• Questo sito contribuisce alla audience di il Messaggero

1.506 visite

Malessere: come scegliere lo psicologo che funziona

Si fa presto a dire :”ho bisogno di uno psicologo”. Poi bisogna saperlo scegliere per non perdere tempo e denaro. Ecco allora un piccolo Codice che aiuta a fare una scelta meditata.

Malessere: come scegliere lo psicologo che funziona

Depressione, ansia, stress, insoddisfazione esistenziale  a causa di  crisi economica, posti di lavoro precari, situazioni familiari difficili, scarsa autostima, difficoltà di relazione con gli altri: il malessere  quotidiano  psicologico  degli italiani  sembra aumentare man mano che migliora il benessere materiale.

I dati  che lo ufficializzano vengono dall’Istat che, nell’elaborazione annuale dell’indice del benessere , (BES) nel 2012, registra  un calo significativo  del benessere psicologico ed emotivo  (dal 53,4 al 51,7% secondo  l’indice Mcs- Mental Component Summary), soprattutto nella fascia d’età più giovane per pensieri cupi e angosce.

I medici di famiglia denunciano la trasversalità e la natura del fenomeno: un paziente su due tra quelli che chiedono di essere visitati dal medico di famiglia esprimono un disagio  relazionale ed esistenziale piuttosto che somatico. In cima alla lista delle lamentele, i disturbi depressivi (10,4%), dell’ansia (7,9%) e dell’abuso di sostanze ( 2,7%), secondo Nicola Malorni portavoce dell’Ordine nazionale degli psicologi.

Non stupisce, dunque, che  il ricorso all’aiuto degli psicologi vada alla grande. Ma qualcosa non  deve  andare per il verso giusto se gli stessi beneficiati ritengono di dover condurre una campagna  contro  coloro che psicologi non sono ma che, come i vari mental coach o “filosofi dell’anima” , comunque si danno da fare per dare consigli esistenziali.

 

Leggi anche: Depressione: i 6 sintomi meno noti

 

Come scegliere lo psicologo

Si fa presto a dire :”ho bisogno di uno psicologo”. Poi bisogna saperlo scegliere per non perdere tempo e denaro.

Ecco allora un piccolo Codice che  aiuta a fare una scelta meditata. L’ha messa a punto l’Istituto di terapia cognitivo-interpersonale e consta di 4 punti:

  1. I titoli: bisogna ricorrere ad un professionista titolato ed esperto. Che sia iscritto all’ordine professionale è la condizione essenziale ma non sufficiente. Ci vuole poi un’ esperienza che sia trasparente dalla lettura del curriculum;
  2. L’approccio: lo psicologo dev’essere chiaro, spiegare dettagliatamente il metodo di lavoro che adotterà, concordare regole  e condizioni sulla base delle quali chiede la collaborazione del paziente;
  3. I tempi: deve , comunicare i tempi che prevede di impiegare, anche indicativamente;
  4. L’efficacia: deve comunicare anche l’efficacia attesa dalla terapia e fornire al paziente i codici per auto percepire l’avanzamento della stessa.

 

La depressione si vince a tavola. Guarda il Video

 

Le terapie dello psicologo

Naturalmente  un professionista che sappia il fatto suo sa individuare uno specifico percorso terapeutico per  ogni tipo di disagio. I principali percorsi sono 3:

terapie di tipo cognitivo: sono adatte quando si vuole provare a superare una perdita e/o risolvere sintomi emozionali e comportamentali come disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie di vario genere. Sono terapie abbastanza rapide nei risultati e nonhanno necessità di lavorare a fondo sulla personalità del paziente.

Leggi anche: Gli attacchi di panico si possono prevedere

 

terapie comportamentali: sono quelle che mostrano come pensieri e credenze possano contribuire a creare una visione distorta delle situazioni, scatenando stati d’ansia, depressione e rabbia;

terapie cognitivo-comportamentali: sono quelle che uniscono elementi di entrambe i percorsi.

Queste terapie sono abbastanza brevi, anche se i tempi dipendono dalla gravità del problema dalla motivazione del paziente, dal tipo di relazione che si instaura con il terapeuta. Ma diciamo che in linea di massima  possono durare  dalle 20 alle 40 sedute. Le dipendenze invece richiedono più tempo., i genere un paio d’anni e possono essere o individuali, di gruppo, o di coppia.

 

Leggi anche: Fobie, ecco le 6 più assurde

 

 Come  capire se la terapia sta funzionando

Il successo della terapia dipende da quel “quid” che scatta tra paziente e terapista e sulla base del quale il percorso di apertura e miglioramento procede.

Le due personalità, quella del paziente e quella del terapeuta, devono cioè incontrarsi, dev’esserci fiducia ed empatia tali da consentire al paziente di  percepire se si sente  a proprio agio, compreso e non giudicato.

I segni  principali ai quali il paziente deve prestare attenzione per sapere se la terapia funziona oppure no sono 3:

  1. non deve percepire nessuna forma di critica dalle parole del terapeuta;
  2. deve percepire il giusto distacco professionale del terapeuta: atteggiamenti troppo amichevoli, per esempio, non sono  l’approccio giusto né da una parte né dall’altra;
  3. deve percepire il terapeuta come soggetto  empatico ed accogliente;

Se tuto ciò non si realizza, o si realizza in parte, la soluzione è parlarne e cambiare. Non prolungare oltre misura un rapporto che non produce giovamento.

 

Sei un tipo ansioso? Scoprilo con il Test

Bruno Costi
Bruno Costi

Direttore Responsabile Staibene.it

I campi con il simbolo * sono obbligatori. Non pubblicheremo il tuo indirizzo email

E' possibile usare questi tags e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

}