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L’esperto: “Per guarire l’ernia c’è solo l’intervento chirurgico”

L’ernia inguinale. Da cosa è provocata? Cosa succede se la trascuriamo? Quali solo le tecniche di intervento più diffuse? Lo abbiamo chiesto a Stefano Bona, responsabile della Sezione di Chirurgia Colo-rettale e Mininvasiva dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano.

Un giorno ci si può accorgere di avere un gonfiore all’inguine, che col tempo può diventare più prominente, può essere accompagnato da dolore oppure essere del tutto asintomatico. E’ l’ernia inguinale. Da cosa è provocata? Cosa succede se la trascuriamo? Quali solo le tecniche di intervento più diffuse e che danno maggiori garanzie? Lo abbiamo chiesto a Stefano Bona, responsabile della Sezione di Chirurgia Colo-rettale e Mininvasiva dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano.

I sintomi dell’ernia inguinale si possono confondere con altre patologie?
"Non esiste il sintomo inequivocabile. L’ernia si manifesta, in genere, con un gonfiore locale che ha una caratteristica precisa: è "riducibile", cioè scompare con la pressione (anche se questo può non manifestarsi in tutti i casi). Ma può essere completamente asintomatica, cioè presentarsi senza alcun dolore,  oppure può dare un fastidio moderato o, in alcuni casi, un dolore più forte".

Ci sono situazioni in cui l’ernia dà più fastidio?
"Il gonfiore o altri disturbi,  si manifestano di più nella posizione eretta o quando si compie uno sforzo. Basta anche una semplice camminata ma dove, comunque,  c’è una contrazione dei muscoli addominali. In alcuni casi si può manifestare con un semplice starnuto, un colpo di tosse o durante l’evacuazione".

Come si interviene nel caso in cui si manifesti un’ernia?
"Non esiste alcuna terapia medica, la terapia è soltanto quella chirurgica, a prescindere dalle dimensioni e dalla sintomatologia. Bisogna tener conto delle possibili complicanze, come nel caso dell’ernia strozzata, che fuoriesce (di solito si tratta dell’intestino) e non riesce più a rientrare. Per evitare questo rischio si interviene chirurgicamente".

Come si manifesta un’ernia strozzata?
"Con forti dolori e poi le conseguenze dovute alla sofferenza dell’intestino che si trova nell’ernia, che può dare una peritonite o un’occlusione intestinale. A questo punto bisogna intervenire di urgenza perché le implicazioni sono molto più serie che in un intervento programmato per un’ernia semplice".

Il cinto erniario viene ancora utilizzato?
"No, sempre di meno perché  è un palliativo per contenere l’ernia. Serve solo per limitare i fastidi, non per curare. Ora esistono slip elastici piuttosto resistenti che hanno un rinforzo nel punto in cui insiste l’ernia. Anche in questo caso serve a dare un contenimento più psicologico che terapeutico".

L’ernia può rientrare da sola?
"In via definitiva e risolutiva no. Può rientrare se ci si sdraia o a riposo, ma una volta che ci si rimette in piedi si fa sentire di nuovo. In conclusione non può guarire se non si interviene".

Qual è la metodica chirurgica più utilizzata nell’ernia inguinale?
"L’intervento standard consiste nel riposizionare l’ernia nella sua sede e nel riparare la parete addominale che è indebolita e lacerata, non più suturando ma mettendo un rinforzo che è di materiale sintetico. Questo intervento è quello che dà maggiori garanzie. E’ un intervento semplice che si fa in anestesia locale e molto spesso è in day hospital. I materiali utilizzati sono tutti sintetici e biocompatibili, materiali non riassorbibili oppure parzialmente riassorbibili. La ricerca va sempre verso lo studio di materiali più leggeri che diano meno fastidi al paziente.  I metodi di fissaggio sono quelli più tradizionali  con in punti di sutura, ma possono essere utilizzate anche colle".

L’intervento varia a seconda del paziente?
"Non cambia per le dimensioni dell’ernia o le caratteristiche del paziente. Solo nel bambino non si usano le reti di materiale sintetico e si fa una cucitura diretta".

Nel caso di un’ernia bilaterale qual è l’intervento più consigliato?
"Quello in laparoscopia, cioè quella tecnica che sostituisce ai tagli addominali i fori e le telecamere, ma in questo caso è prevista un’anestesia generale e diventa un intervento non più superficiale ma viscerale".

Ci sono altri casi in cui è consigliato un intervento in laparoscopia?
"Sì quando si presenta una recidiva, cioè un’ernia già operata. In questo caso intervenire di nuovo per via anteriore, attraverso la vecchia cicatrice, può comportare delle difficoltà e delle incognite, che si possono superare con questo tipo di intervento".

(Paola Coen)

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Redazione Staibene

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