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Dalla musica che ascolti si capisce che tipo sei

Dalla musica che ascolti si capisce che tipo sei: classica, rock, blues o reggae, ogni genere è collegato a determinate caratteristiche della personalità

musica e carattere

Altro che curriculum, altro che diario personale, è la musica che ami a svelare che tipo sei. Perchè c’è qualcosa capace di descrivere la nostra personalità e il nostro carattere molto meglio: la musica che ascoltiamo.

 

I ricercatori del dipartimento di psicologia della Heriot Watt University di Edimburgo (Scozia) hanno chiesto a 36 mila appassionati di descrivere la loro personalità ed i loro gusti musicali dimostrando, attraverso la lettura dei risultati, una stretta relazione. Obiettivo: “capire realmente il motivo per cui la musica è una parte così importante dell´identità delle persone”, come ha spiegato il professor Adrian North, dell´Università di Edimburgo.

Sulla materia c’era già una grande letteratura  che aveva indagato scientirficamente sulle correlazioni tra la musica e l’effetto sul comportamento umano. Peresmepio c’era stato già uno studio della University of Pittsburgh School of Medicine negli Stati Uniti, che aveva indagato sulla capacità dei testi che accompagnano una  musica di essere convincenti anche nel messaggio contenuto: come se la  melodia fosse ikl grimaldello utile a rendere più persuasivo un contenuto testuale che senza musica avrebbe invece un vaglio razionale più severo e dunque   meno disposto recepire messaggi. musicali di convincere l’ascoltatore

 

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Il dizionario  del carattere musicale

Cosa significa se ti piace il rock : I patiti di musica indie rock, ad esempio, hanno una bassa autostima, ma sono molto creativi; ma se dall’indie rock si passa al rock metal le cose cambiano molto perchè gli amanti di questo sound sono trasgressivi e anche violenti: è stato accertato infatti che questo tipo di musica rock attiva nel cervello quella parte dell’emisfero che abbassa le  inibizioni, rende più violenti e scatena addirittura l’orgasmo sessuale.

 

Leggi anche: Perchè la musica Rock scatena il sesso

 

Cosa significa se ti piace il Rap : chi ascolta musica rap è presuntuoso e chi frequenta le discoteche è estroverso, ma un po’ egoista. La ragione starebbe in quella modalità di comunicare ripetitiva, ritmata,  in cui  non è la melodia ma il ritmo a scandire i testi; i quali sono sempre “ribellisticamente impegnati”, apodittici e senza dubbi nell’affermare fatti, giudizi,valori, critiche.

Cosa significa se ti piace il blues: e ancora: chi ascolta blues ha un´alta autostima, è creativo e si trova sempre a proprio agio con se stesso e con gli altri; qui la ragione starebbe nell’equilibrio che promana  il ritmo lento, melodico-ritmato  con partiture che a volta prevedono l’improvvisazione creativa della melodia  su una base precostituita. Tutti indici di intelligenza creativa e sensibilità emotiva.

 

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Cosa significa se ti piace la musica classica : chi ama la musica classica ha una buona autostima, è creativo, ma non introverso;

Cosa significa se ti piace il Reggae: chi si appassiona di reggae ha sempre un alto livello di autostima, è generoso, ma non è un buon lavoratore.

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Salute: la classifica delle “Regioni-Inferno” dove si muore prima o ci si ammala di più

Salute: ecco la prima classifica delle Regioni Inferno: quelle in cui si vive 3 anni meno della media e dove si muore di più di cuore e tumore.

Sarà anche vero che il servizio sanitario italiano è fra i migliori al mondo, ma se esistono regioni in cui si vive 3 anni di meno di altre significa che è giunto il momento di far sapere agli italiani le regioni dove conviene spostarsi perchè si vive di più, e quelle da dove occorre invece fuggire perchè si vive meno.

 

 

A fornire le cifre che consentono di svelare questa insopportabile diversità delle opportunità di salute in Italia è il Rapporto Osservasalute 2016 presentato dal Policlinico Agostino Gemelli nel mese di aprile 2017, corredato da una infinità di dati tutti inoppugnabili perchè di fonte Istat.

Emerge una mappa della salute in Italia che, oltre a svelare la classifica della longevità tra una regione e l’altra, indica di cosa si muore e di cosa si guarisce tra una regione e l’altra; informazione che possiamo considerare un indicatore indiretto della qualità delle cure sanitarie del paese, utile anche per definire una classifica delle regioni più efficienti e meno efficienti nel dispensare le cure sanitarie.

 

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Dove si muore di più

Il rapporto rende esplicite le cifre del periodo che va dal 2003 al 2014, dunque su un arco di tempo di 12 anni suddivise per maschi e femmine, con situazioni molto diverse fra i due generi.

Classifica della mortalità degli uomini

Ebbene la regione in cui uomini gli si muore di più è la Campania .

Campania 122,2 decessi ogni 10 mila abitanti;
Sicilia 114,8;
Molise 110,79;
Calabria 110,7
Valle d’Aosta109,7
Basilicata e Piemonte 109
Lazio108,6
Abruzzo 108,2
tutte regioni al sopra della media italiana che è di 107 decessi ogni 10 mila abitanti.
Classifica della mortalità delle donne
Campania 82,2
Sicilia 79,1
Calabria 73
Piemonte 70,8
Lazio 70,6
Tutte al sopra della media italiana che è di 69,8 decessi ogni 10mila donne.

Emerge dunque che le donne muoiono in Campania il 50% meno degli uomini, in Calabria il 28% i meno ed i Piemonte e nel Lazio il 35% in meno.
Basterebbero questi numeri ad indurre gli uomini ad abbandonare la Campania e le donne a trasferirsi dal Lazio e Piemonte in Calabria.

 

 

Leggi anche: Salute: Ecco la classifica delle Regioni-Paradiso, dove si vive di più e ci si ammala di meno

 

Dove si muore di più per tumore

 

Il rapporto pubblica anche interessantissime cifre sulle cause dei decessi regione per regione. Si scopre così che in Campania si muore di tumore il 40% più che nel Molise; in Lombardia il 20% più che in Calabria.

Ecco dove il tumore fa più vittime
Campania 38,1
Lombardia 36,7
Lazio 36,2
Friuli 36
Piemonte 35,5
Trento 35,1
Liguria ed Emilia Romagna 34,7
tutte regioni al di sopra della media anzionale che è di 34,9 morti di tumore ogni 10 mila persone.
Dove il tumore fa meno vittime
Molise 29,6
Calabria 30,4
Basilicata 30,9
Abruzzo 31,3
Sicilia 32,6
Valle d’Aosta 33,1
Piemonte 33,5
Puglia 33,7
Toscana 34
Veneto 34,8

 

Leggi anche: Sanità: le Regioni che sprecano di più

 

Dove si muore di più per problemi di cuore

Infarti e problemi cardiocircolatori sono un’altra causa di morte che varia da regione a regione. Con una costante: la regione Campania è comunque in testa alla classifica dove si muore di più anche per questa patologia.

Dove si muore di più per problemi di cuore

Ecco la classifica
Campania 47,3 decessi ogni 10 mila persone
Molise 47,2
Sicilia 43,5
Calabria 42.9
Basilicata 40,4
Abruzzo 40
Lazio 38.5
Piemonte 37,3
Queste sono tutte regioni in cui i decessi per problemi di cuore sono superiori alla media nazionale che è pari alla frequenze del Piemonte.

 

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Il potere stressa chi non ce l’ha

Non dipendere dagli altri espone meno al rischio di ansia e tensioni

potere stressa

Comandare è meglio che fare l´amore. Il potere logora chi non ce l´ha. Sono tante le massime che esaltano il piacere e l´importanza di avere capacità decisionale, posizioni di privilegio, ruoli direttivi. E da oggi sembrano potersi fondare anche su basi scientifiche. Uno studio condotto dagli esperti della Stanford University (negli Stati Uniti) ha dimostrato infatti che disporre di più potere corrisponderebbe a minore esposizione allo stress, grazie alla consapevolezza di non dover dipendere dal comportamento degli altri.

 

Leggi anche: Come riconoscere i disturbi della personali

 

Lo studio
Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences”, avere un più alto rango comporterebbe più bassi livelli dell´ormone dello stress.
In passato, scienziati della Stanford University hanno misurato i livelli di cortisolo, l´ormone dello stress, in alcuni babbuini scoprendo che quelli che appartenevano ai ranghi più elevati avevano le minori quantità. Nel nuovo studio, scienziati della Stanford e della Harvard University hanno misurato i livelli di cortisolo e quelli di ansietà dichiarata fra gli ufficiali militari di più alto grado. In entrambe le misure, i militari più alti in grado riportavano i livelli più bassi: più alta era la posizione, minore era lo stress.

 

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Il controllo fa sentire sicuri
L´elemento decisivo, secondo gli scienziati, sembra essere il senso del controllo: il legame tra potere e tranquillità dipendeva dal numero totale di subordinati che aveva il leader e dal grado di autorità e autonomia che gli era conferito dalla sua posizione.

In altre parole, a far essere più rilassati gli ufficiali era il fatto che la propria vita non dipendesse da altri se non da se stessi: una sensazione che compensava ampiamente le intrinseche difficoltà di comando legate al proprio ruolo.

 

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Dieta e sesso: gli effetti collaterali delle taglie troppo “small”

La dieta dimagrante può avere un effetto sul sesso di lei? E può incidere sulla fertilità della coppia? Secondo una ricerca ci sono effetti collaterali inquietanti che è meglio conoscere. Ecco quali.

dieta e sesso

 

La dieta dimagrante può avere un effetto sul sesso di lei? E può incidere sulla fertilità della coppia?

A seminare il dubbio che ci sia una relazione tra le donne  fissate della dieta e del dimagrimento è  uno studio scientifico che ha voluto indagare sulla fertilità e il peso forma delle donne

Non è dato sapere se il committente della ricerca fosse una firma dell’abbigliamento  specializzata nelle “taglie comode”, ovvero qualcuno interessato a mettere in cattiva luce  gli stklisti delle taglie anoressiche,   sta di fatto che la conclusione della ricerca è inequivocabile: essere troppo magre nuoce alla fertilità più dell’obesità.

 

Leggi anche: Ecco la dieta che fa bene al sesso ed alla fertilità

 

Il nesso tra magrezza e fertilità

A mettere in guardia le taglie troppo «small» è uno studio presentato a Orlando nel corso del meeting dell’American Society for Reproductive Medicine dai ricercatori dell’Advanced Fertility Center of Chicago (Usa), che affermano che «se si ha un peso appropriato per la propria altezza si ha una maggiore probabilità di concepire».

Gli studiosi guidati da Richard Sherbahn spiegano che, mentre i pericoli per il concepimento dovuti all’obesità sono ormai conosciuti, i danni dovuti alla magrezza sono forse stati troppo a lungo sottovalutati.

E’ noto per esempio uno degli effetti della  eccessiva magrezza sulle modelle:  la magrezza  eccessiva sollecitata dagli stilisti che pretendono taglie 36 affinchè ogni capo d’abbigliamento cada sul corpo senza alcun difetto, è  da anni al centro di roventi polemiche  per il fatto che   provoca la scomparsa del ciclo mestruale sulle modelle, con ulteriori effetti collaterali negativi sulla psicologia e sulla sessualità delle stesse.

 

Leggi anche: Essere vegetariani fa bene al sesso? Ecco la risposta

 

Fertilità ridotta di due terzi

I ricercatori hanno esaminato i dati di 2.500 donne che hanno fatto ricorso alla fecondazione in vitro nel corso di 8 anni.

Dopo averle divise in tre gruppi di peso – molto magre (indice di massa corporea tra 14 e 18), normali (tra 18 e 25) e sovrappeso o obese (oltre 25) – i ricercatori hanno incrociato i dati con il numero di bambini nati rilevando che, mentre nel gruppo delle normo-peso il tasso di nascita era pari al 50%, nel gruppo delle obese era il 45% e in quello delle «molto magre» era il 34%.

Il tutto nonostante il trattamento avesse previsto l’impiego dello stesso numero di ovociti per ciascuna donna.

Il problema, spiegano i ricercatori, potrebbe quindi essersi verificato durante l’impianto in utero.

 

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Salute: ecco le Regioni-Paradiso dove si vive di più e ci si ammala di meno

Salute: ecco la prima classifica delle Regioni Paradiso: quelle in cui si vive 3 ani più della media e dove si muore meno di cuore e tumore.

Regioni-paradiso

Se pensiamo alla salute ed alla  longevità come il metro per misurare la civiltà di un Paese, c’è un’Italia divisa a metà, con “Regioni Paradiso” – dove basta esserci nati per godere chissà perchè di 3 anni di vita in più- e “Regioni inferno” dove chi ha la sfortuna di esserci nato paga pegno e vive 3 ani di meno.

 

 

Qui ci occupiamo delle “Regioni- Paradiso e rinviamo ad un altro articolo la trattazione delle Regioni – Inferno”.

A fornire le cifre che consentono di svelare questa insopportabile diversità delle opportunità di salute in Italia è il Rapporto Osservasalute 2016 presentato dal Policlinico Agostino Gemelli nel mese di aprile 2017, corredato da una infinità di dati tutti inoppugnabili perchè di fonte Istat.

Emerge una mappa della salute in Italia che, oltre a svelare la classifica della longevità tra una regione e l’altra, indica di cosa si muore e di cosa si guarisce tra una regione e l’altra; informazione che possiamo considerare un indicatore indiretto della qualità delle cure sanitarie del paese, utile anche per definire una classifica delle regioni più efficienti e meno efficienti nel dispensare le cure sanitarie.

 

 

Leggi anche: Sanità: le Regioni che sprecano di più

 

Le Regioni dove si muore di meno

Ci sono alcune “Regioni-Paradiso” per il fatto che lì la vita è più lunga sia nei maschi che nelle femmine e perchè le due patologie più letali, ovvero le malattie cardiocircolatorie e i tumori, sono presenti in percentuali che sono anche del 40-50% inferiore rispetto ad altre regioni d’Italia.

Dunque sono regioni nelle quali si vive di più proprio perchè si mure meno di infarto o di tumore.
Quali sono. Ecco la classifica.
Classifica della longevità maschile

Gli uomini dovrebbero abitare tutti a Trento e Bolzano o alla peggio in Umbria ed in Toscana perchè sono queste le regioni in cui è più basso il numero di decessi.

  1. Bolzano 99,9 decessi ogni 10 mila uomini
  2. Trento 99,7
  3. Umbria 101
  4. Toscana e Marche 102
  5. Emilia Romagna 103
  6. Lombardia 104,6
  7. Veneto 105,5
  8. Friuli 105,8
  9. Sardegna 106
  10. Puglia 106,4
  11. Liguria 107,5

Sono tutte Regioni dove la longevità dei maschi èe al di sopra della media nazionale che è di 107 maschi morti ogni 10 mila abitanti.

 

 

 

Leggi anche: Salute:  La classifica delle Regioni-inferno, dove  si vive meno e ci si ammala di più

 

 

Classifica della longevità femminile

Per le donne, le regioni-Paradiso della salute non sono le stesse degli uomini. C’è Trento, ma chissà perchè Bolzano, pur essendo nella stessa provincia autonoma assicura alle sue donne una longevità inferiore alla “sorella” Trento.

Ecco la classifica delle regioni dove si muore meno:

  1. Trento ( provincia autonoma) 61,3 decessi ogni 10 mila donne
  2. Umbria 64,1
  3. Marche 64,4
  4. Veneto 64,8
  5. Bolzano (provincia autonoma) 65,2
  6. Lombardia 66,7Toscana 66,8
    Emilia Romagna 67,2
  7. Abruzzo 68,2
  8. Valle d’Aosta 68,3
  9. Molise 68,4
  10. Liguria 68,5
  11. Basilicata 69,6

tutte al di sopra della media italiana che per le donne è 69,8 decessi ogni 10 mila persone.

 

Leggi anche: Errori sanitari.. che problema

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Pranzo di Pasqua, come mangiare tutto senza danni

Non si possono fare sacrifici anche nel pranzo di Pasqua e il pic nic di Pasquetta, ma limitate i danni si: come mangiare salame e uova sode, primi piatti e agnello senza farsi del male.

La Pasqua è il momento dell’anno in cui meno si è disposti, forse, a fare sacrifici a tavola. Impossibile pensare quindi una tavola tutta light. Eppure, qualcosa si può comunque fare, per evitare che le leccornie tipiche della festa si risolvano in un attentato alla linea e alla salute. Tutto questo, salvaguardando il gusto.

Non ci credete? Ecco qualche trucco che potrete applicare, con le dovute modifiche a seconda dei piatti, sul vostro personalissimo menu.

 

Il salame e le uova sode

1) Uno degli antipasti più tipici della giornata di Pasqua è il piatto che abbina salame e uova sode. Un antipasto ghiotto, ma molto proteico, ricco di grassi e colesterolo, supercalorico: due fettine di salame e mezzo uovo sodo apportano 135 calorie. Nessuno vi chiede di rinunciarci. Ma il modo per attenuare  l’impatto negativo  è accompagnare i salumi con del pane integrale: le fibre assorbono i grassi e ne diminuiscono l’assimilazione.

 

Leggi anche : I cibi integrali fanno bene alla salute a patto che…

 

 

Primi piatti di Pasqua e Pasquetta

2) I primi piatti sono un altro cavallo di battaglia di un tradizionale pranzo di Pasqua (o Pasquetta, naturalmente). Dire loro di no è impossibile: basta allora limitarsi nei condimenti, preferire quelli vegetali (funghi, per esempio, o zucchine e melanzane) a quelli di carne. E cercate di ridurre al minimo, se proprio non riuscite a farne a meno, il parmigiano grattugiato: rischiate un sovraccarico di proteine animali.

Non sai quante calorie ci sono in quello che mangi?  Consulta il Calcola calorie di Pasqua

 

Come mangiare l’agnello senza sensi di colpa

3) Tra i secondi piatti, l’agnello è un must. Al contrario di quanto si pensi, non è poi così calorica: certo, dipende dal modo in cui si cucina. L’ideale sarebbe alla griglia, limitando quanto più possibile i condimenti.

Un consiglio in più? Accompagnate le fette di carne con un piatto di insalata: ricca di sali minerali e acqua, favorisce il processo digestivo dei grassi e facilita l’assimilazione delle proteine.

 

Leggi anche: Come preparare un’insalatona Light


Come “disarmare” le patate al forno

4) Il contorno per antonomasia? Le patate al forno. Aggiungere a un menu già di per sé ricco di carboidrati un altro alimento con tanti amidi come le patate, rischia di trasformare il pasto in un’autentica “bomba” calorica.

Senza contare i grassi e gli oli che si usano per prepararle (per esempio, il sugo prodotto dalla carne). Per limitare i danni, foderate la teglia con carta da forno e usate solo poche gocce di olio extravergine di oliva. Avrete un condimento più leggero che renderà il piatto molto più digeribile. La quantità giusta? Con 50 g assumerete 74 calorie.

 

 

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Benessere e salute termale: una vacanza alle Terme di Levico

Alle Terme di Levico una vacanza-salute che rilassa e consente di curare 4 patologie in un colpo solo grazie all’Acqua Forte. Ecco quali.

terme di levico

 

La natura è spesso una fonte inesauribile di benessere e salute, di speciali proprietà curative che agiscono sull’organismo con validi effetti biologici benefici.

 

 

È il caso dell’Acqua Forte, un’acqua termale unica in Italia e rara in Europa che sgorga a 1600 m di quota nel cuore della catena montuosa del Lagorai, in Valsugana: da oltre 150 anni un prezioso rimedio naturale utilizzato dalle Terme di Levico e Vetriolo per alleviare, prevenire e curare determinate patologie, oltre che per migliorare l’equilibrio psicofisico della persona e rafforzarne il sistema immunitario.

 

Si tratta di un’acqua sorgiva definita solfato-arsenicale-ferruginosa che presenta alte concentrazioni di solfati e ferro, elemento che a contatto con l’aria si ossida conferendole una particolare colorazione rossastra, insieme a componenti minerali come rame, magnesio, manganese e calcio. Una combinazione di sostanze che produce azioni antibatteriche, immunostimolanti, trofiche sulla cute e sulle mucose, detergenti e antinfiammatorie, particolarmente efficaci per la cura di alcune affezioni.

 

Oggetto di studi scientifici in costante evoluzione, quest’acqua è infatti certificata per la cura di patologie artro-reumatiche, ginecologiche, dermatologiche e respiratorie e sono numerose le ricerche che dimostrano l’efficacia dei trattamenti termali proposti a Levico e Vetriolo. Tra tutte citiamo le analisi condotte dalla Clinica otorinolaringoiatrica dell’Università di Padova, che hanno consentito di validare l’uso dell’Acqua Forte somministrata per via inalatoria nelle patologie croniche delle vie respiratorie superiori, oppure lo studio pubblicato nel 2006 sulla rivista Acta Oto-Laryngologica che ha evidenziato come in un gruppo di pazienti sottoposti a irrigazioni nasali con l’Acqua Forte si sia verificata una significativa diminuzione della concentrazione batterica a livello della mucosa nasale.

 

 

Le cure termali con l’Acqua Forte: cosa sono e quando provarle

Forti di una tradizione termale rinomata fin dall’Ottocento, gli stabilimenti di Levico e Vetriolo offrono numerose terapie e trattamenti, convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale, arricchiti da servizi complementari che favoriscono il rilassamento di corpo e mente, come la kinesiterapia, il massaggio termale, antistress, drenante o dagli innovativi trattamenti beauty, 100% naturali, che abbinano gli oligoelementi dell’acqua termale a estratti di piante e oli essenziali.

 

Come rimedio naturale, fra le tradizionali cure termali proposte dalle Terme di Levico e Vetriolo, troviamo la fangoterapia, ideale per alleviare i dolori e le tensioni legate ad artrosi e reumatismi extra-aricolari, svolgendo un effetto antinfiammatorio che migliora la mobilità del corpo e delle articolazioni; la balneoterapia, indicata nel trattamento di patologie osteoarticolari ed efficace per la cura di malattie della pelle, con effetto curativo e lenitivo; le irrigazioni vaginali, adatte alla cura di affezioni croniche dell’apparato genitale femminile, con azione antinfiammatoria e antibatterica, oppure le cure inalatorie, come aerosol, inalazioni, docce nasali e ventilazioni polmonari, proposte per la cura di patologie respiratorie e per la prevenzione di malattie croniche stagionali. Queste ultime consigliate anche ai bambini poiché perfette per la prevenzione di influenze e raffreddori e utilissime per la cura di infiammazioni legate ad allergie e patologie che interessano le vie respiratorie.

 

In continua evoluzione, moderni e recentemente ristrutturati per garantire comfort e alta qualità dei servizi, gli stabilimenti termali di Levico e Vetriolo offrono un’esperienza rigenerante nel cuore della Valsugana. Considerata la stazione termale più alta d’Europa, la sede di Vetriolo sorge a 1.600 m di quota, immersa a 360° nella natura inviolata del Lagorai, e apre al pubblico dal 26 giugno al 2 settembre.

 

A pochi passi dal centro urbano, la storica struttura del Palazzo delle Terme di Levico, completamente rimodernata, offre un’ampia gamma di servizi e offerte e apre al pubblico dal 10 aprile al 4 novembre.

 

Scoprite di più su Levico e le sue terme: www.visitvalsugana.it/levicoterme

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La competizione fa bene o fa male? Ecco da che dipende

La competizione fa bene o fa male all’individuo? E fa bene o fa male alla società? E fa bene o fa male all’amicizia, all’amore, al lavoro, alla cultura? Ecco le risposte che cercavi.

COMPETIZIONE

La competizione fa bene o fa male all’individuo? E fa bene o fa male alla società? E fa bene o fa male all’amicizia, all’amore, al lavoro, alla cultura?

Il mondo dello sport è il primo palcoscenico nel quale va in scena la sfida della vita ed è forse per questo che lo sport, in primis il calcio, ha così tanto successo in Italia e nel mondo.

Forse proprio perchè somma in se le due caratteristiche che scandiscono il carattere degli uomini: l’esaltazione dell’individualità, il goleador, il portiere imbattibile, il regista di intelligenza superiore, l’ala funambolica nel driebling; ed il gioco di squadra, il team, la collaborazione, l’altruismo concentrato e focalizzato nel risultato collettivo.

Qualche esempio? Ai mondiali di Aspen nel 2017, il segreto della “valanga rosa” che ha fatto il pieno di medaglie ai mondiali di sci stava nella competizine tra Federica Brignone e Sofia Goggia; nella scherma, fu la competizione tra Valentina Vezzali e Elisa Di Francisca a giovare alle schermitrici tricolore alle Olimpiadi; per non parlare della competizione, ribattezzata “staffetta” tra Gianni Rivera e Sandro Mazzola, nei mitici mondiali di calcio del 1970 che fu il decalogo al quale si sarebbero ispirati nei decenni successivi schiere di allenatori per estrarre il meglio dai campioni a beneficio della squadra.

 

Leggi anche: Competizione: come evitare che i i figli si sentano esclusi

 

Competitivi e vincenti?

 

Spiega Fabio Togni, docente di pedagogia dello sport a Brescia, che l’etimologia è la stessa: “non c’è competenza che non si sviluppi nella forma di competizione”.

Il punto è che siamo abituati, soprattutto in Italia, a dare al termine competizione un connotato negativo a causa di un modello culturale che tende in Italia a evitare la competizione per applicare a tutti un criterio di uguaglianza che livella le qualità specifiche e fa apparire chi vuole emergere più come un soggetto esibizionista, egocentrico, quasi sempre antipatico piuttosto che come un talento, un esempio da seguire, un trascinatore di tutti verso l’alto.

Del resto, basta dare un’occhiata alla storia contemporanea italiana per avere conferma di come il Paese sia eternamente strattonato fra tentativi di introdurre concorrenza, meritocrazia e premialità (nella riforma della scuola, nella concorrenza che Uber porta al monopolio dei tassisti nell’introduzione del salario di produttività nei contratti di lavoro) e resistenze a qualsiasi tentativo di emersione del meglio e dell’efficienza ( l’abolizione della riforma della scuola meritocratica del 2016, la fissazione di aumenti salariali uguali per tutti propugnati dal sindacato, la concorrenza tra Farmacie e parafarmacie).

 

Leggi anche: Mobbing sul lavoro: come sopravvivere

 

Ma se c’è un tipo di competizione che fa bene all’economia ed alla efficienza, che attraverso la concorrenza sbarra la strada ai compromessi ed alla corruzione, che n’è anche una di tipo negativo.

L’ha indaga Franco Fraccaroli docente di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all’Università di Trento. “ Può essere considerata negativa la competizione che spinge a vincere ad ogni costo, ponendo la vittoria come modello assoluto”.

Fraccaroli fa l’esempio che viene dall’economia e si riferisce a ciò che accadde tra il 2008 e il 2010 in Francia alla France Telecom quando 58 dipendenti si tolsero la vita proprio a causa di una insopportabile tensione individuale provocata da una insana competizione infra aziendale. (segue)

 

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Orticaria: perchè in primavera cominciamo a grattarci

L’orticaria colpisce non solo i bambini, ma un milione e 200 mila italiani. Nella metà dei casi fa perdere tre notti di sonno alla settimana

orticaria

I suoi segnali sono inequivocabili. La pelle che si arrossa e talvolta addirittura si gonfia, il prurito diffuso, la sensazione di disagio generalizzato su tutto corpo… Parliamo dell’orticaria, autentico tormento per un milione e 200 mila italiani, specie in primavera, se è vero – e lo confermano le statistiche ufficiali – che oltre la metà dei casi si presenta proprio durante questa stagione.

 

Fotografia di un problema serio


Il primo identikit di un disturbo legato in gran parte ad allergie e stress, emerge dall´indagine condotta dalla Gfk-Eurisko e presentata di recente a Dublino, a margine del congresso europeo sulle allergie della pelle.

Basata su un campione di oltre 27 mila persone da 15 anni in su, la ricerca fornisce la fotografia di un disturbo che compromette notevolmente la qualità della vita (nel 56% dei casi, ad esempio, fa perdere tre notti di sonno a settimana) e che viene affrontato nel 69% dei casi con cure fai-da-te.

L’orticaria colpisce soprattutto nel Nord (48%, contro il 36% di Sud e isole e il 16% del Centro), in particolare Piemonte (3,4%) e Lombardia (3,1%). Ci sono comunque picchi anche nel Sud, come in Campania (3,3%) e Puglia (2,9%). Il disturbo è più frequente nei piccoli centri (54%) e si manifesta soprattutto fra i 35 e i 64 anni.

 

Leggi : Orticaria, come riconoscere i sintomi e come curarla

 

A soffrire di orticaria sono soprattutto le donne (75%) fra 35 e 44 anni, casalinghe (30%), seguite dai pensionati (21%). Le parti del corpo più colpite sono braccia (48%) e gambe (31%), con prurito, rossore ed eruzioni cutanee.

 

 

Diagnosi e terapia, no al fai-da-te

 

Le principali cause note sono allergie alimentari, stress, caldo, sfregamento sulla pelle provocato, ad esempio, da indumenti. Per le forme croniche di orticaria, invece, le cause restano sconosciute in circa l’80% dei casi.

 

Leggi: Orticaria, tutte le cause che non ti aspetti

 

Secondo il dermatologo Alberto Giannetti, dell’università di Modena, “è importante che la diagnosi e la terapia dell’oritcaria cronica non siano oggetto del fai-da-te, ma passino attraverso l’ambulatorio del medico”.

Gli antistamici restano il punto di riferimento per la terapia, tanto più che i farmaci di questo tipo di nuova generazione, come la desloratadina, non provocano più (come accadeva un tempo) sonnolenza.

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Sesso strano, perché a letto facciamo “certe cose”

L’eccitazione sessuale ci fa accettare comportamenti che in situazioni normali ci disgusterebbero

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Pensateci bene, durante il rapporto sessuale c’è anche un modo di fare “sesso strano” dove tanti fattori che, in altri contesti, provocherebbero il nostro disgusto , in quel momento sono invece attraenti: il sudore, l´alito, la saliva e tutto il resto che potrete facilmente immaginare. Eppure in quei momenti il disgusto è quanto di più lontano dai nostri pensieri. Anzi, certi fattori contribuiscono ad aumentare l´eccitazione e il desiderio sessuale. Possibile? Sì, lo è. E lo hanno dimostrato scientificamente due psicologi olandesi, Charmaine Borg e Peter J. de Jong, dell´Università di Groningen.

 

Lo studio
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “Plos One”, è stata condotta su un campione di 90 persone, soltanto donne, suddivise in tre gruppi: il primo, a cui sono state sottoposte immagini erotiche specifiche per un pubblico femminile; il secondo, che non è stato condotto invece a uno stato di eccitazione sessuale; un terzo gruppo, con la sola funzione “di controllo”. Alle donne è stato chiesto di pulirsi le mani con un fazzoletto usato, lubrificare un vibratore, toccare profilattici usati e bere un sorso di succo di frutta all’interno del quale era ben visibile un grosso insetto.

 

I risultati
I due esperti olandesi hanno scoperto che le donne eccitate trovavano meno disgustoso portare a termine i compiti collegati al sesso rispetto al gruppo di donne non sottoposte a stimoli eccitanti. E anche la loro reazione a stimoli sgradevoli non legati al sesso (bere un succo di frutta con l´insetto) è risultata meno disgustata.
Non è chiaro – del resto l´indagine ha riguardato solo le donne – se le stesse conclusioni possano estendersi anche agli uomini. Ma la teoria di partenza degli psicologi è che siano le donne a provare maggiore ritrosia in alcuni comportamenti sessuali: non a caso sono soprattutto i maschi, non le femmine, a consumare contenuti erotici e pornografici on line in grandi quantità.

 

Il ruolo dell´eccitazione sessuale
Ma perché ci disgustiamo in certe situazioni? Semplicemente per difesa, un meccanismo che risale alla notte dei tempi e che rappresenta una barriere contro qualcosa (oggetti o comportamenti) che può apparire pericoloso per la salute.
Diverso è il discorso quando scambiamo la nostra saliva con quella del partner, durante un bacio, o facciamo lo stesso con altri fluidi fisiologici durante il rapporto sessuale. Lo studio dei due psicologi olandesi dimostra appunto in modo definitivo l’esistenza di un legame tra la riduzione del nostro senso del disgusto e l’eccitazione sessuale.

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