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Bisessualità, perchè va di moda il “sesso fluido”

Se una donna è bisex non lo è per moda o momentanea condizione di spirito, ma per scelta precisa e stabile nel tempo

Nuovi studi sul sesso gettano un fascio di luce nuova sulla bisessualità, ovvero la tendenza di alcune persone, soprattutto donne bisex che uomini, ad apprezzare e sentirsi attratte da  persone dello stesso sesso, senza rinunciare ai normali rapporti eterosessuali.

La bisessualità, nota fin dal’antichità,  pare stia vivendo una fase di seconda  primavera, fenomeno in crescita che va sotto la definizione di sesso fluido.

Gli studiosi sono incerti nell’attribuire un vero e proprio carattere di novità nei comportamenti  e propendono invece per una maggiore disponibilità a riconoscere ( dunque a non reprimere) e manifestare ( e dunque non nascondere)  l’orientamento bisessuale. Fatto sta che il fenomeno ha dei riscontri anche statistici.   Lo conferma il sondaggio realizzato in Inghilterra per la Bbc su 1.000 under 23 e sui loro genitori. Tra i primi, un terzo si è dichiarato gay, bisessuale o fluido, mentre tra i secondi (nati tra gli anni Sessanta e Ottanta) solo il 15% non aveva un orientamento eterosessuale.

 

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L’inventrice dell’espressione “fluidità sessuale” è la psicologa e femminista americana Lisa Diamond. Dopo 10 anni di ricerca, nel 2008, la studiosa ha usato per la prima volta questa etichetta per spiegare “una reattività sessuale che varia a seconda delle situazioni”.

La Diamond ha intervistato un campione di 100 donne per 5 volte nell’arco di 10 anni e ha notato, appunto, che più di 2/3 di loro aveva cambiato preferenze almeno una volta, ma che non si era trattato di un’oscillazione radicale che, permettesse, per esempio, di definirsi omosessuale o bisessuale.

La novità sta nel crollo di un radicato luogo comune, secondo il quale la donna o l’uomo  che scoprono di essere bisessuali, ovvero  attratti sia  da persone di sesso diverso che dello stesso sesso,  pensano che si tratti di un indizio, o secondo Freud, di un sintomo patologico  che svela la transizione  verso l’omosessualità o il lesbismo.

Ebbene, pare che non sia così. Secondo un  recente studio statunitense, durato 10 anni e pubblicato sulla rivista “Developmental Psychology”, rivista dell´American Psychological Association , la bisessualità femminile non è una condizione di passaggio, una fase di transizione verso l’omossessualità, e proprio per questo magari destinata a concludersi rapidamente.

 

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Tutt’altro. Essere bisex, per una donna, è tutto fuorché……………

(segue)

 

………….una situazione passeggera, collegata magari a una moda temporanea. È piuttosto un orientamento stabile del carattere, una scelta precisa.

Con buona pace di chi sostiene che certe decisioni provengono da colpi di testa momentanei, vezzi o altre tendenze del momento, ora lo conferma anche la scienza.

L´indagine ha esaminato 79 giovani donne non eterosessuali, scoprendo che le bisessuali hanno mantenuto per 10 anni un modello stabile: erano attratte, infatti, da potenziali partner di entrambi i sessi. In più, lo studio ha sfatato lo stereotipo che vuole le bisessuali poco interessate o incapaci di mantenere una lunga relazione di coppia, senza “distrazioni”.

“I risultati dimostrano, comunque, una considerevole fluidità nelle attrazioni e nei comportamenti delle donne bisessuali e lesbiche”, scrive Lisa Diamond, la psicologa dell´Università dello Utah che ha coordinato lo studio, “e forniscono un contributo alla comprensione della complessità di questi orientamenti sessuali nel corso della vita”.

Inoltre la sessualità femminile sembra di per se stessa “relativamente fluida, e la distinzione tra donne lesbiche e bisessuali non è poi sempre così rigida”.

 

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Redazione Staibene

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