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Le malattie psicosomatiche si risolvono così

Molto spesso basta correggere qualche abitudine quotidiana. Altrimenti devi affidarti a tre alternative più o meno tradizionali. Quali? Il medico, il training autogeno o la psicoterapia.

Dal medico
Qualunque sia la malattia, non bisogna trascinarla nel tempo: prima si affronta, prima si risolve. Questo sempre, anche quando è legata a un “dispetto” della mente. Innanzi tutto è importante rivolgersi al proprio medico di famiglia o allo specialista più adatto a curare la patologia di cui si soffre. Raccontate pure senza inibizioni i vostri problemi personali: è il modo migliore per aiutare il medico a fare la diagnosi corretta.
Oltre alla cura farmacologica, a volte è indispensabile anche sottoporsi ad alcuni esami: si tratta di una prassi normale, che serve a valutare la gravità della malattia. Ovviamente, il tipo d’esame varia in funzione della patologia e del paziente. Qualche esempio? Il test più richiesto è senza dubbio l’elettrocardiogramma per verificare la salute del cuore; nei casi più gravi di problemi allo stomaco, viene invece prescritta la gastroscopia, per “vedere” dall’interno lo stato dello stomaco e dell’esofago.

Training autogeno
È una tecnica che agisce in senso opposto rispetto allo stress: riarmonizza tra loro le funzioni del sistema simpatico e di quello parasimpatico, permettendo così il riequilibrio psicofisico.
Per raggiungere quella calma profonda che è l’obiettivo finale del training autogeno, bisogna eseguire gli esercizi con il giusto atteggiamento. Chiave di tutto è la concentrazione passiva: occorre restare in una situazione di totale passività e attendere che il linguaggio del proprio corpo cominci a manifestarsi, senza nessun tipo di sforzo volontario.

Per apprendere il training autogeno è necessario rivolgersi a un terapista. I corsi durano in genere 2-3 mesi. Una volta imparati gli esercizi, non ci sono problemi, perché il training è facile nel suo svolgimento e si può effettuare a casa propria in qualsiasi momento della giornata. La durata degli esercizi è poi del tutto soggettiva: ogni persona arriva allo stato ottimale di calma finale secondo ritmi diversi.

La psicoterapia
A volte questo tipo di cura può servire a individuare la causa delle tensioni emotive e a trovare le armi giuste per imparare a fronteggiarle.

La psicoterapia può durare da quattro a sei mesi, al massimo un anno, a seconda del tipo di problema. Non va a rivangare traumi avvenuti nell’infanzia, ma aiuta con il colloquio a far affiorare gli aspetti positivi del carattere del paziente e a renderlo consapevole e fiducioso delle sue potenzialità.

Di solito all’inizio della terapia le sedute si svolgono una volta alla settimana, per poi scalare in modo graduale a una ogni due settimane, fino ad arrivare, alla fine, a una volta al mese.

Redazione Staibene

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