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Chat pericolose, come come proteggere i ragazzi dal web

Chat pericolose, una ricerca universitaria ha studiato come reagiscono i ragazzi di fronte alle insidie sessuali sul web. Ed ha scoperto cose che i genitori non immaginano. Ecco quali.

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Come proteggere i ragazzi dalle chat pericolose e dalle insidie della rete?

Se fino a 10 ani fa un quesito del genere  un genitore non se lo sarebbe nemmeno mai posto, oggi  è addirittura oggetto di studi universitari e la ragione è  molto semplice:  se 9 ragazzi su 10 hanno un profilo Facebook e la totalità dei nativi digitali o millennials non concepisce un mondo senza internet è più che comprensibile che altrettanti genitori siano in ansia per  le molestie sessuali che arrivano  dal web e pensino al modo migliore di proteggere i loro ragazzi dai pericoli che si nascondono nelle pieghe della rete.

Ma  sono davvero così diffuse le molestie sessuali , gli approcci sfrontati sul web? E qual è il modo migliore di proteggere i ragazzi dai pericoli e dalle insidie? Il divieto di navigare in certe ore? Il contingentamento delle ore di navigazione? O la libertà totale nel rispetto della privacy dei ragazzi?

 

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Quanti molestatori navigano in rete

 

Per provare a dare una risposta a queste domande i ricercatori dell’Università della Florida hanno condotto uno studio /monitoraggio su 68 ragazzi seguiti per due mesi nelle loro relazioni al computer.

Finalità della loro ricerca era scoprire se i ragazzi vanno protetti dalle chat con gli sconosciuti e misurare le insidie alla ricerca dia un metodo da consigliare ai genitori.

Ebbene il primo risultato emerso è che i pericoli sul web ci sono davvero. Nel periodo preso in esame sono stati accertati 207 eventi a rischio, in  media 3 per ogni ragazzo esposto, così suddivisi:

  • più del 50% ovvero 119 casi, si è trattato di esposizione dei ragazzi a contenuti sessuali espliciti;
  • nel 15% dei casi, ovvero in 31 casi si è trattato di violazioni di informazioni personali;
  • in percentuale quasi analoga, cioè in 29 casi, i ragazzi si sono imbattuti in approcci diretti;
  • ed in 28 casi hanno subito molestie verbali.

Fin qui le brutte notizie, ma la ricerca ha messo in evidenza anche informazioni incoraggianti. Nel senso che  la maggioranza  dei ragazzi ha mostrato di saper gestire le situazioni a rischio, soprattutto nella fase iniziale quando sono ancora ad un livello di pericolosità bassa.

E  gli altri?

 

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Cosa fare quando i ragazzi non sanno difendersi

 

I ricercatori si sono dunque chiesti cosa fare nei confronti della corposa minoranza che non ha invece saputo gestire le situazioni rischiose. E gli approcci esaminati sono stati due: esaminare la bontà dell’approccio repressivo, cioè impedire che i minori siano liberi di chattare con chiunque; oppure monitorare a distanza lasciando che siano i ragazzi stessi ad imparare a gestire gli eventi.

Il risultato  del monitoraggio ha promosso l’approccio meno repressivo arrivando alla conclusione che certe chat funzionino come un vaccino, difendono cioè dal rischio stando a contatto con la” malattia.

 

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