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Lo sport può provocare shock anafilattico

Un fenomeno raro, ma molto pericoloso. Incerte le cause: la più verosimile è la vicinanza con i pasti

Per fortuna è ancora un fenomeno raro, circoscritto a una casistica ridotta. Ma di sicuro rappresenta un problema molto serio, da non sottovalutare. È il rischio di restare vittima di uno shock anafilattico, la forma più estrema e pericolosa di reazione allergica, durante la pratica sportiva. Uno studio dell’Università Cattolica di Roma, condotto dal professore associato di Medicina interna, Antonino Romano, in collaborazione con il Centro di medicina dello sport dello stesso ateneo, ha messo a punto l’unico protocollo diagnostico accettato dalla comunità scientifica internazionale per individuare e affrontare questa patologia.
Il problema sembra essere legato all’ingestione di alimenti: per alcuni sportivi, correre, nuotare o sciare entro quattro ore dall’ultimo pasto può rivelarsi addirittura fatale. “Esistono diverse ipotesi per spiegare perché lo shock anafilattico in questi soggetti avviene solo durante l’attività sportiva”, spiega Romano. “La più semplice è che l’esercizio fisico aumenta la permeabilità intestinale, provocando un maggiore assorbimento di quelle sostanze verso cui i soggetti presentano una sensibilizzazione”. Ma esistono anche altre concause importanti: “Ad esempio l’assunzione di alcuni farmaci, come l’aspirina – che a sua volta aumenta la permeabilità intestinale – o condizioni di stress del paziente, il periodo mestruale per le atlete, le condizioni climatiche avverse (troppo caldo o troppo freddo) e la stagione, nei pazienti con allergie ai pollini”.

Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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