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Ma quanto fa bene chiacchierare…

Socializzare migliora la memoria e il rendimento nei testi cognitivi. Funziona più dei test per allenare il cervello

Chiacchierare? Se lo chiedete ad una professoressa di liceo vi dirà che è vietato durante le lezioni; se lo chiedete al datore di lavoro  preciserà che, se volete, fatelo pure ma  nella pausa pranzo o all’uscita dall’ufficio.

Insomma, nessuno vi dirà che chiacchierare è un male in sè, anzi i tipi taciturni sono quelli che piacciono meno nella socialità tra le persone, ma le chiacchiere sono viste come una perdita di tempo, uno spreco di energie che vanno dunque arginate, convogliate e mai lasciate fluire senza argini.

Eppure, forse qualcosa potrebbe cambiare nella percezione comune se gli esiti di due studi condotti da alcuni  ricercatori dell´università del Michigan (Usa) fossero portati alla conoscenza di tutti.

La ragione? Le chiacchiere, hanno sentenziato i  ricercatori, migliorano la memoria, fanno rendere di più nei test cognitivi. Insomma: fanno bene al cervello.

“Dai nostri studi è emerso che socializzare risultava efficace quanto svolgere esercizi mentali per migliorare la memoria e il rendimento intellettivo”, ha spiegato Oscar Ybarra, psicologo dell´Institute for Social Research (ISR) dell´ateneo del Michigan, autore dello studio insieme a Eugene Burnstein dell´Isr e Piotr Winkielman dell´università della California.
Per illustrare il legame tra relazioni sociali e sviluppo intellettivo, sono stati condotti due studi.

 

Come funziona la working memory

La prima ricerca ha coinvolto 3.610 persone di età compresa tra i 24 e i 96 anni, sottoposte a un test utilizzato per valutare le conoscenze di carattere generale e la “working memory”.

La finalità era annotare le correlazioni tra comportamenti di socializzazione indotti dalle attività quotidiane e la capacità mnemonica.

Ebbene, i partecipanti hanno riferito quante volte parlavano al telefono ogni settimana e quante si incontrano con altre persone.  E da queste esperienze i ricercatori hanno trovato una connessione tra la frequenza dei contatti sociali e i risultati al test. Al più alto livello di interazione sociale dei partecipanti sarebbe corrisposto il miglior funzionamento cognitivo. E questo per tutte le fasce di età, dai più giovani agli anziani.

 

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Il secondo studio
Nel secondo esperimento, 76 studenti di college tra i 18 e i 21 anni hanno svolto attività diverse. Il gruppo coinvolto in una discussione ha ottenuto ai test gli stessi risultati di chi aveva svolto un “allenamento” intellettuale. “Questo esperimento mostra come le interazioni sociali influenzino direttamente la memoria e la performance mentale in modo positivo”, ha commentato Ybarra, “come se fare una conversazione con un amico avesse gli stessi effetti positivi di fare le parole crociate”.
Al contrario, i risultati degli studi farebbero ipotizzare che l´isolamento sociale possa avere un effetto negativo sulle capacità intellettive.

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Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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