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La pigrizia è un difetto? Mica sempre…ecco quando è un pregio

Se coincide con la sedentarietà, è deleteria. Ma quando è solo caratteriale, può essere addirittura un vantaggio

La pigrizia genetica (forse) esiste
La scienza si interroga da tempo sulle origini della pigrizia. L’ipotesi più suggestiva vuole che indolenza e lassismo siano scritti nel Dna. I primi ad aver parlato ufficialmente di un gene della pigrizia sono stati i ricercatori scozzesi dell’università di Glasgow. Da una loro indagine sui moscerini della frutta sarebbe emersa la presenza di un gene che, come un interruttore, predispone alle attività e al movimento quando è “acceso”. Al contrario, da “spento”, rende gli insetti pigri: “La presenza di un gene simile”, sostiene la dottoressa Susan Ward, che ha coordinato il progetto, “potrebbe spiegare, almeno in parte, perché alcune persone non provano piacere nel muoversi e addirittura non tollerano l´esercizio fisico”.

È troppo presto, però, perché i pelandroni invochino questo alibi genetico. “I moscerini della frutta sono i più studiati da noi biologi perché hanno un corredo genetico molto simile al nostro, ma non è ancora detto che nell’uomo agisca un meccanismo analog. Per questo tendiamo ancora a considerare, nell’origine della pigrizia umana, sia l’influenza genetica sia quella ambientale e fisiologica”, conclude la dottoressa Ward.

 

 

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Non solo lati negativi
Ma la pigrizia è davvero così negativa come la si vuole far apparire? Se la consideriamo come semplice sinonimo di sedentarietà, le ripercussioni sull’organismo non sono certo positive: muoversi poco mette a repentaglio la salute, soprattutto quella del cuore. Non solo: uno studio svedese dell’Università di Goteborg ha dimostrato l’importanza di essere attivi, tenere la mente occupata e darsi da fare: “Perché troppa pigrizia, alla fine, genera insoddisfazione e infelicità”, spiega la dottoressa Bengt Bruelde, responsabile dell’indagine.

Ma se per pigrizia intendiamo qualcosa di più (e quindi la tendenza a rimandare le cose, a farle in ritardo, a non essere intraprendenti), si scoprono aspetti sorprendenti. Luca Pani, psichiatra e dirigente di ricerca presso l’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia del CNR di Cagliari, ha scoperto per esempio che l’accidia si associa sempre ad altre caratteristiche psicologiche positive: capacità di riflessione e critica, precisione, saggezza.

“I cosiddetti nati stanchi”, sostiene il dottor Pani, “sono comunque persone su cui si può contare, perché portano a termine i compiti che vengono loro affidati, anche se non tutti e mai tutti insieme. Basta solo che qualcuno li controlli in modo equilibrato”. E non è tutto: quasi certamente il carattere dei pigri ha giocato un ruolo fondamentale nella conservazione della specie umana, perché “raramente perdono il controllo, quasi mai tentano imprese folli, quindi conservano la loro vita e quella di chi li circonda”, conclude il dottor Pani.

(Valentino Maimone)

 

 

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Redazione Staibene

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