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Omega 6, a tavola non sono mai troppi

Fondamentali per il cuore, dovremmo mangiarne il doppio di quanto facciamo di solito

La prevenzione migliore per il cuore passa anche, e forse soprattutto, dalla tavola. Tra gli stili di vita, quello di avere un´alimentazione corretta rappresenta una formidabile arma per la prevenzione dei problemi all´apparato cardiovascolare. Già, ma in che cosa consiste – nel concreto – una dieta quotidiana che possa a buon titolo considerarsi in grado di limitare i rischi? Anzitutto in un regime alimentare che preveda la giusta dose di omega 6, i grassi "buoni" che, insieme con i già più noti omega 3, hanno effetti particolarmente benefici per l´organismo.

Ne prendiamo troppo pochi
Assumere una quantità adeguata di questi acidi grassi polinsaturi omega 6 può ridurre di un quarto gli eventi coronarici e ridurre fino a tre volte la mortalità cardiovascolare. Secondo gli esperti della Società italiana per lo studio dell´arteriosclerosi (Sisa) è tutto merito degli omega 6 (su tutti, l´acido linoleico). Ma se la scienza ne ha dimostrato le virtù salvacuore, gli italiani ne assumono troppo pochi: circa la metà dei livelli raccomandati dai ricercatori.
Riduzione del colesterolo "cattivo" Ldl e aumento di quello "buono" Hdl. E´ questa l´azione benefica degli omega 6, provata da numerosi studi, metanalisi e documenti ufficiali di Oms, Fao ed American Heart Association, che raccomandano di assumerli in quantità pari al 5-10% delle calorie totali. In Italia, però, la quota è ferma al 4% circa (dato Inran, l´Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione).

Le dosi giuste
In termini assoluti bisognerebbe introdurne dai 5 ai 20 grammi al giorno: l´ideale sono 12-15 grammi per un adulto che consumi 2.200 calorie quotidiane, calcolano gli esperti.
"Per gli uomini con valori più elevati di omega-6 nel sangue, la probabilità di morire per cause cardiovascolari risulta ridotta di circa 3 volte rispetto ai soggetti con concentrazioni minori di acidi grassi polinsaturi nel sangue", sottolinea Andrea Mezzetti, presidente della Sisa. "Una metanalisi di diversi studi pubblicata di recente sull´American Journal of Clinical Nutrition", aggiunge Alberico Catapano, direttore della Fondazione Sisa e ordinario di farmacologia all´università degli Studi di Milano, "ha mostrato come all´aumento del 5% dei livelli di assunzione di omega 6, passando da un apporto modesto (3-4%) a uno elevato (6-10%), corrisponda una netta riduzione (-26%) del rischio di eventi coronarici".
"Due studi della Nutrition Foundation of Italy (Nfi), uno condotto su circa 450 milanesi adulti e l´altro su 100 italiani con un recente primo infarto, confrontati con 100 controlli sani", aggiunge Andrea Poli, direttore scientifico Nfi, "dimostrano che nei pazienti che hanno subito un infarto i livelli nel sangue di acido linoleico, il principale rappresentante degli omega 6, sono ridotti rispetto alla popolazione sana. Mentre nei sani, livelli elevati dello stesso acido grasso sono associati direttamente a un migliore profilo di rischio cardiovascolare".

E ancora. In un documento Fao/Oms pubblicato di recente sugli "Annals of Nutrition and Metabolism", ricordano gli specialisti, si spiega che i limiti di assunzione minimo e massimo per l´acido linoleico corrispondono rispettivamente al 2% e al 9% delle calorie complessive giornaliere. Ma sono necessari livelli del 2,5-3,5% per eliminare il rischio di sintomi da carenza.

In quali alimenti si trova
"In ogni caso", puntualizza Mezzetti, "è stato dimostrato che superare questi valori e assumere quantità maggiori di acidi grassi polinsaturi non comporta effetti collaterali, a partire da quelli sulla pressione arteriosa, come si era erroneamente convinti in passato". L´unica avvertenza riguarda l´apporto calorico: nel caso della frutta secca, per esempio, è alto e quindi vale il solito invito alla moderazione.
In generale, evidenziano gli esperti, l´acido linoleico è indispensabile per il corretto funzionamento delle cellule dell´uomo, che non è in grado di sintetizzarlo e quindi deve assumerlo "già pronto" con la dieta.  Si trova in vari alimenti: può costituire più del 50% dei lipidi contenuti in alcuni tipi di olio come quello di mais, ma è presente un po´ in tutti gli oli vegetali come pure nella frutta col guscio, nel pane integrale, nei cereali, in particolari vegetali come la borragine, e in misura minore in cibi di origine animale come uova e latticini.

Redazione Staibene

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