

Cos’è il boccone di traverso

 

Il nostro apparato digerente e respiratorio si fonda su due  canali che  corrono quasi paralleli dalla bocca all’inerno del nostro corpo. Il canale che alimenta la respirazione è la trachea e conduce ai polmoni, quello che serve ad ingerire gli alimenti l’esofago e conduce gli alimenti allo stomaco.

Può accadere che per un accidenti che tra poco vedremo, un boccone ingerito e destinato a transitare nell’esofago diretto allo stomaco prenda una strada diversa, cioè quella della trachea e si diriga verso i polmoni. Situazione pericolosa, perché se davvero del cibo andasse a finire nei polmoni di determinerebbe  anche un particolare tipo di polmonite ab ingestis, cioè da corpo estraneo, molto grave e difficile da curare. Ma il più delle volte il cibo  resta lì a metà strada e non va né su e né giù.

 

 

La causa

 

Le cause che determinano queste situazioni sono generalmente 4:

  1. mangiamo un boccone di cibo troppo grosso, e questo spesso accade perchè abbiamo fretta di liberare  la bocca perchè stiamo parlando con qualcuno;
  2. mangiamo troppo in fretta senza masticare abbastanza;
  3. parliamo mentre stiamo mangiando
  4. respiriamo mentre inghiottiamo

Poi ci sono cause che interessano generalmente principalmente i bambini ed è quando il bambino, che usa la bocca come mezzo di conoscenza degli oggetti soprattutto nella prima infanzia, per errore inghiottisce  un frammento di giocattolo e di  altro genere che  quasi lo strozza.

Esistono poi patologie che coinvolgono l’apparato della deglutizione o l’apparato neuromuscolare e che impediscono lo svolgersi di una corretta deglutizione. I processi che regolano la deglutizione permettono la chiusura delle vie aeree tramite la glottide al momento del passaggio del bolo alimentare. Tra queste  anche la disfagia, ovvero quella patologia  che ci impedisce di inghiottire anche quando il cibo ha preso per cosi dire, la strada giusta.

 

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Il sale? Come scegliere quello giusto e quanto mangiarne

Le nuove indicazioni dell’Oms riducono i limiti massimi di sale. Ma bisogna saper scegliere: sale raffinato, sale iodato, sale marino, iposidico o aromatizzato? Ecco la guida al sale migliore.

Che con il sale non si debba esagerare, perché può aumentare i rischio di sviluppare patologie serie (ipertensione e malattie cardiache su tutte), è o dovrebbe essere già cosa nota.

Ma sulle dosi che ciascuno di noi dovrebbe inserire nella sua alimentazione di tutti i giorni, ci sono sempre molti dubbi. A spazzare via ogni perplessità sopraggiunge adesso l´Organizzazione mondiale della sanità, che fissa – tramite le sue nuove linee guida sul tema – le dosi fondamentali che indicano la strada sull´argomento per ogni adulto sano.

 

 

Leggi anche  : I 10 alimenti più ricchi di sale

 

Il limite si abbassa

L´Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha infatti emanato nuove linee guida che riducono la quantità di sale giornaliera raccomandata nell´alimentazione ed introducono per la prima volta un limite per il potassio. Una persona con alti livelli di sodio e bassi livelli di potassio – spiega l´Oms – corre il rischio di avere la pressione alta con un aumentato pericolo di malattie cardiovascolari e ictus.

“Gli adulti dovrebbero consumare meno di 2.000 mg di sodio (5 grammi di sale)”, afferma l´Oms in una nota. Finora, l´Oms raccomandava il limite di 5 grammi di sale; adesso è meno di 5 grammi per adulto, come ha precisato il portavoce dell´Oms Gregory Hartl. L´Oms raccomanda inoltre che la dose per i bambini sia adattata al peso, all´altezza ed energia consumata, ha precisato.

 

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Avvelenamenti e intossicazioni, 10 regole per tutelare i bambini

Il decalogo degli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma contro una delle più frequenti emergenze pediatriche anche in estate

I bambini, si sa, sono capaci di mettere in bocca qualunque cosa. Ecco quindi che il rischio avvelenamenti e intossicazioni, in casa o fuori, in vacanza o in città, è sempre uno dei principali motivi di emergenze pediatriche che obbligano a frenetiche corse verso il pronto soccorso. Mai come in questo settore la prevenzione e la tempestività nell’intervento sono fondamentali.

 

Le cause di avvelenamento e intossicazione
Secondo i dati di uno degli ospedali pediatrici di eccellenza del nostro Paese, il Bambino Gesù di Roma, tra le cause di intossicazione e avvelenamento il 35% dei casi è dovuto a ingestione di farmaci, il 30% a prodotti domestici, il 15% a sostanze caustiche e, per il restante 20%, a ingestione di sigarette, piante, funghi, contatto con pesticidi, morsi di vipere o altri animali potenzialmente pericolosi.
I bambini tra il primo e il quarto anno di vita sono quelli maggiormente soggetti al rischio di intossicazione. Questo perché esplorano il mondo circostante e non sono ancora in grado di riconoscere eventuali pericoli.
Attenzione agli orari: tra le 11 e le 13 e tra le 19 e le 21 sono i momenti della giornata in cui i bambini sono maggiormente soggetti al rischio di un’intossicazione acuta, durante le quali i genitori sono particolarmente presi dalle faccende domestiche o semplicemente stanchi dopo una giornata di lavoro.

 

Leggi anche: Incidenti domestici,  perchè i bambini rischiano specialmente in casa

 

Prevenire avvelenamenti e intossicazioni nei bambini
Ecco il decalogo messo a punto dagli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù:

    1. Non rimuovere mai l´etichetta da contenitori di sostanze o farmaci potenzialmente pericolosi.
    2. Custodire farmaci e prodotti domestici in luoghi inaccessibili al bambino.
    3. Non lasciare incustodite pillole di farmaci in casa.
    4. Non travasare sostanze caustiche in contenitori anonimi.
    5. Non indurre mai il vomito nel bambino che ha ingerito una sostanza.
    6. Quando avviene un contatto con una sostanza pericolosa e il bambino non mostra sintomi, telefonare immediatamente al Centro Antiveleno per chiedere indicazioni.
    7. Nel caso in cui il bambino venga condotto in ospedale, ricordarsi di portare sempre il contenitore della sostanza assunta.
    8. Non far mangiare mai il bambino dopo un’intossicazione.
    9. In caso di probabile ingestione di sostanza caustica, non assaggiare il prodotto.
    10. In caso di sospetta intossicazione da funghi accertarsi sempre se altri componenti della famiglia presentino sintomi.

 

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Sesso, come rialzare il “flop” d’autunno

I 5 consigli degli andrologi per contrastare il calo del desiderio autunnale: tavola, corpo e molte… fantasie

Oltre che sull’umore la luce incide anche sul sesso. In estate, sia lui che lei, mostrano molto più interesse rispetto al resto dell’anno per gli incontri ravvicinati sopra o sotto le lenzuola.

Ad analizzare la colonnina del desiderio è Alessandro Littara, fondatore e responsabile del Centro di medicina sessuale di Milano, che ha messo a punto un calendario del desiderio.

 

Il calendario del desiderio sessuale


In una gara ideale per il periodo dell’anno più “caldo” tra le lenzuola, il primo posto è, senza dubbio, della stagione estiva. A rendere hot l’estate pesa il fatto che si è meno vestiti, ma non c’è solo la molla del contatto fisico, perché molto è mediato anche dallo sguardo.

Il secondo posto spetta alla primavera, il periodo del risveglio dei sensi per antonomasia.

Prepariamoci al peggio perché la stagione meno bollente in assoluto è l’autunno, quando si rientra nella routine quotidiana del dopo-vacanze che soffoca la passione.

La stagione sessualmente meno calda dell’anno non è l’inverno. Anche se è nei mesi più freddi che le giornate sono più corte e lo strato di vestiti è più spesso, “la nostra esperienza – sottolinea l’esperto – ci dice che, statisticamente, è l’autunno la stagione in cui gli istinti sessuali latitano”.

 

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Cervello, se sei ricco ce l’hai scritto in faccia

faccia

Tra  le meraviglie  che giorno dopo giorno la scienza scopre studiando il cervello umano ce n’è una che  piacerebbe molto al fisco:  si tratta della scoperta di quel maledetto neurone che scrive sul volto di ognuno di noi se il suo reddito familiare è alto o basso, se cioè siamo ricchi benestanti,  sulla soglia di povertà.

Di che si tratta?

 

 I muscoli facciali   meglio del portafoglio

Tutto nasce dai 43 muscoli facciali che ognuno di noi modella a seconda del proprio stato d’animo o della propria condizione.  Muscoli che non serve invecchiare perchè parlino di noi, in quanto sono eloquenti anche  da ragazzi.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Toronto, in Canada, ha avuto l’intuizione di verificare se il reddito delle persone aveva un riflesso nell’espressione del loro volto. Hanno così suddiviso i loro studenti in due gruppi: quelli con un reddito basso,  che in Canada ( beati loro) si attesta sotto i 70 mila dollari l’anno; e quelli a reddito alto, con redditi superiori a 100 mila dollari l’anno. Poi hanno chiesto  ad ognuno di lasciarsi fotografare con l’obbligo di mostrare un’espressione del volto assolutamente inespressiva, pena l’esclusione dall’esperimento. Fatte le foto, un terzo gruppo di studenti  ha avuto l’incarico di osservare le foto e di collocare ogni immagine al di sopra dei 100 mila dollari di reddito l’anno o al di sotto dei 70 mila. E la sorpresa è che nessuno  ha sbagliato:  gli studenti  con la faccia da ricchi sono stati collocati nel posto giusto, così come quelli con la faccia da “poveri”.

 

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La noia? Contrordine, ecco perchè fa bene al corpo e alla mente

noia

Se cercate il significato della parola noia sulla Treccani troverete le seguenti parole: “Senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza o dal disgusto nato dal ripetersi di cose uguali o uniformi … ..”,ovvero una descrizione  in chiave totalmente negativa. Ma è davvero così che va inteso  questo antichissimo stato mentale e personale che noi, uomini e donne, viviamo fin dagli albori dell’umanità?

La psicologia moderna è tornata a chiederselo, come accaduto più volte nei secoli passati ricorrentemente, dando a seconda delle epoche, connotati variabili, dall’estremo negativo (l’ozio è il padre dei vizi), all’estremo positivo (la creatività e l’intelligenza hanno bisogno dell’ozio).

Oggi il pendolo della noia sembra sia arrivato alla massima oscillazione del negativo e forse potrebbe iniziare ad oscillare al contrario, volgendo al positivo. Ne è prova l’interessante escursus di Carlo Bordoni nel dibattito delle idee pubblicato sulla “Lettura” del Corriere della Sera del 2 ottobre 2017.

 

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La noia nella storia

A saperla lunga da questo punto di vista erano gli antichi romani che, non a caso, parlavano di Otium, come assenza di attività fisica ma intensa attività intellettiva e creativa. Il loro era “otium creativo”. Non era affatto il far nulla ma il prendersi cura di sé, delle proprie attività private, della conoscenza, del benessere. Il negotium era invece il lato estroverso di sé, la gestione degli affari pubblici, lo scambio con gli altri. L’otium aveva perfino il suo luogo geografico di elezione: la cittadina di Baia, a nord del Golfo di Napoli, a ridosso di quel Capo Miseno che dava riparo alla flotta imperiale. Era lì che l’imperatore Claudio aveva costruito la sua fastosa villa a terrazze declinante verso il mare, al punto di collocare nell’ultimo terrazzamento, il ninfeo, a pelo d’acqua marina. Ed era lì che Cicerone preparava le sue perorazioni e Catullo ispirava i suoi versi d’amore. Ma era anche lì che tutto era permesso, anche ciò che per gli austeri costumi augustei, la morale pubblica vietava a Roma.

Poi arriva il cristianesimo che invece considera l’ozio, declinato come accidia, addirittura come uno dei sette vizi capitali. Tanto che nel Medio Evo, Dante colloca gli accidiosi nel VII girone dell’Inferno in quando peccatori per una vita terrena vissuta nella debolezza morale. Per la religione è addirittura un peccato mortale perchè rompe i legami sociali, causa l’inazione, la perdita della speranza e della fede. Il Rinascimento inizia ad addolcire il giudizio morale sull’accidia chiamandola melancholia e nell’Ottocento cominciano ad apparire i primi segni di positività, di ritorno all’antico significato di otium latino, il contrario di ne-gotium, ovvero produttività.

 

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Zuppa di funghi con pecorino

Zuppa di funghi con pecorino


Calorie: 163
zuppa funghi

funghi freschi 800
cipolla
aglio
prezzemolo
conserva di pomodoro
pecorino grattugiato
fette di pane tostato
olio d’oliva
sale
pepe

Calorie a porzione: 163 – Le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Mettete a soffriggere in un filo d’olio, aglio e cipolla tritati; unite un cucchiaio di conserva, i funghi puliti e tagliati a lamelle, un litro d’acqua, sale, pepe. Fate sobbollire la zuppa per 10 minuti, poi insaporitela con pecorino grattugiato e prezzemolo tritato. Servitela con fette di pane casereccio tostate.

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