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L’infarto colpisce di più in aeroporti e stazioni

I cardiologi: ‘Ma non bisogna trascurare anche i posti di lavoro’

Sotto processo, questa volta, ci sono i luoghi pubblici e affollati, dall’aeroporto al centro commerciale. Sono questi, infatti, gli spazi in cui è più facile essere colpiti da infarto. Il picco si registra, appunto, negli scali, con il 57% dei casi totali di arresto cardiocircolatorio. Al secondo posto le stazioni ferroviarie, seguite dalle metropolitane e dai centri commerciali.
A scattare la fotografia, la Società italiana di cardiologia (Sic) che, durante il meeting “La defibrillazione elettrica cardiaca in Italia: normativa attuale e sviluppi futuri”, organizzato negli scorsi giorni a Roma, ha sottolineato come “in questo momento nel nostro Paese non esistono dati precisi circa la relazione tra luoghi e patologia, perché poche città si sono attivate per conoscere dal punto di vista statistico il numero degli arresti cardiocircolatori che si verificano in determinati ambienti. Ma considerando che la nostra popolazione è molto simile a quella britannica, possiamo paragonare i dati ufficiali della società cardiologica inglese con quelli dell’Italia”.
E si tratta di un dato molto importante per gli specialisti, per capire in quali luoghi collocare i defibrillatori in futuro. Spazi pubblici, ma non solo. Perché 1,8% degli eventi si verifica anche sul posto di lavoro. “In questo senso una grave lacuna è nella legge 626 per la sicurezza dei lavoratori, che non ha previsto l´obbligatorietà del defibrillatore nelle fabbriche con un numero superiore a 10 operai”, puntualizza Maurizio Santomauro, vicepresidente del gruppo Emergenze-urgenze cardiocircolatorie Sic di Napoli. Al momento, infatti, nelle fabbriche è prevista solo una cassetta di pronto soccorso. Se un operaio ha un infarto, prima che arrivi l´ambulanza e lo porti in ospedale passa troppo tempo, di sicuro oltre tre minuti, ovvero il tempo limite prima che sopraggiungano gravi danni al cervello”. E il tempo sufficiente per salvare la vita di una persona colpita da arresto cardiocircolatorio è di 10 minuti. È quindi molto importante avere sul posto un volontario, un operaio, un infermiere in grado di praticare il massaggio cardiaco e la respirazione assistita, pratiche fondamentali”, aggiunge Santomauro.
Il defibrillatore da solo, dunque, non basta. “Non è un apparecchio che fa miracoli dobbiamo pretendere che anche un carabiniere, un vigile urbano, opportunamente formati, siano in grado di salvare una persona attraverso il massaggio cardiaco e la respirazione assistita. Perché se mancano queste misure di emergenza, nella migliore delle ipotesi ci ritroveremo tra le mani un invalido, con danni cerebrali spesso irreversibili”.


Redazione Staibene.it – febbraio 2006


Redazione Staibene

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