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Meningite, le regole per non avere paura

Ogni anno è la stessa cosa: i casi di meningite aumentano. Tutto quello che devi sapere sulla meningite: dalla diagnosi alla prevenzione alla cura.

Meningite, le regole per non avere paura

Ogni anno, la stessa storia: all’improvviso tornano alla ribalta delle cronache uno, due, più casi di meningite. E torna la psicosi: quanto c’è davvero da temere da questa malattia? Quanto siamo protetti – noi e i nostri bambini nelle scuole – da una malattia molto più pericolosa di quanto si possa pensare?

 

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Come prevenire la meningite
Attualmente la vaccinazione è affidata alla discrezionalità degli enti territoriali. Mentre l’obiettivo è quello di rendere la vaccinazione anti-meningite obbligatoria e gratuita in tutta Italia. In modo da risolvere situazioni intricate come quello della Lombardia, che ha detenuto a lungo l’infelice primato del maggior numero di casi di questa malattia.
Ma cosa fa di questa regione un terreno fertile per la forma batterica da meningococco, la più temibile per la salute dei nostri figli? Qualcuno parla di un microclima favorevole, altri insinuano che il rischio provenga dagli immigrati. La dottoressa Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di Sanità, non ha dubbi: “Non è possibile parlare di zone più a rischio di altre, in Italia. Un discorso simile può essere fatto per certe aree dell’Africa, come la fascia subsahariana, in cui periodicamente si verificano terribili epidemie con migliaia di morti, proprio a causa di certe condizioni ambientali. Ma per l’Italia proprio no”.

 

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Dove e perché si sviluppa la meningite
E allora da cosa dipendono certi picchi statistici in alcune regioni italiane? “Anzitutto da un problema di identificazione del singolo caso di meningite. In alcune aree non sempre è possibile arrivare all’individuazione del batterio responsabile, quindi la frequenza di casi dipende molto dalla frequenza con cui vengono effettuate indagini microbiologiche approfondite”, dice ancora la dottoressa Salmaso.
Sbagliato anche parlare di cause collegate all’ambiente: “In Italia si può fare al massimo un discorso di co-fattori. Tempo fa, per esempio, alcuni studi hanno individuato nell’aria secca un elemento che può favorire lo sviluppo di meningite tra persone che ospitano il batterio nel naso. Negli Anni 90 si indagò anche sul ruolo della umidità dell’aria in una serie di casi rilevati nella provincia di Bolzano, ma non si giunse a risultati chiari. Anche le particolari condizioni della persona che ospita il batterio sono importanti per determinare il rischio: si può essere più o meno suscettibili se per esempio l´organismo è debilitato per altri motivi. Non a caso il momento dell’anno in cui si registra un aumento di casi è l’inizio della primavera, cioè subito dopo la circolazione dell’influenza invernale”.

 

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La rete di prevenzione della meningite
Nonostante il fenomeno appaia più che rilevante, il confronto con l’estero dev’essere motivo di conforto: “Rispetto agli altri Paesi dell’Ue, specie di quelli del Nord Europa, la nostra incidenza è molto bassa”, spiega la dottoressa Salmaso. Il sistema così com’è, dunque, con la discrezionalità lasciata alle singole regioni, funziona? “Il sistema è strutturato in questo modo perché è la stessa frequenza dei casi a essere diversa di area in area del Paese. E soprattutto, può essere molto diversa la quota di casi prevenibili tra i bambini con la vaccinazione oggi disponibile, efficace contro il solo meningococco di tipo C”, continua la dottoressa Salmaso. “La situazione epidemiologica locale va continuamente tenuta sotto controllo con un’accurata sorveglianza dei casi che si verificano e dei batteri che li causano. E le scelte di prevenzione vanno continuamente aggiornate in relazione ai rischi presenti”.

 

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(Valentino Maimone)

Redazione Staibene

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