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L’altitudine

Quando l’altitudine fa male all’organismo: tutti i fastidi più comuni

L'altitudine

Le permanenze ad elevate altitudini, specialmente praticando  “trekking”, pongono speciali problemi; l’organismo si viene a trovare in condizioni di mancanza di ossigeno, di basse temperature, ed di insolita attività fisica. Un controllo medico prima della partenza può evidenziare patologie che controindicano le passeggiate in alta quota, in particolare: coronaropatie,  malattie respiratorie,  emopatie, diabete insulino-dipendente etc.

La montagna è pericolosa per la sua stessa natura tuttavia molti rischi possono essere evitati rispettando semplici regole.
La prima è quella di non salire di quota troppo rapidamente;  sopra i 3.000 m. è meglio non salire per più di 300-500 m. al giorno specialmente all’inizio.
Un’altra soluzione è quella “di arrampicarsi in alto e dormire in basso” in quanto una salita con andamento a denti di “sega” favorisce l’acclimatizzazione.

Il mal di testa (96%) l’insonnia (70%) la spossatezza (50%) la perdita di appetito (40%) la nausea (35%) sono segni di scarso adattamento all’altitudine (mal di montagna acuto) e possono essere seguiti da problemi più seri. Le condizioni climatiche delle zone montuose e l’attività fisica trekking, rendono necessarie alcune precauzioni;  l’alternanza di calore e radiazioni solare durante il giorno e di freddo e oscurità appena sopraggiunge la notte, impongono di munirsi di abiti di ricambio asciutti da indossare appena l’effetto del giorno termina. Gli occhiali da sole, preferibilmente adatti alle alte quote e con protezioni laterali, sono fondamentali.  I praticanti del trekking spendono moltissime energie; l’uso di calzature adeguate e l’igiene dei piedi sono fondamentali;  il cibo e le bevande devono essere adeguati al fabbisogno energetico e alla perdita di liquidi dovuta alla escrezione fisica alle alte quote,  alle temperature basse e alle condizioni di freddo e di umidità.

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Redazione Staibene

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