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Spaghetti alle vongole veraci e pomodorini


Calorie: 388
spaghetti alle vongole
  • Vongole veraci: 1 kg
  • Spaghetti: 280 g
  • Pomodorini ciliegini: 12
  • Olio extravergine d’oliva: 4 cucchiai
  • Prezzemolo: 1 mazzetto
  • Aglio: 3 spicchi
  • Vino bianco secco: 2 cucchiai
  • Sale: q.b.

Calorie a porzione: 388- Le dosi sono per 4 persone

Tenete a bagno in acqua salata per 2 ore le vongole (nel frattempo sostituite almeno 3 volte l’acqua). Alla fine scolatele, mettetele in una padella con un cucchiaio di olio e uno spicchio di aglio spellato, copritele con un coperchio e fatele aprire mantenendo la fiamma alta.
Filtrate il liquido rimasto nella padella con un colino e tenetelo da parte. Versate tutte le vongole in una casseruola a parte e sgusciatele quasi tutte.
Nella stessa padella, scaldate i tre cucchiai di olio rimasti con gli altri due spicchi di aglio spellati e schiacciati, che toglierete quando si saranno appena scuriti.
A questo punto spegnete il fuoco e unite il vino e le vongoloe con il loro liquido, poi aggiungete il prezzemolo lavato e tritato.
Nel frattempo cuocete gli spaghetti molto al dente, scolateli e metteteli nella padella con le vongole, mescolando con cura.
Suddividete gli spaghetti su quattro fogli di carta da forno e guarniteli con i pomodorini: chiudete bene i cartocci, sigillandone i bordi, e mettete in forno caldo a 180 gradi per 5 minuti.
Infine, disponete gli involucri sui singoli piatti e portate in tavola servendoli bene aperti.

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Cavolfiore con cipolla marinata

Cavolfiore con cipolla marinata: come preparare una delle ricette più amate dell’inverno e prevenire tumori e guai alla prostata.


Calorie: 140
Cavolfiore con cipolla marinata
  • cavolfiore a ciuffetti 800 g
  • cipolle rosse 350 g
  • olive nere al forno, 12
  • zucchero
  • aglio
  • peperoncino piccante
  • aceto bianco
  • olio extravergine
  • sale grosso e fino

*le dosi sono per 6 persone

Preparazione
Mettere a lessare il cavolfiore al dente in acqua salata, acidulata con un pò di aceto.
Mettete in una casseruola le cipolle, pulite e a spicchi, con 2 cucchiai di olio, un bicchiere di acqua, un dito di aceto, un pezzetto di peperoncino, un pizzico abbondante di zucchero e una presa di sale grosso; fate bollire per 4 minuti, poi fate raffreddare la cipolla nella marinata.

Scaldate (senza farlo friggere) 60 g di olio con uno spicchio di aglio, le olive e sale fino. Versate sul cavolfiore questo condimento e poi mescolatelo con la cipolla fredda, sgocciolata dalla marinata, e servite.
Buon appetito!

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Involtini di acciughe farcite


Calorie: 180
Involtini di acciughe farcite
    • alici piuttosto grandi, 8<//strong>
    • mollica di pane raffermo<//strong>
    • pecorino grattugiato, 30 g
    • vino bianco, 1 bicchiere
    • aglio, 1 spicchio
    • prezzemolo
    • farina

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      • sale, q.b.

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Calorie a porzione: 180 – Le dosi sono per 4 persone

Preparazione
Pulite le acciughe, apritele a libretto e togliete la lisca.

Mescolate la mollica con il pecorino, prezzemolo e aglio tritati, mezzo cucchiaio di olio e sale.
Farcite le acciughe con un po’ di composto e arrotolate formando 8 involtini. Chiudeteli con uno stecchino, infarinateli molto leggermente e fateli rosolare in una padella con il resto dell´olio. Salate, pepate, bagnate con il vino, sfumate e fate cuocere ancora qualche minuto prima di servire.
Buon appetito!

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Pere al vino rosso

Ricette dietetiche: come preparare le pere al vino rosso, una ricetta classica della cucina italiana. Tutti gli ingredienti e le modalità di cottura e preparazione.


Calorie: 108
Pere al vino rosso
  • pera ruggine circa 200 g
  • vino rosso mezzo bicchiere circa
  • zucchero g 15
  • una stecca di cannella

Preparazione
Lavate la pera, sbucciatela, tagliatela a metà  e liberatela dal torsolo e dal gambo e poi mettetela in una piccola casseruola e irroratela con il vino. Infine aggiungete lo zucchero e la stecca di cannella e accendete la fiamma. Fate prendere il bollore e cuocetela per circa 20´ a fuoco coperto. Se il sughetto dovesse risultare scarso, potete aggiungere due dita di acqua.

Una volta cotta, lasciatela intiepidire immersa nel fondo di cottura, poi estraetela. Tagliatela a ventaglio senza staccare le fettine l´una dall´altra e disponetela sul piatto irrorandola con un po´ di sugo. Servitela accompagnate dal fondo di cottura fatto leggermente consumare.
Buon appetito!

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Credere in Dio fa bene alla salute, ma troppa preghiera no

La scienza studia le implicazioni della fede e della preghiera sulla salute umana e scopre insospettabili correlazioni con il benessere mentale e l’obesità che con gli atei non si verificano.

Credere in Dio fa bene alla salute mentale più di quanto accade a chi non crede; rende più felici e soddisfatti della propria vita e consente di fronteggiare meglio le difficoltà  quotidiane come un licenziamento o un divorzio.

Ma se  la fede e la preghiera fanno bene alla salute, c’è un limite oltre il quale la scienza dice stop: andare oltre può avere controindicazioni.

 

 

La fede fa bene alla psiche

 

Il benessere mentale e psichico della fede in Dio è stato dimostrato da alcune delle conclusioni di uno studio presentato in una conferenza della britannica Royal Economic Society.

Secondo l´analisi dei dati raccolti su migliaia di europei, credere in Dio offre degli indubbi vantaggi per affrontare i problemi della quotidianità . La religione è come un “tampone” che aiuta i fedeli a proteggersi dalle delusioni della vita.

All´inizio la ricerca ha focalizzato l´attenzione sulla relazione tra sussidio di disoccupazione e felicità , analizzando le differenze fra i vari Paesi europei. Poi, i ricercatori si sono resi conto che gli individui disoccupati subivano minori danni psicologi se erano religiosi, piuttosto che se avevano un generoso sussidio di disoccupazione.

 

Leggi anche: Ogni malattia ha i suoi… ” Santi in Paradiso”

 

Troppe preghiere non fanno bene alla linea

 

Tuttavia ci sono dei limiti . La scienza discute da molto tempo sui benefici della preghiera e della meditazione. I vantaggi sono tanti: per lo spirito, l’equilibrio mentale, la serenità nei rapporti con gli altri, oltre che con se stessi, addirittura per la salute del cuore. Mai, fino a questo momento, si era stabilito un nesso tra la preghiera e la forma fisica, tra il culto religioso e il sovrappeso. Proprio così: uno studio sostiene infatti che più si è osservanti verso la propria religione di riferimento, maggiore è il rischio di diventare obesi.

 

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Sul cellulare più germi che sulla tavoletta del water

Microbiologi inglesi: decine di migliaia di batteri in soli 6,5 centimetri quadrati

cellulare

Pensavamo di conoscerli tutti i difetti del cellulare. È costoso, delicato, in certi casi difficile da usare, troppo pesante… E invece, a sorpresa, salta fuori un problema a cui nessuno di noi aveva mai pensato: l’inseparabile compagno di mille chiacchierate è sporco.

Di più, è un pericolo per la salute. Perché è stato scoperto che contiene più germi e batteri di una tavoletta del water, della suola delle scarpe, della maniglia di una porta.

 

Leggi anche: Manuale per un’igiene perfetta

L’allarme arriva da un’équipe di microbiologi britannici, che ha contato decine di migliaia di microbi per ogni 6,5 centimetri quadrati di superficie del cellulare. Fra questi, anche lo Staphylococco aureo, responsabile di bolle e vesciche, di polmonite a volte letale e meningite.
Il continuo maneggiamento e il calore sprigionato dal telefono sono una combinazione ideale per i batteri, che proliferano all’insaputa di chi manda Sms, scatta foto o semplicemente chiacchiera, insomma vive con il telefonino sempre a portata di mano. “I cellulari”, afferma Joanna Verran, microbiologa della Manchester Metropolitan University, “girano in tasca o in borsa, vengono appoggiati un po’ dappertutto, maneggiati di frequente e sono spesso a contatto con il viso.

In altre parole, attirano una vasta gamma di batteri, più della tavoletta del water, della cui scarsa igiene tutti si preoccupano”.

Il consiglio, dunque, è di lavarsi le mani dopo un Sms o una telefonata e soprattutto, come raccomandano le stesse aziende produttrici, pulire frequentemente i telefonini con appositi detergenti anti-batterici.

 

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Come correre ai ripari ? ( segue)

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Ti piacciono le salsicce? Occhio a infarto e diabete

Le salsicce aumentano il rischio di infarto e diabete: più della carne rossa, il maiale lavorato e insaccato fa crescere del 42% il rischio di malattie del cuore e della circolazione. Ecco perchè.

Ti piacciono le salsicce? Occhio a infarto e diabete

Ti piacciono le salsicce?  Che mangiare troppa carne rossa non faccia bene alla salute è cosa  che  molti studi, hanno accertato, come anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità certifica.

Ma ora  si aggiungono ulteriori conferme che, all’interno del mondo “carnivoro”mettono all’indice  soprattutto le salsicce  che  hanno una  componente di pericolo rafforzata che le pone in cima agli alimenti pericolosi per il cuore perchè aumenterebbero  del 42% la probabilità di incorrere in malattie cardiache e circolatorie.

A sostenerlo è uno studio dell´Università di Harvard, pubblicato sulla rivista scientifica “Circulation”, che ha esaminato diverse ricerche raccogliendo i dati per un totale di oltre un milione di persone.

Ma non è solo al cuore che bisogna pensare quando ci viene proposto di mangiare salsicce: i ricercatori della Harvard University hanno scoperto  infatti che quell’insaccato buonissimo che spesso mangiamo alla brace o stufato con polenta o broccoletti,  favorisce anche il diabete.

 

 

Leggi anche: Come riconoscere i sintomi del diabete

 

Basta mangiare infatti solo 50 grammi di carne lavorata al giorno per aumentare del 19% anche il rischio di sviluppare il diabete, mentre mangiare anche fino a 100 grammi al giorno di altri tipi di carni rosse non trasformate non aumenta alcun rischio nonostante l´analogo contenuto di colesterolo e grassi saturi.

A fare la differenza, spiegano i ricercatori, potrebbero essere il sale e i conservanti aggiunti nella lavorazione. Tra le carni sotto accusa, anche la pancetta.

Una  ricerca pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 26 ottobre 2015, IARC Monographs Volume 114: Evaluation of consumption of red meat and processed meat  ha costituito il punto di svolta sulla pericolosità dele carni rosse, soprattutto lavorate perchè ne ha  accertato la  correlazione con i tumori allo stomaco ed al colon alla luce di 800 studi di 22 esperti in 10 Paesi,  che hanno acclarato  4 verità:

 

1)      le probabilità di provocare il cancro delle carni lavorate è del 95%, cioè è quasi una certezza;

2)       le probabilità  della carne rossa fresca è minore, intorno al 50%

3)      le probabilità  di generare il cancro nell’uomo aumentano se la cottura della carne avviene a temperature molto alte o con cotture alla brace che, oltre alla temperatura, aggiungono alla carne la componente del nero carbonizzato e dell’affumicato;

4)      infine – ed è l’aspetto più importante per i cittadini – la probabilità di ammalarsi di cancro accade  se la quantità di carne mangiata è abbondante, ovvero se si mangia carne rossa tutti i giorni per  100 grammi  o carne lavorata ( salsicce, insaccati, carne inscatolata)  tutti i giorni per 50 grammi al giorno. Cosa che  accade negli Stati Uniti ma, fortunatamente, non in Italia grazie all’abitudine italiana di mangiare  secondo i dettami della dieta mediterranea.

 

 

Leggi anche: Cancro: la classifica delle carni più rischiose

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Ma cosa ci trovano gli uomini nel seno delle donne?

Ecco perché lui perde la testa per le curve di lei

La stragrande maggioranza degli uomini è capace di perdere la testa davanti al seno di una donna  come si deve. E in ogni caso, qualunque uomo si sente attratto dal seno. Ed è così dalla notte dei tempi. Qual è il motivo? La scienza ha provato ad approfondire l´argomento ed è giunta a diverse conclusioni.

 

Un richiamo erotico
Ha cercato di capire, per esempio, perché – pur non essendo implicato direttamente nella riproduzione – rappresenti sempre l´essenza della femminilità e un richiamo erotico molto forte. Ebbene, secondo gli antropologi la forma del seno femminile ricorderebbe quella delle natiche e avrebbe iniziato a sostituirle come richiamo sessuale quando l´uomo ha assunto la posizione eretta e ha inziato ad accoppiarsi frontalmente.

 

 

Leggi anche: L’attrazione fisica?Questione di olfatto

 

 

Alla base dell´evoluzione umana
L´ultima teoria sul seno, in ordine di tempo, si deve al professor Larry Young, docente di psichiatria alla Emory University (negli Usa): l´attrazione maschile per il seno femminile non sarebbe altro che la conseguenza dell´evoluzione umana.
Il docente statunitense spiega che le basi neurologiche di comportamenti sociali complessi, tra i quali rientra anche questa attrazione per il seno, sono il risultato di circuiti neuronali originari costituiti sul legame affettivo che lega la madre ai figli fin dal momento dell´allattamento. Questo comportamento istintivo viene trasmesso sia alle femmine che ai maschi e contribuisce a rafforzare il legame di coppia tra genitrice e prole. Nel caso dei maschi, la conseguenza è che – anche da adulti, come accade ai bambini – gli uomini amano il seno perché inconsapevolmente è il segnale di un legame mai dissolto con la madre.

 

 

Leggi anche: Come cambia il sesso con il seno rifatto

 

 

Il ruolo dell´ossitocina
Non solo: nel corso dell’allattamento, i capezzoli delle mamme, stimolati a produrre latte, fanno attivare nel cervello la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone del benessere” o “dell´amore”, che aiuta la madre a focalizzare la sua attenzione sul bambino, instaurando con questo un legame “eterno”. Allo stesso tempo, nell´ambito di una coppia e durante un rapporto sessuale, la stimolazione dei capezzoli aumenta l’eccitazione sessuale nella maggioranza delle donne, attivando le stesse aree di quella vaginale e clitoridea.

 

Un legame duraturo
Secondo Larry Young, se il partner durante un rapporto sfiora i capezzoli o si dedica comunque al seno, può far scattare a livello empatico e affettivo un legame forte e univoco: nel cervello femminile si libera l´ossitocina, che servirà ad alimentare il contatto emotivo verso il compagno.
Insomma, la chiave di un legame duraturo e stabile – indispensabile per consentire alla specie umana di procreare e proteggere i figli – partirebbe anche dal rapporto che c´è tra il maschio e il seno femminile.

 

 

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Tumore al pene: i 5 sintomi che lo svelano in anticipo

Il tumore può colpire anche il pene? La risposta che molti uomini temono di dover sentire è “si”, il tumore al pene esiste anche se è piuttosto raro.
Ma di che si tratta? Come viene? Dove si manifesta? Quali sintomi presenta e quali sono i fattori di rischio?

Diciamo subito che il tumore al pene è una eventualità piuttosto rara che si manifesta più nei paesi poveri e meno dei cosiddetti paesi ricchi.

Colpisce mediamente un uomo ogni 100 mila ma con due eccezioni: in Italia colpisce meno che altrove con una percentuale di 0,7 ogni 100 mila maschi ; la seconda eccezione non riguarda la localizzazione geografica ma la conformazione del pene. I medici hanno osservato che se il pene è circonciso, il rischio praticamente viene azzerato.

 

 

Leggi anche: Allarme pene, per molti maschi una verità scomoda

 

Quali sono i fattori di rischio

 

L’igiene sembra essere una discriminante importante e ciò forse spiega anche perchè nei paesi ricchi è meno frequente e nei peni circoncisi, dove l’igiene nel glande è oggettivamente maggiore, è quasi assente.

L’osservazione clinica ha accertato che comunque ci sono altri fattori che concorrono a determinare una maggiore probabilità di insorgenza del tumore al pene. I sei fattori più rilevanti sono i seguenti:

  1. il fumo;
  2. l’età: sorge mediamente intorno ai 60 anni, ma nei paesi in via di sviluppo anche in torno ai 50 anni;
  3. l’Aids: la presenza del virus HIV è strettamente correlato al rischio di tumore;
  4. il papilloma Virus, altra condizione connessa alla promiscuità dei rapporti sessuali che è associata al tumore;
  5. la fimosi, ovvero il restringimento del glande che ostruisce l’igiene del prepuzio;
  6. i raggi ultravioletti: cosa che sconsiglia per esempio le pratiche nudiste .

 

 

Leggi anche: Il pene, le tue misure sono giuste? Scoprilo con il check up

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Calvizie, perché cadono i capelli in autunno

Quando un uomo, ma anche una donna, comincia a paredere capelli scattano ansie difficili da controllare. Ecco le cause e qualche rimedio anti-calvizie.

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Chiamatela ossessione, incubo, terrore puro  ma l’idea di perdere i capelli, per un uomo, è tutto questo e forse anche di più. Se è vero, come è stato calcolato, che 8 italiani su 10 sono disposti a tutto pur di prevenire la caduta e che in certi casi arrivano a spendere oltre 600 euro l’anno per ovviare al problema, la calvizie è un’autentica croce per i nostri connazionali maschi.

Ma bisogna distinguere: la caduta dei capelli stagionale, cosa ceh accade specialmente in autunno e  significa rinnovamento della capigliatura, dalla caduta strutturale, quella cioè che anticipa la calvizie.

 

 

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La caduta stagionale dei capelli

La perdita dei capelli stagionale è un fenomeno temporaneo, naturale e reversibile, che andrebbe semplicemente affrontato senza troppi allarmism, secondo il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia all’Istituto Clinico Humanitas e docente di dermatologia all’università di Milano.

«Mediamente – afferma –  si è calcolato che ognuno di noi arrivi a perdere  tra i 50 e i 70 capelli al giorno, ma nel periodo autunnale la caduta  tende ad aumentare come effetto di un fenomeno fisiologico di ricambio naturale: i capelli hanno un loro ciclo di vita e di crescita che durante l’autunno e la primavera, mesi in cui ci accorgiamo di perderli, tende ad intensificarsi a causa delcambio climatico della stagione.

In questi casi la  caduta dei capelli è dovuta al “ricambio e rinnovo”ed è da considerare fisiologica e naturale, in quanto nel giro di poche settimane si arresta a tutto torna alla normalità.

Shampoo medicati (e le lozioni) o gli integratori possono essere utilizzati sia quando la perdita dei capelli è stagionale, sia quando è legata a fattori transitori come stress, stanchezza e scompensi ormonali, per cui l’organismo ha bisogno di rimettersi in forma. In tutti gli altri casi, quelli in cui la caduta del capello non è di natura provvisoria, bisogna seguire una cura tricologica».

 

Leggi anche: Anche i capelli hanno la loro dieta

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