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La dieta antidiabete basata sui geni del paziente

Con la nutrigenomica si studiano regimi alimentari studiati apposta per rinforzare il metabolismo del singolo malato

Coloro che soffrono di diabete, come di altre importanti malattie croniche, sanno bene quanto conti l’alimentazione nella loro esistenza quotidiana. Ora una nuova teoria in arrivo dagli Stati Uniti apre ottime speranze di contrastare le malattie metaboliche attraverso la dieta. Si chiama nutrigenomica e consiste nel costruire un regime alimentare ad hoc per il paziente, secondo le sue caratteristiche genetiche. Un’autentica rivoluzione, ad esempio, per i 3 milioni di italiani che soffrono di diabete.

L’importanza terapeutica del cibo
A illustrare la novità, Jim Kaput, docente all’università dell’Illinois di Chicago e componente del Center of Excellence in Nutritional Genomics dell’Università California Davis, nel corso del recente “Workshop on Diabetes Mellitus and Related Conditions” che si è tenuto a Mantova. La prospettiva futura, ma non lontana è di poter prescrivere una dieta ed eventuali integrazioni con micronutrienti e macronutrienti in base all’assetto genetico del singolo individuo, per prevenire o curare meglio il diabete, l’obesità, le dislipidemie e altre patologie. E anche di sviluppare nuovi alimenti con combinazioni innovative di composti chimici che, modificando la funzione dei geni, prevengano o controllino le malattie.
Oggi è più chiaro il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione dei tumori e delle malattie metaboliche: gli studi in corso sono focalizzati a individuare i legami esistenti tra geni e dieta, per quanto riguarda malattie complesse come il diabete. A complicare le cose sono le influenze reciproche tra geni e dieta: certi componenti dell’alimentazione possono modulare alcuni geni, ma anche certe varianti genetiche possono influenzare la capacità di digerire, assorbire, metabolizzare alcuni componenti alimentari.

I primi risultati
Tutto questo non significa però che la dieta basata sui geni di ogni singolo individuo sostituirà le abitudini alimentari tradizionali. “La dieta mediterranea”, ha spiegato Enzo Bonora, ordinario di Endocrinologia dell’Università di Verona, “resta un caposaldo nel mantenimento di una buona salute”. Ma la nutrigenomica potrà fornire informazioni preziose su come costruire una dieta più salutare per ogni persona. E ci potrebbero essere piacevoli sorprese, come il sapere che avere un certo tipo di assetto genetico permette di mangiare cioccolata senza problemi di colesterolo.
La nutrigenomica ha già dato prova delle sue potenzialità. In campo cardiovascolare, si è visto che attraverso l’analisi di un determinato gene si possono individuare fra gli ipertesi i portatori di una variante genica che si avvantaggia di un certo tipo di dieta: frutta, verdura, pochi grassi e niente sodio. Per quanto riguarda il diabete, si è osservato negli animali di laboratorio che diete con acidi grassi modificati riducono l’espressione di geni produttori di proteine dell’infiammazione, che causano, fra l’altro, una ridotta efficacia dell’insulina. Ciò significa che alimenti ricchi di questi acidi grassi modificati potrebbero essere impiegati per aumentare la sensibilità all’insulina e prevenire il diabete.

Redazione Staibene.it – maggio 2007
Antonio Napolitano
Redazione Staibene

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